L’audizione in Parlamento

Aerei, carri, sommergibili e satelliti: la nuova mappa dell’export della Difesa

Le prospettive strategiche degli scambi commerciali militari illustrate dal generale Luciano Portolano

di Marco Ludovico

Ucraina, altri bombardamenti su Kharkiv e Mariupol

3' di lettura

L’industria nazionale della Difesa può trascinare progressioni di crescita, sviluppo e più autonomia strategica per la sicurezza nazionale e la forza dell’Italia nel consesso internazionale. Ma il supporto alle esportazioni del settore va svolto «applicando la normativa di settore nel modo più corretto e puntuale possibile». Le indicazioni di legge «sono molteplici, ma nello stesso tempo rigorose sui controlli e le garanzie di trasparenza delle operazioni». Parola di Luciano Portonalo, segretario generale della DIfesa e direttore nazionale degli armamenti. Il generale, in audizione alla IV commissione del Senato ha illustrato la mappa degli accordi in essere e, soprattutto, quelli in prospettiva con gli altri Stati.

Esportazioni in ripresa

Portolano cita il Sipri (Stockholm International Peace Research Institute): «Nel 2021 c’è stata una parziale ripresa delle esportazioni dopo un calo di circa il 14% nel periodo 2018-2019». Il generale non lo dice, ma con il conflitto russo-ucraino la ripresa aumenterà. Per il Sipri nel periodo 2017-2012 i cinque paesi maggiori esportatori «sono stati Usa, Russia, Francia, Cina e Germania, nel complesso hanno coperto il 77% del mercato mondiale. L’Italia si è collocata al 6° posto. Il suo export nel periodo di riferimento ha pesato per il 3,13% sul totale mondiale».

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Il “fattore protezione Italia” con il conflitto russo-ucraino

Attenzione, avverte il segretario generale della Difesa, «al protagonismo di Paesi apertamente in competizione con l’Occidente». A maggior ragione, oggi è fondamentale «mantenere e proteggere il vantaggio tecnologico acquisito». Ma non basta: bisogna «preservare e accrescere il know how e le capacità di progettazione e produzione di sistemi ad altissimo contenuto tecnologico». Su quelle, infatti, «si fonda la supremazia tecnologica (quello che i colleghi anglosassoni chiamano technological overmatch) nei confronti dei Paesi competitors strategici sullo scacchiere internazionale». Cina e Russia sono ormai dietro l’angolo. In agguato più che mai.

Il catalogo degli accordi

Portolano snocciola in Parlamento la scacchiera dei progetti industriali militari e degli accordi in prospettiva. Il generale parla di «opportunità di business». Con la Francia «e il discendente accordo del Quirinale» si è nella fase di «definizione e stesura una capability road map che includerà i principali settori di cooperazione spaziale e navale». Con la Svezia «le attività, a guida UK, per la realizzazione di un velivolo di 6^ generazione, si sono intensificate alla luce della partecipazione al programma Tempest» e potrebbero estendersi agli elicotteri. Con il Qatar «le eccellenti relazioni bilaterali hanno portato a sviluppare la cooperazione con il Paese in ogni dominio della Difesa» sia nel settore navale sia «in quello terrestre con la possibile realizzazione di piattaforme anfibie SUPERAV 8x8».

Siluri, fregate, satelliti

«Oltre all’acquisizione del veicolo blindato 8x8 per le unità di cavalleria, il Brasile ha espresso interesse per essere federato nella costellazione Cosmo SkyMed» racconta il generale. Nella cooperazione con l’Algeria - nazione per noi strategica per la fornitura di gas con la visita l’altro giorno ad Algeri del presidente del Consiglio, Mario Draghi - «Leonardo ha costituito una joint venture con il ministero della Difesa algerino che si occuperà dell’assemblaggio di 100 elicotteri (AW169, AW139 e AW149) e della relativa commercializzazione». Ci sono le intese con il Giappone, dove il ministro Lorenzo Guerini è andato proprio ieri, per lo sviluppo delle nuove fregate. In Indonesia c’è in ballo «l’opportunità di fornitura di siluri» ma anche di estendere gli accordi «al settore della difesa aerea».

Il caso Colombia

La lista di tutti gli accordi in essere e potenziali è fissata dal testo dell’intervento del generale depositato in IV commissione. Ma l’audizione non poteva prescindere dal tema sull’intermediazione per la vendita di armi alla Colombia che ha portato alle cronache l’ex premier Massimo D’Alema, Leonardo e Fincantieri. «Leonardo - ha ricordato il generale - appreso l’interesse delle autorità colombiane per una piattaforma in grado di sostituire 20 velivoli in dotazione all’aeronautica di quel Paese, ha chiesto supporto al Segretariato della Difesa in due occasioni. La prima nel novembre 2021, quando una delegazione colombiana ha visitato il 61/o Stormo dell’Aeronautica Militare a Galatina». Quel primo supporto fu dato. Ma a dicembre dell’anno scorso la situazione cambiò.

La presa di distanza

Aggiunge il generale: «Il 20 dicembre Leonardo ci ha chiesto di valutare l’opportunità di organizzare una visita urgente ad alto livello in Colombia, in considerazione della scelta finale colombiana sui velivoli che sarebbe dovuta avvenire entro la fine di febbraio. Il Segretariato ha ritenuto opportuno non dare seguito alla richiesta, ritenendo che ogni azione intrapresa avrebbe potuto interferire con il delicato processo di selezione in corso». Portolano fa notare come il sottosegretario Giorgio Mulè abbia «chiesto al Segretariato una scheda per un’eventuale sua visita in Colombia all’Expo defense di Bogotà. Ma successivamente il sottosegretario non ha più dato seguito alla visita». Nella capitale colombiana, dunque, non sono più andati nè Mulè nè il Segretariato generale. Visto che alla Difesa non mancano gli strumenti - come le fonti diplomatiche - per fare ogni accertamento precauzionale, c’è da immaginare che sia stata sentita puzza di bruciato.

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