COMUNICAZIONE DEI DATI IVA

Adempimento pesante, risultati tutti da verificare

di Angelo Cremonese


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(Fotolia)

2' di lettura

L’agenzia delle Entrate punta molto sulle nuove modalità di comunicazione trimestrale dei dati Iva per incidere in modo strutturale sull’azione di contrasto dell’evasione. Molti, a partire dalle imprese e dai professionisti, sui quali graveranno i maggiori adempimenti, sia in termini di costi che di elevatissime sanzioni, si domandano quanto saranno efficaci tali misure per recuperare il mancato gettito sottratto alle casse dello Stato.

Il dubbio è legittimo, certamente numerosi sono gli esempi di misure varate negli ultimi anni in cui le stime sugli incassi sono state disattese e il cui effetto finale è stato, in sostanza, un passo indietro nel processo di semplificazione del nostro sistema tributario, che, su questo punto, stenta ad adeguarsi alle esigenze dei cittadini e delle imprese. L’obiettivo, questa volta, è la riduzione dell’evasione, cosiddetta senza consenso, nell’ambito delle transazioni fra imprenditori, un’area piuttosto circoscritta rispetto al vasto panorama del sommerso Iva che spazia molto più agevolmente nelle transazioni in cui la controparte è il consumatore finale. L’analisi del fenomeno alla base del forte tax gap su questo tributo porta a evidenziare come una quota importante di mancati introiti sia generata a valle del processo di produzione e distribuzione dei beni e dei servizi.

Resta, inoltre, il nodo dell’utilizzo e della gestione che l’amministrazione finanziaria saprà fare dei dati ricevuti. I tempi di reazione con cui incrociare gli elementi contabili forniti dai clienti e dai fornitori dovranno essere molto ristretti affinché siano rilevate efficacemente le discrepanze e si giunga al confronto con i soggetti che mostrano dati contrastanti.

L’intensificarsi delle comunicazioni tra fisco e contribuenti va giudicato favorevolmente nell’ottica di prevenire i fenomeni di evasione e di tentare di far salire il livello di compliance. Va però misurata con maggiore attenzione la reale capacità dell’agenzia delle Entrate di gestire i dati comunicati, proseguire nella direzione di aumentare la percentuale di addetti dotati di un’avanzata cultura informatica, far crescere i controlli di natura preventiva a discapito di quelli sul campo, più lunghi e dispendiosi. Uno dei limiti di questo provvedimento è l’aver introdotto un pesante onere amministrativo aggiuntivo senza la compensazione di un forte alleggerimento di alcuni dei numerosi adempimenti che ogni anno gravano sulle imprese e sui professionisti. La misura, secondo le stime contenute nella relazione tecnica che accompagna il decreto, dovrebbe consentire di recuperare un gettito di 2,11 miliardi già nel 2017, di ben 4,23 nel 2018 e di stabilizzarsi a 2,77 nel 2019. La posta in gioco è dunque molto importante e la possibilità di conseguire questi risultati passa attraverso una decisa opera di innovazione tecnologica, basata sulla valorizzazione delle risorse informatiche e delle banche dati e, soprattutto, su una gestione più efficace di quella sinora attuata. L’obiettivo da realizzare sarà non solo un efficace contrasto all’evasione, ma anche un nuovo rapporto tra fisco e contribuente che, grazie al progresso tecnologico, si ponga come finalità urgente una drastica riduzione degli adempimenti amministrativi e contabili a carico dei cittadini e delle imprese che non possono sempre crescere senza limiti.

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