Trasporti

Aerei, ecco le compagnie e gli aeroporti che fanno i test anti-Covid prima del volo

Da Fiumicino alle Hawaii, aumentano i test prima dei voli. La Iata e gli aeroporti insistono per la diffusione dei test per eliminare le quarantene

di Gianni Dragoni

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3' di lettura

Nessuna restrizione ai viaggi in aereo, ma test rapidi anti-Covid sui passeggeri prima dell’imbarco. Solo chi non è positivo alla pandemia può volare. L’associazione mondiale delle compagnie aeree (Iata) ha rilanciato l’appello ai governi di tutto il mondo a introdurre controlli massicci e con «standard comuni» prima della partenza sui voli internazionali, come unico modo di superare le quarantene «che uccidono il trasporto aereo». Ecco un elenco di compagnie e aeroporti in cui si fanno i controlli rapidi prima della partenza.

Roma il primo caso di test

«Ci sono già diverse compagnie e aeroporti che stanno facendo i test rapidi ai passeggeri prima dell’imbarco», ha detto Alexandre de Juniac, direttore generale della Iata. Il primo caso che ha citato è Roma. A Fiumicino sono partiti il 16 settembre i test rapidi antigenici sui passeggeri, con il risultato entro mezz’ora, per i voli Alitalia da Fiumicino a Milano Linate. Per ora la sperimentazione è limitata a due frequenze al giorno. Dal 23 settembre gli stessi test si fanno anche a Linate per due voli Alitalia al giorno diretti a Roma. La sperimentazione è stata introdotta fino al 15 ottobre con ordinanza regionale, perché lo stato di emergenza era previsto fino a metà mese. In seguito alla proroga dell’emergenza decisa dal governo, anche questa sperimentazione potrebbe essere prolungata. Alitalia e la società aeroportuale, Aeroporti di Roma, hanno detto che in futuro i test potrebbero essere estesi ad altri voli, in particolare a tratte internazionali e al volo per New York.

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Per Alitalia risultati positivi

Secondo Alitalia i riscontri dei passeggeri sui voli «Covid tested» sono positivi. Nell’audizione alla Camera l’8 ottobre il commissario di Alitalia Giuseppe Leogrande e il direttore generale, Giancarlo Zeni, hanno depositato una breve memoria in cui c’è scritto sui test prima della partenza: «Feedback favorevoli dai fruitori (maggiore del 90%) , ma serve semplificazione/accorciamento tempi per sodidsfare estensione modello agli altri collegamenti (78%)». Zeni ha detto che «grazie a questi test sono stati individuati alcuni passeggeri positivi che non hanno potuto prendere l’aereo, così si è evitato il rischio di contagio per gli altri».

Francoforte, Londra, Hawaii

Altri casi di test prima della partenza citati da de Juniac sono «a Francoforte, Londra, alcuni paesi del Golfo persico, si cerca di creare un corridoio libero nella rotta dalle Hawaii agli Stati Uniti, in Canada, in Asia. Questi test servono anche a raccogliere dati per capire come si può intervenire nel modo migliore senza mettere restrizioni ai voli». Non sono stati forniti dettagli più precisi. Lufthansa è tra le compagnie interessate a sviluppare i test prima della partenza. La Iata ha insistito, insieme al direttore generale dell’associazione mondiale degli aeroporti (Aci World), Luis Felipe de Oliveira, sulla necessità di «introdurre test rapidi generalizzati prima della partenza e definire standard comuni globali per i test». L’aeroporto di Toronto fa dei test rapidi, ha detto de Oliveira.

Il progetto Cathay-United

Cathay Pacific e l’americana United stanno sviluppando il progetto «Common pass» per i testi rapidi nei collegamenti da New York a Hong Kong. «È un’iniziativa positiva, va nella direzione giusta e la sosteniamo», ha commentato de Juniac.

Delusione per la raccomandazione europea

Per le associazioni di vettori e aeroporti è una delusione la decisione adottata dal Consiglio europeo dei ministri degli Esteri il 12 ottobre, con la raccomandazione per un approccio coordinato alla limitazione della libertà di circolazione. Secondo Iata e Aci Europe la decisione è un fallimento perché non propone criteri generali per superare le quarantene. La raccomandazione, che non è vincolante per gli Stati, introduce il criterio dei semafori in base al numero dei contagi, con aggiornamento settimanale a cura del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc).

I semafori

Le zone dovrebbero essere contrassegnate con diversi colori, verde per le zone con i casi più bassi, giallo per le situazioni intermedie, rosso per i casi più diffusi. Grigio se non sono disponibili informazioni sufficienti. Secondo la raccomandazione del Consiglio europeo gli Stati non dovrebbero limitare la libera circolazione delle persone che viaggiano tra zone verdi. Gli Stati che reputano necessario introdurre restrizioni potrebbero imporre ai viaggiatori provenienti da zone non verdi di sottoporsi a quarantena o a un test dopo l'arrivo. Gli Stati membri possono offrire la possibilità di sostituire questo test con un test effettuato prima dell’arrivo.


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