L’EMERGENZA

Aerei, ecco i tagli dei voli verso l’Italia delle compagnie europee

Le reazioni sono differenziate, ma l'Italia è sorvegliato speciale delle grandi compagnie europee e il paese più colpito dai tagli dei voli (a parte la Cina) a causa del Coronavirus

dal nostro inviato Gianni Dragoni

Coronavirus, Ryanair riduce del 25% voli su Italia

Le reazioni sono differenziate, ma l'Italia è sorvegliato speciale delle grandi compagnie europee e il paese più colpito dai tagli dei voli (a parte la Cina) a causa del Coronavirus


4' di lettura

BRUXELLES. Le reazioni sono differenziate, ma l'Italia è sorvegliato speciale delle grandi compagnie europee e il paese più colpito dai tagli dei voli (a parte la Cina) a causa del Coronavirus. Lufthansa ha adottato le misure più drastiche, con la riduzione di un terzo dei voli verso l'Italia e del 25% della capacità complessiva nel medio raggio, oltre alla messa a terra di 23 aerei di lungo raggio. Air France-Klm ha ridotto del 6% la capacità verso l'Asia, mentre verso il Nord Italia ha cancellato un volo ogni 5. Il gruppo Iag, la holding che comprende British Airways e Iberia, ha tagliato i voli verso l'Italia di circa il 15% e segue ogni giorno la situazione per adattarsi alla domanda. Ryanair ha ridotto di un quarto i voli verso l'Italia ma l'ad, Michael O'Leary, dice che «il Coronavirus ha un effetto di breve periodo sulle prenotazioni, per due settimane».

«Non è come l'11 settembre»
Le reazioni raccolte a Bruxelles all’affollato convegno annuale di A4E (Airlines for Europe), l'associazione europea più importante, che comprende 16 gruppi di compagnie, 35 aviolinee con oltre 130 miliardi di euro di ricavi e più di 720 milioni di passeggeri, mostrano che pur essendoci molta incertezza al momento nessuno paragona la situazione alle crisi più drammatiche del settore, come quella conseguente all'attacco alle torri gemelle di New York dell'11 settembre 2001. «Non vedo somiglianze con la crisi dell'11 settembre. Quella fu una crisi nei voli transatlantici. Adesso c'è una crisi soprattutto nel medio raggio in Europa. La domanda verso l'Asia si è stabilizzata, a un livello più basso rispetto a quella abituale, ma ad Iag notiamo che si è stabilizzata. La situazione del Coronavirus è molto più dinamica», ha detto Willie Walsh, amministratore delegato del gruppo Iag.

Iag ha ridotto del 15% i voli con l'Italia
C'è la preoccupazione verso l'Italia, soprattutto le regioni del Nord. «Da lunedì della scorsa settimana, con gli annunci fatti dall'Italia, c'è stata una diminuzione del traffico verso l'Italia soprattutto nel Nord. Noi abbiamo ridotto l'attività di circa il 15% con l'Italia, ma seguiamo ogni giorno l'andamento della domanda», ha spiegato Walsh.

Da Luthansa la reazione più dura
La reazione più dura al virus è quella di Lufthansa, il principale gruppo europeo e quello straniero maggiormente presente in Italia, dopo Ryanair. «In Italia abbiamo messo a terra un terzo della capacità», ha osservato Carsten Spohr, ad di Lufthansa. «A livello di gruppo abbiamo annunciato una riduzione del 25% della capacità, nel lungo raggio abbiamo messo a terra 23 aerei». Spohr non ha fatto previsioni per i prossimi mesi, pur rilevando che la situazione viene seguita «su base giornaliera». Quindi il gruppo tedesco è pronto ad adattare l'offerta se ci saranno variazioni nella domanda.

Air France-Klm vede maggior consolidamento
Air France-Klm finora ha ridotto i voli meno degli altri. «Abbiamo ridotto la capacità di circa il 6% verso l'Asia», ha spiegato l’ad Benjamin Smith, di origine canadese. «Verso il Nord Italia abbiamo cancelalto un volo su cinque, una misura moderata», sottolinea. Secondo Smith le difficoltà causate dal Coronavirus aumenteranno la pressione per il consolidamento nel trasporto aereo, cioè per fusioni o integrazioni fra compagnie diverse. «Ci sono alcune compagnie deboli nel mondo. In Francia abbiamo assistito a un paio di fallimenti negli ultimi mesi. In Europa l'industria è più frammentata rispetto agli Stati Uniti. Pertanto c'è spazio per un maggior consolidamento». Smith osserva comunque che «dobbiamo ancora vedere quale sarà l'impatto pieno del Coronavirus sull'aviazione».

O'Leary (Ryanair): «Nessuna cancellazione per Pasqua»
Ryanair ha già annunciato una riduzione del 25% dei voli verso l'Italia. L'ad Michael O'Leary si mostra però ottimista. «Il Coronavirus ha un effetto di breve periodo. Abbiamo subìto un calo di prenotazioni per le prossime due settimane. Ma non ci sono cancellazioni nel periodo di Pasqua. Può darsi che ci saranno, ma l'effetto è soprattutto di breve periodo. E la reazione al Coronavirus riguarda soprattutto l'educazione». O'Leary ha anche tacciato come “stupidi” molti messaggi inviati attraverso i social media.

easyJet: «paghiamo troppe tasse»
Anche easyJet ha cancellato centinaia di voli. Tuttavia l'ad della seconda low cost europea, Johan Lundgren, ha puntato su un altro probela: la tassazione sull'aviazione. «Non siamo contrari alle tasse, ne paghiamo tantissime. Ma diciamo che se si pensa di risolvere i problemi come l'inquinamento con l'aumento delle tasse si è sulla strada sbagliata. Piuttosto le tasse dovrebbero essere razionalizzate e indirizzati meglio i proventi». Quella contro le tasse è una battaglia per le compagnie aeree. L'ad di Iag, Walsh, ha deto che «Iag l’anno scorso ha pagato 967 milioni di euro di tasse in Gran Bretagna, ma neppure un cent è stato destinato a ricerche per l'ambiente».

A4E denuncia: la mancanza del mercato unico costa 37,1 miliardi all'anno
A parte il Coronavirus, il problema denunciato - da anni - dalle compagnie di A4E è la mancata realizzazione del “cielo unico” europeo e il costo della frammentazione dei sistemi nazionali di controllo del traffico aereo (Atm). «Un sistema arcaico, i controllori di volo lavorano come 40 anni fa», è sbottato Walsh. É stato presentato uno studio che quantifica in 37,1 miliardi di euro all'anno il costo della mancata realizzazione del mercato unico europeo dell'aviazione. «É un costo a carico delle compagnie, dei consumatori e dell'economia Ue», ha sottolineato Thomas Reynaert. Il costo è così composto: 16,7 miliardi sono le tasse a carico dell'aviazione, un miliardo controlli alle frontiere “privi di logica”, 2,4 miliardi le tasse aeroportuali, 17,4 miliardi la mancanza del cielo unico europeo. Lo studio è stato realizzato da Stefano Paleari, professore all'università di Bergamo ed ex commissario di Alitalia fino a dicembre scorso.

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