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Addizionali Irpef, rischio rincari per un miliardo. La mappa comune per comune

di G. Latour e G. Parente


Addizionali Irpef, a Milano costano 5 volte rispetto a Bolzano

2' di lettura

Almeno un miliardo di euro di aumenti, tra addizionali regionali e comunali. È questo, guardando in dettaglio le serie storiche, l’incremento che è possibile attendersi nei prossimi mesi per effetto della mancata conferma del blocco delle aliquote, operata dall’ultima legge di Bilancio. Il numero è contenuto in una dettagliata analisi di Confprofessioni che scandaglia l’andamento delle addizionali Irpef negli ultimi anni. Una forma di imposizione poco visibile, o in parte addirittura “occulta”, cresciuta a ritmi molto sostenuti, fino a diventare un pezzo fondamentale dei versamenti Irpef.

Guarda la mappa delle addizionali Comune per Comune

Impatto crescente

Le elaborazioni di Confprofessioni dicono, infatti, che tra il 2006 e il 2016 il peso delle addizionali è cresciuto di circa 7,5 miliardi di euro. Passando da meno di 9,2 a quasi 16,7 miliardi. Un incremento dell’82,4%, alimentato da un’esplosione delle addizionali comunali (+181,9%), corroborata da una crescita molto rilevante anche di quelle regionali (+60%). Una corsa, quella delle imposte locali, che l’associazione definisce «smisurata» e che nasce dalle esigenze di cassa derivate dai tagli delle manovre degli ultimi anni. Nello stesso periodo, per fare un confronto, l’Irpef è cresciuta “solo” del 14,1 per cento.

La fotografia è stata scattata con numeri relativi all’anno d’imposta 2016 (l’ultimo per il quale sono disponibili i dati delle statistiche fiscali) ma può essere in qualche modo indicativo della situazione prima del blocco di tutti gli aumenti, previsto proprio tra il 2016 e il 2018. Un blocco che non viene riproposto nell’ultima legge di Bilancio approvata dal Parlamento. «Per il 2019 – dice allora Confprofessioni – ci si dovrà aspettare un ulteriore incremento delle addizionali, incremento rimesso alle delibere delle singole Regioni e dei Comuni». Tutto dipenderà dalle scelte che saranno effettuate nelle prossime settimane, considerato che gli enti locali avranno tempo per approvare il bilancio previsionale entro il 31 marzo.

Cosa insegna il passato

Posto che siamo nel campo delle ipotesi, qualche previsione sugli scenari futuri è però già possibile, guardando alle serie storiche.

Tra il 2010 e il 2015, prima del blocco, l’incremento medio è stato di quasi un miliardo di euro, 980 milioni per l’esattezza: 642,8 di addizionali regionali e 337,6 di addizionali comunali. Dopo tre anni di blocco – spiega Confprofessioni – è presumibile «attendersi un incremento consistente delle addizionali»: il limite del miliardo di euro, cioè, è una “previsione cautelare”. Anche perché (si veda il Sole 24 Ore del 27 ottobre scorso) sono 6.782 i Comuni che hanno ancora margini per rivedere al rialzo le addizionali Irpef; di questi, sono 4.151 quelli con l’aliquota a zero. Per tutti loro potrebbero partire i ritocchi.

Anche se, nella partita, potrebbe avere un peso rilevante la prossima scadenza elettorale in cui si rinnoveranno giunte e consigli in circa 3.800 municipi. Con una sostanziale differenza rispetto all’Imu e alla Tasi. Le addizionali Irpef si applicano ai residenti. L’Imu e la Tasi (anche nel caso di questi due tributi locali le aliquote tornano nuovamente “manovrabili”, naturalmente se non sono state spinte già al massimo) riguardano, al di là dei casi degli operatori economici, i proprietari di seconde case, che non sempre hanno la residenza. E chi non è residente, si sa, vota altrove.

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