tribunale di roma

Riconosciuta anche in Italia l’adozione all’estero del genitore single

il tribunale per i minorenni di Roma ha riconosciuto «a ogni effetto e con effetti di adozione piena» la sentenza di adozione di due tribunali esteri. Il caso riguarda due minori stranieri, adottati da un solo genitore italiano, ma residente in Sudafrica, dove lavora come docente universitario.

di Gennaro Grimolizzi


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(Marka)

2' di lettura

Con il provvedimento 2233/19 (cron. del 4 marzo 2019), pubblicato pochi giorni fa, il tribunale per i Minorenni di Roma ha riconosciuto «a ogni effetto e con effetti di adozione piena» la sentenza di adozione di due tribunali esteri. Il caso riguarda due minori stranieri, adottati da un solo genitore italiano, ma residente in Sudafrica, dove lavora come docente universitario. Quanto stabilito dai giudici romani è destinato a fare giurisprudenza. Per la prima volta in Italia è stato emesso un provvedimento con protagonista un genitore single.

PER APPROFONDIRE / Leggi il testo della sentenza

Si tratta di un cittadino originario di Firenze, che ha adottato a distanza di tre anni l'uno dall'altro due bambini sudafricani senza vincolo di sangue. Il ricorso, presentato dall'avvocato Romina Sestini del Foro di Pisa ha evidenziato, in particolare, la non contrarietà dell’adozione all’ordine pubblico e preso in primaria considerazione la condizione di vita dei due adottati. I fanciulli - è stato riscontrato - sono ricoperti d'affetto e crescono in un ambiente stimolante e gioioso.

I giudici sono partiti da una disamina della legge sulle adozioni e sull'affidamento dei minori. L'art. 36, comma 4, della L. 184/1983 fa riferimento al caso dell'adozione realizzata in uno Stato estero e non finalizzata al trasferimento del minore in Italia, che potrebbe non avvenire mai oppure verificarsi a distanza di anni. Il comma in questione introduce una norma speciale per due motivi. Il primo attribuisce competenza al tribunale per i Minorenni e non alla Corte d'Appello, come previsto dall'art. 67 della legge 218/95. Il secondo motivo riguarda il riferimento al controllo di conformità della Convenzione dell'Aia del 1993, secondo la quale sono espressi i principi fondamentali della tutela dei minori nello specifico ambito delle adozioni alle quali è connesso il concetto di «ordine pubblico internazionale».

All'art. 36, comma 4, L. 184/1983 è stata attribuita una propria autonomia con la precisa funzione di evitare che attraverso il ricorso ad istituti giuridici diversi venga raggirata la normativa sulle adozioni internazionali. Il tribunale per i minorenni di Roma afferma che «l'adozione realizzata all'estero da un cittadino italiano come persona singola può e deve essere riconosciuta in Italia come adozione piena se tale è l'efficacia dell'adozione nello Stato in cui è stata pronunciata, non contraddicendo alcun “principio fondamentale” del diritto di famiglia e dei minori vigente in Italia, ma essendo espressione di una differente valutazione della migliore opportunità per il minore in stato di abbandono».

Nel caso di specie la legge sulle adozioni è stata messa a confronto con le norme sul diritto internazionale privato italiano (L. 218/1995). I giudici, infatti, hanno evidenziato che anche se l'art. 6 della legge 184/1983 esprimesse, nel consentire l'adozione piena solo a coniugi uniti in matrimonio, un principio fondamentale del diritto italiano di famiglia e dei minori, l'art. 35, comma 3, legge 218/1995 precisa che detti principi fondamentali «devono essere valutati in relazione al superiore interesse dei minori». Di qui il pieno riconoscimento da parte del tribunale per i Minorenni di Roma delle due sentenze di adozione sudafricane in nome dell'interesse superiore del minore.

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