Traffico aereo

Adr, obiettivo zero emissioni al 2030

Aeroporti di Roma accelera sulla sostenibilità e su interventi di efficienza energetica nello scalo. L'ad Troncone: «Più integrazione con alta velocità, lavoreremo con Rfi e Ita all'ipotesi biglietto unico. Puntiamo sull'estate per recuperare traffico perso».

di Laura Serafini

Aeroporto più green. Adr prepara interventi per ridurre le emissioni di anidride carbonica dello scalo romano

4' di lettura

Aeroporti di Roma decide di uscire dal secondo anno nero della pandemia accelerando sulla sostenibilità. Il Leonardo da Vinci è tra i primi scali europei ad accelerare il target di zero emissioni di CO2 prodotti dallo scalo già al 2030, rispetto al 2050 previsto dalla gran parte degli aeroporti europei. Questa scelta implica interventi di efficienza energetica sui terminal, trasformazione della flotta dei veicoli, inclusi quelli di servizio sulle piste, in elettrici alimentati da 500 colonnine di ricarica. Ma anche il phase out della centrale di co-generazione a metano che alimenta il fabbisogno elettrico dello scalo e la sostituzione della generazione con fonti rinnovabili. Nello specifico due impianti fotovoltaici da 30 megawatt l’uno, del valore complessivo di 50 milioni. Tra i partner per realizzare questi interventi c’è potenzialmente EnelX, la società dei servizi innovativi del gruppo Enel, che potrebbe supportare lo scalo nella chiusura dell’impianto a metano ma potrebbe anche partecipare alla selezione per l’infrastruttura di ricarica e per la realizzazione degli impianti solari. «Stiamo dialogando con alcuni soggetti per la realizzazione di questi interventi, anche se non abbiamo ancora avviato una selezione – spiega l’amministratore delegato di Adr, Marco Troncone -. EnelX e Terna, ad esempio, sono tra gli interlocutori istituzionali con i quali ci relazioniamo che potranno essere coinvolti». Questi investimenti sono concentrati sulle fonti di emissione diretta di anidride carbonica dell’aeroporto e saranno finanziati con una parte dei proventi del bond decennale Esg da 500 milioni che Adr, prima società di gestione aeroportuale al mondo, ha emesso nei giorni scorsi e che è vincolato al raggiunto target di riduzione della C02.

Ma per uno scalo aeroportuale le fonti di emissione di anidride carbonica non sono solo quelle dirette, ma ci sono anche quelle indirette dovute alle modalità con le quali un passeggero raggiunge l'aeroporto da casa e ai combustibili usati dagli aerei. Sono due fattori sui quali chi gestisce lo scalo non può intervenire direttamente ma si può attivare perché sia incentivata la sostenibilità. «Una strada è quella di favorire lo switch dell'accesso sul sistema ferroviario – racconta Troncone -. Stiamo lavorando con Rfi perché siano potenziate le linee ferroviarie e della stazione che è integrata nel terminal: si passerà da tre binari attuali a 5 binari nell'arco di 5 anni». Un'altra strada è quella di permettere una migliore integrazione tra treno e aereo. «Un'integrazione che è stata auspicata anche dalla futura Ita (Alitalia) – chiosa il manager -. Lobiettivo è incentivare l’utilizzo del collegamento ferroviario negli spostamenti interni al paese per raggiungere Fiumicino e finalizzati a un volo internazionale. L’alternativa sulla quale spingiamo è l'utilizzo dell'alta velocità che arriva direttamente in aeroporto. Fino a prevedere l’emissione di un biglietto unico per tutto il percorso con la gestione integrata del bagaglio. Èun progetto sul quale lavoreremo con Rfi e con la nuova Ita».

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Infine ci sono gli aerei, tra i maggiori responsabili delle emissioni, non solo negli aeroporti. Qui la soluzione a medio termine, in attesa dello sviluppo delle tecnologie a idrogeno, sono i biocarburanti. «Noi vogliamo renderli disponibili nei nostri scali al massimo entro il 2024 – chiosa il manager -. Il problema è che il costo è tre volte superiore ai carburanti usati oggi. Per questo motivo chiederemo policy di supporto attraverso incentivi pubblici per ridurre il costo unitario, come avvenuto per le fonti di energia rinnovabile. Anche il sistema aeroportuale, che peraltro è stato stralciato dal Recovery Plan, deve essere reso sostenibile. Gli aerei possono già usare il biocombustibile, che può essere anche diluito con quello tradizionale. Gli oneri aggiuntivi possono essere ripartiti tra gli aeroporti, le compagnie aeree, i passeggeri, che già oggi possono optare per pagare una quota aggiuntiva a supporto della sostenibilità. Ma anche lo Stato deve fare la sua parte».

Certo, il problema di fondo resta sempre la drastica riduzione del traffico aeroportuale a causa della pandemia. Il 2021 è iniziato come è finito il 2020, e cioè con una riduzione dei movimenti sullo scalo superiore all'80 per cento. Adr sta cercando di rivitalizzare il traffico internazionale e di lungo raggio, quello a maggior valore aggiunto e strategico per il Paese, con i voli Covid Tested, che arriva soprattutto dagli Usa e dall'Oriente. L'aspettativa è di recuperare un volume di traffico che nel migliore dei casi significa un aumento pari al 20-30% del traffico pre-crisi.

«I primi mesi dell'anno sono andati male - afferma Troncone -. Le speranze sono concentrate sulla possibilità di recuperare con la stagione estiva. Per ora le prenotazioni sui voli sono molto limitate, ma sappiamo che molte persone aspetteranno per prenotare, soprattutto guardando a come evolve la campagna vaccinale. Potrebbe esserci un’accelerazione delle prenotazioni tra maggio e giugno per i mesi di luglio e agosto».

Altro aspetto fondamentale, sul quale in verità sembra che il governo stia cominciando a ragionare in queste settimane, è la possibilità che siano riaperti i confini della Ue soprattutto da quelle aree più sicure perchè la campagna vaccinale ha avuto successo, come gli Stati Uniti. «È importante - aggiunge - che sia tolto l’obbligo della quarantena fiduciaria ed è apprezzabile che il premier Draghi si stia muovendo in questa direzione. Man mano che la domanda si forma è necessario che non ci siano politiche restrittive. La mobilità deve essere nella massima sicurezza, ovviamente. E per questo motivo noi abbiano promosso protocolli Covid free in cui si fanno tamponi prima di partire, oppure si mostrano pass vaccinali o certificati di guarigione dal Covid nei sei mesi precedenti. Il 60 per cento dei viaggiatori dei nostri voli dagli Usa è vaccinato. È un flusso turistico che va nelle città d’arte, che altrimenti resterebbero vuote. Peraltro l'Italia rischia di restare isolata : Spagna, Croazia e Grecia hanno già riaperto alle prenotazioni dall'estero. Bisogna puntare su flussi controllati e da origini sicure».

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