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Aerei, l’estate del caos: in Italia cancellati oltre 3.600 voli. Ma è boom di traffico

Nel primo semestre traffico da e per l’Italia quattro volte superiore ai livelli del 2021. Di Palma presidente Enac:«Ci aspettiamo la situazione migliori rispetto a luglio»

di Giovanna Mancini

L'Italia torna a muoversi da alta velocita' ad aerei

3' di lettura

L’epicentro del caos si è spostato negli ultimi giorni in Australia, con ritardi e cancellazioni di voli che stanno mandando in tilt gli scali di Sydney e Melbourne, mentre la mappa dei cieli europei sembra registrare una lieve tregua, pur nel permanere del caos e dei disagi (ieri, ad esempio, British Airways ha sospeso per una settimana le vendite di biglietti a corto raggio da Heathrow).

Giugno e luglio hanno messo a dura prova il trasporto aereo in tutta Europa, ma gli aeroporti italiani hanno resistito meglio di altri. Secondo gli ultimi dati elaborati dall’Enac (Ente nazionale per l’aviazione civile), tra il 20 giugno e il 24 luglio i voli cancellati in partenza dagli scali del nostro Paese sono stati 3.600, con un picco nel giorno dello sciopero lo scorso 17 luglio (377 i voli annullati). Tanti, certamente, se si pensa alle migliaia di persone coinvolte e ai disagi subiti, ma tutto sommato una percentuale contenuta (l’1,8% dei voli nazionali e il 3,6% di quelli internazionali) rispetto a quelle registrare nei principali hub europei, soprattutto Londra, Amsterdam e Francoforte.

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Le ragioni

Le cause di questa situazione vanno cercate, come ormai noto, proprio nella ripresa del settore, superiore alle attese: l’impennata della domanda, da marzo in poi, ha colto impreparati molte compagnie aeree e gli stessi aeroporti, sprovvisti di personale, venuto a mancare nei due anni di pandemia. A certificare questa ripresa, per quanto riguarda gli scali italiani, sono i dati dell’Enac, che nel primo semestre di quest’anno rileva 16,6 milioni di passeggeri, un volume quattro volte superiore allo stesso periodo di un anno fa (+314%). Non siamo ancora ai numeri pre-pandemia (il confronto con i primi sei mesi del 2019 registra ancora un -23,5%, pari a circa 21 milioni di passeggeri in meno), ma la tendenza sembra segnata e il recupero è importante, spiega il presidente di Enac Pierluigi Di Palma.

Tanto è vero che alcuni scali, in particolare quelli del Sud, hanno persino superato i livelli del 2019: a giugno Bari ha registrato un aumento di passeggeri del 20,4% rispetto allo stesso mese del 2019 e del 16% nel periodo 1-15 luglio; Napoli del 9,5% e dell’8,3%; Palermo del 3,4% e dell’1,2%. Alghero e Olbia nel mese di luglio sono cresciuti del 10% rispetto allo stesso periodo del 2019. Bene anche Bergamo (+1,5% e +12,8%) e Bologna (+1,4% e +1,2%).

La voglia di volare

«Siamo di fronte a un’impennata estiva che ha determinato la situazione che tutti conosciamo, che comunque sta andando verso una normalizzazione – spiega Di Palma –. Rimane qualche episodio problematico, legato soprattutto agli scioperi, ma ci aspettiamo un miglioramento rispetto al mese di luglio, soprattutto negli aeroporti italiani». Al di là dell’impennata estiva e dei relativi disagi, il presidente Enac è ottimista: «Ho spesso paragonato gli effetti della pandemia sul trasporto aereo a quelli dell’11 settembre – osserva –: allora tuttavia, assistemmo a una ripresa a “V”, rapida e immediata, mentre in questo caso la ripresa è a “U”».

Per questo sono confermate le previsioni di raggiungere gli 8 miliardi di passeggeri mondiali nel 2035 (contro i 4,6 del 2019). «A ottobre ci aspettiamo un calo, ma la voglia di volare è tornata, anche se mancano ancora alcuni flussi, in particolare da e verso la Cina e la Russia, con effetti negativi sugli scali che lavoravano molto con quelle aree», aggiunge Di Palma.

Enac rileva , oltre a una crescita del mercato domestico, un boom di partenze e arrivi dalle Americhe nel primo semestre e nel mese di giugno, ma anche un ottimo recupero del traffico da e verso l’Est Europa e il Medio Oriente. Nel complesso, i passeggeri trasportati da e verso destinazioni extraeuropee sono aumentati del 588%. Di Palma aggiunge però una riflessione: la ripresa c’è, ma è ancora limitata da alcune criticità, come il Covid, la guerra e il caro carburante.

Inoltre, alcuni parametri sono mutati: il traffico business è diminuito, quello turistico aumenta, i passeggeri sono mediamente più giovani e dunque tendono a spendere meno e privilegiare alcune rotte rispetto ad altre. Quindi, «anche la ripresa del settore sarà diversificata e di questo bisognerà tenere conto», conclude il presidente.

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