L’ImPATTO DEL CORONAVIRUS

Aerei, Iata chiede aiuti pubblici per le compagnie per 200 miliardi

Il 75% delle compagnie mondiali ha liquidità per coprire i costi fissi per meno di tre mesi. Per gli aeroporti in Europa 2 miliardi di ricavi in meno

di Gianni Dragoni

Coronavirus, Iata: "Perdite settore aereo tra 60 e oltre 100 miliardi"

Il 75% delle compagnie mondiali ha liquidità per coprire i costi fissi per meno di tre mesi. Per gli aeroporti in Europa 2 miliardi di ricavi in meno


3' di lettura

Il 75% delle compagnie aeree mondiali ha liquidità che può coprire i costi fissi per meno di tre mesi. La Iata, associazione mondiale dei vettori, ha lanciato un nuovo allarme per l’impatto che il Coronavirus ha sul trasporto aereo. Secondo Alexandre de Juniac, direttore generale Iata, le compagnie mondiali hanno bisogno di aiuti pubblici tra 150 e 200 miliardi di dollari per sopravvivere a questa crisi.

Prestiti garantiti dallo Stato
De Juniac ha spiegato che gli aiuti richiesti dovrebbero essere sostanzialmente «prestiti garantiti dagli Stati o dalle banche centrali» per le aviolinee che vanno sul mercato a cercare liquidità. Non ha parlato di interventi nel capitale o forme di nazionalizzazione come quella che sta preparando il governo italiano per salvare Alitalia, la Cenerentola dei cieli che era già in crisi da prima dell’esplosione dell’emergenza sanitaria.

Riduzione di tariffe negli aeroporti
Altre forme di sostegno alle compagnie - ha spiegato de Juniac - potrebbero essere una riduzione delle tasse e diritti aeroportuali, tasse di sorvolo pagate alle società che gestiscono il traffico aereo (come l’Enav in Italia), tassazione sui passeggeri. «Se vogliamo mantenere un forte settore del trasporto aereo capace di affrontare questa difficile crisi e fornire le risorse per assicurare la ripresa che avverrà al momento opportuno, allora bisogna che i governi si muovano in modo deciso e con rapidità», ha detto il d.g. della Iata da Ginevra.

Liquidità per meno di tre mesi
Il capo economista della Iata, Brian Pearce, ha fato notare che, rispetto alla liquidità che le compagnie avevano all’inizio di quest’anno e considerando i costi fissi «non evitabili» che le compagnie devono sostenere, «il 75% delle compagnie che la Iata analizza ha meno di tre mesi di cassa disponibile per coprire quei costi fissi non evitabili». Pearce non ha confermato che questo si tradurrebbe automaticamente in un fallimento delle compagnie. «C’è il rischio di una forte crisi. Ma non è necessariamente un rischio di bancarotta, perché molte compagnie erano molto redditizie prima».

Crollo del traffico superiore a -16%
La Iata si attende che il crollo del traffico passeggeri quest’anno sarà superiore al -16% già indicato il 5 marzo, quando è stata diffusa la stima di un potenziale calo dei ricavi da passeggeri tra 63 e 113 miliardi di dollari. Pearce ha detto che è stato oltrepassato «lo scenario peggore e presto sarà diffuso un aggiornamento delle stime». E si tratterà di un peggioramento dei dati attesi.

Le stime sui risultati
L’11 dicembre scorso la Iata aveva stimato che quest’anno tutte le compagnie mondiali avrebbero aumentato i ricavi complessivi a 872 miliardi di dollari, rispetto agli 838 miliardi del 2019. Per la redditività era atteso un anno molto positivo, con 29,3 miliardi di dollari di utili netti aggregati (cioè la somma di tutti i risultati dei vettori), rispetto ai 25,9 miliardi del preconsuntivo 2019. Le stime sono da rivedere al ribasso. C’è chiaramente il rischio che il settore chiuda in perdita, anche se parte dei minori ricavi saranno coperti dal minor costo del carburante, sia perché ci sono meno voli, sia perché il prezzo del petrolio è diminuito rispetto alle stime di dicembre.

Anche gli aeroporti soffrono
Un grido di dolore si leva anche dagli aeroporti, rivali delle compagnie nella battaglia sui costi. Jost Lammers, presidente dell’associazione degli aeroporti europei (Aci Europe), ha scritto una lettera alla Commisione Ue e ai ministri dei Trasporti europei che il 18 marzo avranno una riunione straordinaria, per segnalare l’impatto negativo del crollo del traffico. Il traffico passeggeri negli scali in Europa (Ue, Svizzera e Gran Bretagna) è diminuito la scorsa settimana del 54%, con un peggioramento rispetto al -24% della setimana precedente. «Stimiamo che questi aeroporti perderanno complessivamente 100 milioni di passeggeri nel primo trimestre dell’anno, rispetto a un’attività normale».

In Italia traffico passeggeri a -90%
La situazione sta peggiorando, anche per i divieti di volare in molti paesi. «Lo stato drammatico degli aeroporti italiani dà un’indicazione di cosa aspetta gli aeroporti nel continente. Negli ultimi giorni il traffico passeggeri negli aeroporti italiani è diminuito di oltre il 90%», ha scritto Lammers.

Persi 2 miliardi di ricavi
Aci Europe prevede che nel primo trimestre gli aeroporti europei perderanno 2 miliardi di ricavi. «Queste perdite peggioreranno nei prossimi mesi», afferma Lammers. Pertanto anche gli aeroporti vanno incontro a crisi di liquidità. L’associazione europea chiede un programma di aiuti e, in particolare, che la Ue e i governi forniscano «finanziamenti straordinari e urgenti e risorse di cassa», anche per consentire la prosecuzione degli investimenti.

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