Trasporto aereo

Aerei, Walsh (Iata) attacca aeroporti e fornitori di servizi di navigazione per i rincari «oltraggiosi»

Il d.g. Iata dice che ci sono stati aumenti per 2,3 miliardi di dollari durante la crisi e sono sul tavolo richieste di rincari «pari a dieci volte questa cifra»

di Gianni Dragoni

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2' di lettura

Duro attacco della Iata agli aeroporti e alle società che gestiscono il traffico aereo. Willie Walsh, direttore generale dell’associazione internazionale delle aviolinee, ha definito «oltraggioso» l’aumento dei costi delle infrastrutture per 2,3 miliardi di dollari durante la crisi del Covid e ha lanciato l’allarme per le ulteriori richieste di rincari che, se accolte, comporterebbero «aumenti di oneri pari a dieci volte questa cifra». L’associazione mondiale degli aeroporti, Aci World, ha risposto che le affermazioni di Walsh «sono fuori contesto e non riflettono gli sforzi fatti dagli aeroporti per sostenere l’ecosistema dell’aviazione durante la pandemia».

L’affondo di Walsh è arrivato nel discorso all’assemblea annuale Iata a Boston. «Un aumento degli oneri di 2,3 miliardi di dollari durante questa crisi è oltraggioso.Vogliamo tutti lasciarci alle spalle il Covid-19. Ma mettere il peso finanziario di una crisi di proporzioni apocalittiche sulla schiena dei tuoi clienti, solo perché puoi farlo, è una strategia commerciale che solo un monopolio potrebbe sognare».

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Il caso dei fornitori di servizi di navigazione

Il dg della Iata ha detto che un caso è quello dei fornitori europei di servizi di navigazione aerea (Ansp). «Complessivamente, gli Ansp dei 29 Stati di Eurocontrol, la maggioranza dei quali sono controllati dagli Stati, stanno cercando di recuperare quasi 9,3 miliardi di dollari (8 miliardi di euro) dalle compagnie per coprire i ricavi non realizzati nel 2020-2021. Inoltre vogliono farlo in aggiunta a un aumento del 40% programmato solo per il 2022». Tra gli Ansp europei c’è l’italiana Enac, il manager però non ha fatto nomi.

Da Heathrow al Canada

Altri esempi citati da Walsh includono: «le pressioni che sta facendo l’aeroporto di Londra Heathrow per aumentare i diritti di oltre il 90% nel 2022; la richiesta dell’aeroporto di Amsterdam Schiphol di aumentare i diritti di oltre il 40% nei prossimi tre anni; la richiesta della sudafricana Acsa di aumentare i diritti del 38% nel 2022; l’aumento delle tariffe di NavCanada del 30% in cinque anni e dell’Ansp dell’Etiopia del 35% nel 2021».

Appello ai regolatori per intervenire

«Sto suonando il campanello d’allarme», ha detto Walsh. Il manager ha affermato che «alcuni regolatori hanno già capito il pericolo posto dal comportamento dei gestori delle infrastrutture». In India e in Spagna «i regolatori sono intervenuti con successo sugli aumenti proposti dagli aeroporti. Sono un esempio da seguire per gli altri regolatori». Ha citato anche una presa di posizione dell’Autorità della concorrenza in Australia.

La replica degli aeroporti

Alle accuse di Walsh ha risposto il dg di Aci World, l’associazione mondiale degli aeroporti, Luis Felipe de Oliveira. «Dopo un periodo di collaborazione senza precedenti tra aeroporti e compagnie aeree per sopravvivere a questa crisi, è deludente ascoltare affermazioni di questo tono provenienti dalla Iata. Anche gli aeroporti _ ha detto de Oliveira _ hanno subito un enorme stress finanziario e hanno dovuto fare tagli drastici per rimanere a galla. E in molte nazioni gli aeroporti non ricevono lo stesso livello di aiuti rispetto alle compagnie». Nel merito però de Oliveira non ha contestato che ci siano richieste degli aeroporti di maxi-rincari.

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