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Aerei, per Iata necessari altri 60-70 miliardi di aiuti pubblici alle compagnie

Nel secondo semestre le compagnie bruceranno 77 miliardi di dollari di cassa. Con gli aiuti già erogati (162 miliardi) si arriverebbe a 230 miliardi

di Gianni Dragoni

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(foto Reuters)

Nel secondo semestre le compagnie bruceranno 77 miliardi di dollari di cassa. Con gli aiuti già erogati (162 miliardi) si arriverebbe a 230 miliardi


3' di lettura

La dimensione della crisi delle compagnie aeree alle quali il Coronavirus ha tolto l’ingrediente fondamentale, i passeggeri, presenta cifre terrificanti. Anche ammettendo che la Iata, la lobby che raggruppa 290 compagnie mondiali, calchi la mano per ottenere aiuti pubblici e superare le restrizioni al viaggiare, le cifre non danno tregua. Ogni minuto vengono bruciati 300.000 dollari di cassa, stima la Iata. Nel secondo semestre di quest’anno l’insieme dei vettori brucerà 77 miliardi di dollari.

Si bruciano 13 miliardi al mese

Questo vuol dire che a livello aggregato le compagnie bruceranno circa 13 miliardi al mese in media. Era stato più pesante il bollettino del secondo trimestre, con 51 miliardi di cassa bruciata, pari a 17 miliardi al mese. «È stato il trimestre peggiore nella storia dell’aviazione, ma la situazione è ancora molto grave, peggiore delle nostre previsioni iniziali», dicono a Ginevra. Sono questi dati a giustificare una nuova richiesta di aiuti pubblici «per evitare una catena di fallimenti e la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro», afferma Alexandre de Juniac, direttore generale dell’associazione.

Già erogati 162 miliardi di aiuti pubblici

Da quando è esplosa la pandemia la Iata calcola che le compagnie abbiano ricevuto 161,9 miliardi di dollari aiuti dai governi, di cui 99,7 miliardi «diretti» (sussidi, prestiti, ricapitalizzazioni, iniezioni di cassa) e 40,1 miliardi di «sussidi agli stipendi» (come indennità pe ri lavoratori sospesi, cassa integrazione e altri tipi di ammortizzatori sociali).

Dai fornitori sconti per 20 miliardi

Altri 20 miliardi di dollari di aiuti sono arrivati «dai fornitori», tra i quali ci sono i proprietari degli aerei e i «lessor», le società che affittano o danno i velivol iin leasing alle compagnie.

Richiesti altri aiuti per 60-70 miliardi

Questo però non è sufficiente a tenere a galla le compagnie, perché la crisi prosegue. La ripresa del traffico intravista nei mesi estivi si è fermata, «soprattutto a causa delle restrizioni al traffico introdotte dai governi e delle quarantene, che sono letali per chi vuole o deve viaggiare», sottolinea de Juniac. La Iata ritiene indispensabili nuovi aiuti pubblici «della dimensione simile a quella della cassa che verrà bruciata nel secondo semestre, sui 60-70 miliardi», ha detto de Juniac rispondendo a una domanda del Sole 24 Ore. Questa stima aumenta il fabbisogno ritenuto necessario per combattere la crisi fino a 220-230 miliardi di aiuti pubblici. «All’inizio della crisi avevamo stimato che fossero necessari 200 miliardi. Ma adesso la situazione è più grave, perché il traffico si riprende più lentamente delle precedenti previsioni», ha spiegato de Juniac.

La cassa positiva solo nel 2022

Secondo il capo economista dell’associazione, Brian Pearce, «le compagnie continueranno a bruciare cassa anche l’anno prossimo a una media di 5 -6 miliardi di dollari al mese. Solo nel 2022 prevediamo che si tornerà a una situazione di cassa positiva». Per quest’anno si prevede che tutte le compagnie riporteranno una perdita netta aggregata di 84,3 miliardi di dollari, i ricavi complessivi saranno dimezzati, cioè ci sarà una “perdita” di fatturato pari a 419 miliardi.

I dati del traffico

Il traffico passeggeri si è parzialmente ripreso solo nei voli domestici, in agosto era circa al 50% rispetto al 2019, mentre il traffico internazionale rimane impiombato dalle restrizioni a viaggiare. La Boeing ha calcolato che in agosto il livello del traffico internazionale era solo il 12% rispetto al 2019.

I controlli prima della partenza

Da qui la richiesta della Iata che a questa crisi non si potrà porre termine finché i passeggeri non torneranno a riempire gli aerei e non torneranno i voli internazionali di lungo raggio. «C’è solo un modo per riprendere i voli in sicurezza e riaprire le frontiere: fare massicci controlli sui passeggeri prima della partenza, con controlli che diano l’esito rapido come quelli introdotti in alcuni casi», ha detto de Juniac. In Italia c’è l’esempio del controllo rapido su due voli al giorno sperimentali di Alitalia tra Roma Fiumicino e Milanoi Linate. Qualche altro caso c’è all’estero. «Entro fine ottobre dovremmo essere in grado di avere una risposta positiva in sede Icao», dice de Juniac, con un’affermazione che suona tra la previsione e la scommessa.

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