intervista

«Aeroporti, crisi più grave al Sud Solo dal 2023 possibile ripresa»

Roberto Barbieri. L’amministratore delegato di Gesac: «Confermiamo il piano per lo scalo di Salerno La caduta del traffico aereo per la crisi Covid ha forti ripercussioni sull’economia del Mezzogiorno»

di Vera Viola

4' di lettura

«La crisi indotta dall’epidemia è più grave al Sud. Se gli aeroporti italiani prevedono che chiuderanno il 2020 con un calo di passeggeri e di fatturato dell’80%, il Mezzogiorno perde molto di più. Anzi il doppio».

Esprime forte preoccupazione Roberto Barbieri, ad di Gesac, la società controllata da F2i che gestisce l’aeroporto di Capodichino a Napoli. Preoccupazione condivisa con il mondo dei gestori di aeroporti. Per l’associazione di categoria confindustriale il sistema nazionale degli aeroporti che perde l’83%  dei passeggeri, il 68% dei movimenti aerei e il 33% delle merci. Non solo, Assaeroporti stima che l'anno potrebbe chiudersi con 58 milioni di passeggeri, il 70% in meno rispetto ai 193 milioni registrati nel 2019 e con una contrazione del fatturato per i gestori aeroportuali pari a 2 miliardi.

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Lei parla di una situazione più drammatica al Sud.
Non ho dubbi: per il Sud il danno è doppio. Qui non è solo la struttura portuale a soffrire, ma l’economia che le gira intorno. Se analizziamo i traffici degli scali meridionali verifichiamo che si tratta per lo più di incoming turistico e sopratutto internazionale. Pensiamo a Capodichino, nel 2019 abbiamo raggiunto gli 11 milioni di passeggeri di cui circa 7 milioni di turisti stranieri. Con il calo del traffico aereo, insomma, anche il turismo, la ristorazione, l’intrattenimento soffrono. Quel movimento turistico che nei tempi pre Covid era punto di forza del sistema meridionale oggi diventa criticità.

Il traffico aereo, peraltro era cresciuto molto di più al Sud : +73,6% contro la media italiana del 47,3% tra il 2009 e il 2019, secondo uno studio Iccsai.
È proprio così, anche questo dato ci dà la misura di quanto sia grave la attuale crisi.

Quando gli aeroporti meridionali potranno tornare ai livelli pre-Covid?
Come dicevo, vedo un disastro in tutto il 2020 e un primo semestre 2021 ancora molto duro. Se si verificheranno le previsioni sulla disponibilità del vaccino in primavera, posso immaginare che la svolta ci sarà nel 2022. E solo nel 2023 si potrà tornare alla situazione ex ante. A fine 2021 potremo far ripartire gli investimenti che sono stati bloccati. Ho letto e ascoltato previsioni più pessimistiche, che ipotizzano la ripresa nel 2024. Questa volta io sono ottimista, se così si può dire. E posso anche prevedere che, così come oggi il Sud soffre di più, allo stesso modo gli aeroporti meridionali recupereranno prima. La scommessa adesso è uscire vivi da questa crisi.

Come? Vi aspettate dal governo sostegni al sistema, sopratutto nel Mezzogiorno?
Il Governo dovrebbe dare una mano agli aeroporti a uscire dalla crisi. Vogliamo evitare interventi assistenzialistici, pertanto chiediamo di vincolare gli aiuti agli investimenti previsti dal contratto di programma. Insomma, l’aiuto potrebbe essere destinato alla realizzazione degli interventi previsti dai contratti legati alle concessioni. Noi, infatti, siamo tenuti a investire anche se il traffico subisce il calo dell'80%. E siamo costretti a tenere funzionante l'infrastruttura e le luci accese anche se dalle nostre piste decolla un solo volo aereo al giorno, come è successo ad aprile. In questo periodo di epidemia da Covid, inoltre, abbiamo dovuto sostenere ingenti investimenti per attrezzare gli aeroporti con termoscanner, cabine di sanificazione, altri impianti per la sicurezza. Le istituzione dovrebbero capire che aiutare gli aeroporti non significa fare assistenza ma può servire a rafforzarli e sostenere anche l’economia legata al turismo. Del resto, chi dice che gli investitori istituzionali debbano resistere da soli a tutti costi? Potrebbero anche disimpegnarsi. E sarebbe un grave danno.

Il Covid ha modificato le abitudini di vita dei cittadini in tutto il mondo. Come devono preparasi gli aeroporti meridionali alla ripresa? Servono investimenti? Intermodalità, logistica, cargo, digitalizzazione...
Serve davvero tutto questo. È indubbio. Ma siamo realisti! In questo momento abbiamo dovuto sospendere gli investimenti non urgenti. Resistiamo allo tsunami tagliando costi operativi e spese non strettamente necessari. A Capodichino, stiamo investendo solo nell’area cargo, poichè prevediamo una crescita del traffico merci e a questo scopo abbiamo accolto due organizzazioni della logistica. Ma abbiamo sospeso il piano di digitalizzazione: ci penseremo quando saremo usciti dalla crisi. E magari potendo utilizzare le risorse del Recovery Plan.

Parliamo di Capodichino, vale lo stesso quadro fatto per il sistema nazionale nel suo complesso?
Nel 2020 ci fermeremo a 2,8 milioni di passeggeri movimentati, contro i 10,9 milioni del 2019.

E i piani di Gesac su Salerno? Dopo tanti anni eravamo arrivati al via.
La crisi in corso è stata per noi anche una beffa. Quando finalmente era deciso che Gesac avrebbe gestito anche l’aeroporto di Salerno, che avrebbe fatto investimenti....Ma voglio rassicurare: il progetto non è stato cancellato. Dopo che nei giorni scorsi il Consiglio di Stato ha respinto in via definitiva il ricorso di 12 proprietari di terreni limitrofi, ci prepariamo a far partire la gara per la costruzione della pista.

F2i ha acquisito anche lo scalo di Olbia cosa rappresenta per il sistema degli aeroporti meridionali?
Rappresenta in primo luogo un bel gesto di F2i in un periodo di crisi. E poi consentirà di migliorare la gestione degli aeroporti dell’isola creando un sistema sardo, di cui potrà far parte anche Cagliari quando sarà il momento. E inoltre anche con Napoli ci saranno certo utili sinergie.

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