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Aeroporti, 15.700 voli cancellati ad agosto. Gli operatori: «Rinviate le vacanze»

L’estate si annuncia calda: 15.700 voli cancellati nei cieli europei, vendite di biglietti a corto raggio sospese per una settimana da parte British Airways e scioperi annunciati da parte di Lufthansa

di Giovanna Mancini

Sciopero Lufthansa, cancellati quasi tutti i voli

4' di lettura

Oltre 15.700 voli cancellati dalle compagnie nei cieli europei per agosto (circa il 2% di quelli previsti), vendite di biglietti a corto raggio sospese per una settimana da parte British Airways, scioperi annunciati da parte di Lufthansa. Il mese clou delle vacanze estive si annuncia caldo per chi viaggia in aereo quasi quanto il clima torrido che attanaglia il vecchio continente.

Il quadro

La situazione è parzialmente migliorata rispetto a giugno e luglio, quando la rapida e inattesa ripresa della domanda aveva colto impreparati la maggior parte dei vettori e degli aeroporti, rimasti a corto di personale dopo due anni di Covid.

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Tuttavia, rimane complessa: «Si preannuncia un agosto bollente e gli operatori sono molto preoccupati», ammette Ivana Jelinic, presidente di Fiavet (l’associazione delle imprese di viaggio di Confcommercio). Perché in caso di cancellazioni o ritardi di voli, l’onere logistico ed economico dei disservizi che ne derivano ricade sulle agenzie e i tour operator, almeno nell’immediato, tenuti per direttiva europea a garantire assistenza e soluzioni alternative ai clienti rimasti a terra.

Ma l’impatto di questo caos nel traffico aereo sugli operatori non si limita ai costi e alle difficoltà da affrontare nell’immediato. Il problema è che questa situazione sembra aver scoraggiato, nelle ultime settimane, una parte dei viaggiatori, perlomeno quelli che non avevano ancora prenotato le vacanze, che hanno preferito cambiare destinazione o rinviare la partenza a settembre. Con il rischio di compromettere la ripresa del settore turistico dopo l’ottima partenza dei mesi scorsi.

I consigli

«La maggior parte delle persone che hanno già prenotato cerca di partire in qualunque modo – spiega Jelinic –. Ma in alcuni casi ci troviamo costretti a sconsigliare alcune destinazioni, perché la situazione è complessa. Proprio questa mattina ho parlato con una mia cliente che voleva prendere un volo per la Polonia via Germania: le ho suggerito che, se non è indispensabile partire proprio adesso, sarebbe meglio partire a fine agosto. Situazioni del genere purtroppo capitano quotidianamente, a me e a tanti colleghi: stiamo consigliando di rinviare i viaggi che è possibile rimandare o spostare in avanti». In altri casi, chi aveva intenzione di fare un viaggio all’estero ha preferito rimanere in Italia o comunque scegliere una meta raggiungibile con mezzi alternativi all’aereo.

La speranza è che da settembre le cose possano normalizzarsi, sia per la fisiologica riduzione dei flussi turistici, sia perché nel frattempo compagnie aeree e scali dovrebbero aver risolto i colli di bottiglia attuali. Il problema è ampio, spiega Pier Ezhaya, presidente di Astoi Confindustria Viaggi, che rappresenta i tour operator aderenti a Federturismo: riguarda non solo i vettori aerei, ma anche le strutture aeroportuali, con problemi ai check-in, alle rampe, alla sicurezza, ai parcheggi e ai bagagli.

I danni

«Tutto questo danneggia molto il nostro business, proprio adesso che, dopo due anni difficili, iniziavamo finalmente a vedere un po’ di luce – dice Ezhaya –. Non registriamo per fortuna molti annullamenti, tranne qualcuno a causa però soprattutto del Covid, ma certo sulle nuove prenotazioni abbiamo riscontrato una flessione, molte persone preferiscono non rischiare di avere disagi durante la vacanza. Siamo convinti che questa ripartenza così rapida abbia preso tutti in contropiede, quindi con la conclusione del picco stagionale, da fine settembre in avanti, questi problemi andranno verso una soluzione».

I fattori scatenanti, come noto, sono legati soprattutto al fatto che molte compagnie hanno disinvestito durante la pandemia, licenziando il personale, soprattutto quello di terra. In alcuni casi invece, ad esempio in Italia dove è stato possibile far ricorso agli ammortizzatori sociali, il disagio e le difficoltà sono state meno evidenti, sebbene l’interconnessione del sistema aereo sia tale da rendere inevitabili ricadute a catena su tutti gli scali.

Il problema vero viene del resto da più lontano ed è strutturale, dice Franco Gattinoni, presidente di Fto (la Federazione del turismo organizzato di Confcommercio): «Quello che manca, e non da oggi, è una programmazione a livello nazionale. Non possiamo affidarci a compagnie, in prevalenza le low cost, che aggiungono aerei e inaugurano nuove rotte all’ultimo minuto attraverso accordi che durano per pochi mesi e non permettono di programmare un turismo di qualità, che è quello che servirebbe all’Italia». I turisti altospendenti, in particolare dall’estero, tendono infatti a prenotare con largo anticipo le proprie vacanze e per intercettare questa domanda i tour operator hanno bisogno di una programmazione sul lungo periodo e di certezze. La pandemia ha solo fatto esplodere queste contraddizioni già esistenti: ora ci vorrà un po’ di tempo per tornare a un equilibrio e governare questo processo è essenziale: «Credo sia un interesse primario per il nostro Paese capire i flussi del volato e provare a renderli continuativi – aggiunge Gattinoni –. La stagione turistica è partita molto bene, anche se in ritardo. Ora abbiamo qualche preoccupazione sull’inverno prossimo, soprattutto a causa dei rincari del carburante e dell’inflazione, ma vogliamo essere ottimisti. Però dobbiamo provare a uscire dal modello seguito negli ultimi anni pre-Covid, che ha favorito le compagnie low cost, e provare a incentivare un turismo più sostenibile e continuativo».

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