Interventi

Adesso serve più pianificazione sull'acquisto dei dispositivi medici

Nonostante le difficoltà determinate sia dalla straordinarietà dell'evento sia dalla sua portata globale che ha creato uno shock negli approvvigionamenti abbiamo assistito a una straordinaria capacità di trovare soluzioni da parte del management pubblico e dell'impresa.

di Veronica Vecchi e Niccolò Cusumano*

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Nonostante le difficoltà determinate sia dalla straordinarietà dell'evento sia dalla sua portata globale che ha creato uno shock negli approvvigionamenti abbiamo assistito a una straordinaria capacità di trovare soluzioni da parte del management pubblico e dell'impresa.


4' di lettura

C'è molto dibattito sui tempi e sulla qualità di consegna dei dispositivi medici, prevalentemente quelli di protezione individuale (DPI). Vale la pena fare un po' di chiarezza, in modo costruttivo, sulla questione.
La situazione emergenziale sul fronte degli acquisti che stiamo vivendo in queste settimane in Italia è la stessa che stanno vivendo gli Stati Uniti, il Regno Unito o la Spagna.

Negli States, gli ospedali non stanno ricevendo i device necessari per far fronte alla crisi, le scorte strategiche vengono distribuite in modo non uniforme e opaco agli Stati, il governo Federale, Stati e ospedali competono tra di loro per accaparrarsi le forniture con la conseguenza che i prezzi stanno salendo alle stelle e broker non ben identificati proliferano con false promesse.In questa emergenza i problemi che si presentano sono gli stessi a livello globale ed è richiesta un'azione pubblica per garantire gli approvvigionamenti critici.

L'impreparazione appare palese, nonostante l'esistenza di piani contro le pandemie influenzali (in Italia il primo nazionale è stato pubblicato nel 2002), raccomandazioni ripetute dell'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità). Garantire il coordinamento e la continuità negli approvvigionamenti di DPI, antivirali e altri materiali è visto come punto critico nelle varie fasi di evoluzione di una pandemia.

Al netto delle problematiche che tutti i paesi in varia misura si trovano ad affrontare, l'Italia ha potuto “beneficiare”, pur tra le mille difficoltà, di due elementi importanti. Nella disgrazia, il fatto di essere stata colpita prima degli altri ha garantito la fornitura di beni, nei momenti iniziali, grazie a una disponibilità maggiore sui mercati internazionali. Il secondo elemento è la presenza di un sistema centralizzato di acquisti, sia a livello regionale, sia nazionale, già operativo e rodato.

Nonostante i limiti del sistema degli acquisti centralizzato, concepito e gestito in larga misura per conseguire obiettivi di contenimento della spesa, senza sfruttarne appieno, salvo alcune eccezioni, le potenzialità strategiche, esso sta giocando un ruolo fondamentale in un contesto di mercato come quello attuale, in cui sarebbe impensabile che tutte le Aziende Sanitarie si muovessero in modo autonomo contemporaneamente per tutti i fabbisogni.

La rete delle centrali regionali ha lavorato attraverso un coordinamento informale sin dall'inizio dell'emergenza. Certamente, in un contesto di emergenza di tale portata, sarebbe stato auspicabile un maggior coordinamento centro-territorio, con lo scopo di individuare, ad esempio, dei “champion” regionali o nazionali chiamati a gestire gli approvvigionamenti per determinati prodotti, mediante accordi a livello globale con operatori di mercato qualificati e per il tramite del Ministero Affari Esteri, anche facendo leva su grandi imprese nazionali o istituzioni come la Croce Rossa in grado di muoversi attraverso una rete istituzionale e di mercato globale.

Queste possibili soluzioni avrebbero contribuito ad evitare una frammentazione della domanda, problema di non poco conto che può esporre a problemi di fair allocation dei prodotti da parte dei fornitori. Se nei primi 45 giorni si è proceduto con logiche più che comprensibili di “trial & error”, ora vi è bisogno di una maggior pianificazione dell'emergenza e coordinamento tra territorio, regioni e livello centrale.

Questo richiede una capacità capillare di raccolta del fabbisogno da parte delle regioni/centrali/soggetti aggregatori e una capacità di dialogo con il mercato per individuare le soluzioni più adeguate. Da questo punto di vista i processi di acquisto dovranno evolvere anche perché non sempre chi acquista conosce che cosa le aziende, anche come capofila di una rete nazionale/internazionale, possono mettere a disposizione del sistema sanitario. Una delle maggiori criticità rimane comunque l'individuazione di operatori credibili che siano in grado di assicurare la rapidità delle consegne e la continuità sanitaria anche tramite soluzioni integrate in luogo del singolo device.

Il ruolo delle Regioni, grazie alla vicinanza al territorio, alle competenze delle unità di crisi e al supporto operativo delle centrali di committenza e scientifico delle università, è stato importante anche per l'attivazione di filiere di produzione, che possono beneficiare del supporto finanziario di Invitalia, a seguito del DL Cura Italia. Non sempre, tuttavia, la relazione pubblico-privato ha funzionato.

In alcuni casi, a causa dell'emergenza che ha portato a una maggior concentrazione sull'urgenza dei dispositivi vitali; in altri casi, per una carenza nel management pubblico delle competenze necessarie per immaginare progetti strategici di collaborazione. E' questo il caso delle piattaforme informatiche e della telemedicina, che vanno ben oltre alle app per il tracciamento dei contatti e degli spostamenti, il cui sviluppo richiede l'utilizzo di modelli di partnership pubblico privata, capaci di mettere a disposizione non input ma soluzioni e risultati. Questo tipo di soluzioni hanno sempre fatto molta paura, perché più complesse e certamente non ordinarie e quindi sempre accantonate da un sistema in cui l'acquisto è stato gestito preferendo la soluzione standard perché meno rischiosa.

L'emergenza purtroppo continuerà e si sposterà, speriamo, sempre più dai reparti di cura intensiva al territorio, e questo necessariamente imporrà uno sforzo rilevante nell'individuazione di soluzioni rapide ed adeguate a rispondere ai nuovi fabbisogni emergenti. Si apre quindi una fase delicata, dove il trial&error non sarà più ammissibile e questo impone un maggior dialogo e fiducia tra livello regionale e locale, PA e mercato.

Nonostante le difficoltà determinate sia dalla straordinarietà dell'evento sia dalla sua portata globale che ha creato uno shock negli approvvigionamenti abbiamo assistito a una straordinaria capacità di trovare soluzioni da parte del management pubblico e dell'impresa. Le soluzioni che si sono dimostrate più efficaci, però, sono nate attraverso collaborazione, confronto, rete e leadership. Il post emergenza, dovrà essere gestito individuando politiche e programmi volti a premiare la capacità di manager pubblici e privati di individuare soluzioni efficienti, efficaci, eque e ritornando a investire in una PA proattiva.

Trovare risposte concrete ai fabbisogni richiede necessariamente l'individuazione dei soggetti con maggiori competenze e dei livelli istituzionali più vicini al problema.

*Associate Professors di Business Government Relations,
SDA Bocconi school of management

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