la notte dei grammofoni d'oro

Adele Spa: la regina dei Grammy chiude il 2016 con guadagni per 185 milioni

di Francesco Prisco

Adele posa per i fotografi con i 5 Grammi Awards vinti a Los Angeles (Reuters)

2' di lettura

Tre album in nove anni di carriera forse vi potranno apparire pochi, se consideriamo che i Beatles, nello stesso arco di tempo, ne pubblicarono 12 cambiando per sempre il corso della musica. Ma se i tre album in questione sono «19», «21» e «25» il discorso è radicalmente diverso.

Eggià, perché con Adele Laurie Blue Adkins, meglio nota con il solo primo nome, contano soprattutto i numeri: quelli dei titoli dei suoi dischi che hanno sempre un preciso riferimento anagrafico (beata la giovinezza e chi di essa può farsi vanto), come quelli di copie vendute e cifre incassate. La cantante inglese che la scorsa notte ha spopolato ai Grammy, portando via i cinque riconoscimenti più ambiti - ossia Best Record of the Year, Best Song of the Year e Best Pop Solo Performance per il singolo «Hello», Best Album of the Year e Best Pop Vocal Album per «25» più la palma di Producer of the Year Non Classical al suo produttore Greg Kurstin - è infatti una «gioiosa macchina da soldi» che ai Beatles per capacità di macinar quattrini si avvicina.

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Alla fine del 2015 il portale americano Celebrity Net Worth stimava il suo patrimonio in 125 milioni di dollari. Ma a novembre di quell'anno è cambiato tutto: è uscito «25», appunto, il terzo album, in Gran Bretagna affermatosi come l'opera discografica che ha venduto di più nella settimana di lancio.

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Si stima che nel solo 2016, l'anno in cui ne ha raccolto i frutti, la Ragazza abbia guadagnato 185 milioni di dollari. Il disco ha superato la soglia dei 20 milioni di copie vendute avvicinandosi al successo di «21» che, con 35 milioni di copie, è undicesimo nella lista degli album di maggior successo di sempre. Ma è con i tour che ormai la musica fa i soldi. E il boom di «25» si è tradotto presto in quello dell'«Adele Live Tour 2016», fortunatissimo tour in giro per il mondo che a maggio, tra le altre cose, l'ha portata all'Arena di Verona. Si stima che la sola attività live abbia generato un giro d'affare da 150 milioni di dollari, cifra certo non paragonabile ai 256 milioni incassati dal «Formation World Tour» di Beyoncé, ma comunque importantissima in prospettiva, perché l'artista britannica ha sette anni d'età e dieci di carriera in meno rispetto a Queen Bey. E poi Adele è un'artista indipendente, in forza alla londinese XL Recordings (distribuita in Italia da Self e negli Usa da Sony). Non è chiaro, però, fino a quando: a maggio dello scorso anno, infatti, cominciò a circolare la notizia di un contratto da 90 milioni di sterline offertole da Sony Music, il più ricco di sempre per il Regno Unito. Major a capitale giapponese che nella regina dei Grammy vedrebbe una pedina fondamentale per il progetto di scalata alla leadership del mercato musicale globale, dove ora domina la Universal controllata da Vivendi, media company di Vincent Bolloré.

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