trasporto aereo

Aeroporti, ecco le contromisure alle minacce dei droni

Dopo il blocco di 33 ore a Gatwick nel dicembre 2018, sperimentazione a Fiumicino e Venezia

di Gianni Dragoni


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4' di lettura

Contromisure per attenuare le minacce che i droni possono causare al traffico aereo negli aeroporti. Le stanno studiando alcuni grandi aeroporti italiani, insieme all’Enac, l’autorità della sicurezza nell’aviazione, per evitare che l’affollamento di droni usati da appassionati «non professionali» vicino agli aeroporti possa disturbare il traffico aereo. Una campagna di controlli e sperimentazione è in corso negli aeroporti di Fiumicino e Venezia, ha detto l’Enac.

Nel Lazio più di 10.000 utilizzatori
I droni sono in aumento. Solo nel Lazio si stima ci siano più di 10.000 utilizzatori. In base ai dati che verranno raccolti nella sperimentazione l’Enac nei prossimi mesi potrebbe emanare una direttiva nazionale che regoli l’utilizzo dei droni. Se ne è parlato nel convegno internazionale di diritto aereo organizzato a Roma dallo studio legale Pierallini e dall’università Luiss.

Gli incidenti di Gatwick e Francoforte
L’attenzione ai rischi è aumentata dopo l’«incidente» capitato poco prima dello scorso Natale a Gatwick, il secondo aeroporto della Gran Bretagna, rimasto chiuso per 33 ore tra il 19 e 21 dicembre in seguito all’avvistamento di alcuni droni vicino alle piste, 1.000 voli sono stati cancellati con un impatto su 350.000 passeggeri . Un altro problema serio si è verificato il 9 maggio scorso a Francoforte. Il traffico è rimasto sospeso per un’ora, 143 voli sono stati cancellati e 48 deviati, con un impatto su 350.000 passeggeri.

Due casi segnalati a Malpensa
In Italia non è accaduto nulla di simile. Però qualche piccolo allarme c’è stato. Il direttore «airport management» di Aeroporti di Roma, Ivan Bassato, al convegno ha mostrato una tabella sui principali casi in Europa di disturbi al traffico aeroportuale causati da droni. Dietro i casi di Gatwick e Francoforte sono segnalati due episodi capitati a Malpensa, il 3 marzo e il primo aprile scorso. In entrambi i casi il disturbo al traffico è durato 30 minuti, non sono disponibili dati sul numero di voli eventualmente cancellati, ne sono stati deviati sette il 3 marzo e quattro il primo aprile. Secondo il vicedirettore generale dell’Enac, Alessandro Cardi, «l’aeroporto italiano soggetto al maggior rischio di interferenze da droni è Malpensa, sono stati segnalati due casi».

Campagne Enac a Fiumicino e Venezia
Alla domanda quale sia il secondo per i rischi da droni, Cardi ha risposto: «Non c’è, gli altri sono molto distanti». Perché Malpensa è il più disturbato dai droni? «Forse perché è vicino a molti centri abitati», risponde Cardi. L’Enac sta conducendo «due campagne di sperimentazione per identificare e tracciare i droni, insieme ai gestori aeroportuali, a Fiumicino e a Venezia. Sono due iniziative separate, con diverse strumentazioni fornite dall’industria».

Contromisure a Fiumicino
Nei pressi degli aeroporti è vietato far volare droni. Ma la diffusione crescente di questi piccoli velivoli, di cui l’80% è prodotto da una sola azienda cinese, aumenta la minaccia. «Ci sono migliaia di utilizzatori non professionali di droni intorno all’aeroporto di Fiumicino. Il rischio che in modo inconsapevole il volo dei droni possa interferire con le attività dell’aeroporto non è trascurabile», ha detto Bassato. A Fiumicino l’area in cui è vietato volare è di 310 km quadrati, ma le violazioni causate da piccoli droni sono frequenti.

Dimostratori tecnologici
AdR ha avviato dal 2017 campagne di informazione con volantini in tutta Roma per spiegare le norme e informare dei rischi, ma non è bastato. «Occorrono nuove contromisure», ha detto Bassato. AdR sta utilizzando dei sistemi con dei dimostratori tecnologici, ciascuno è composto da un radar, un identificatore della traiettoria e una telecamera, dislocati intorno all’aeroporto. Il sistema deve innanzitutto distinguere tra il volo di uccelli e i droni, se c’è una minaccia viene inviato un segnale specifico alla stazione di controllo.

Cannonate di radiofrequenze
Cosa può fare l’aeroporto se il drone entra nella «no fly zone» o si avvicina in maniera pericolosa alle piste di atterraggio e decollo? «Il nostro approccio è amichevole, cerchiamo di far atterrare il drone senza distruggerlo. Prima si invia un segnale elettronico che dovrebbe essere recepito dall’utilizzatore per far sì che il drone torni a casa», ha spiegato Cardi. Se questo non è sufficiente si possono inviare altri segnali, il c.d. «jamming», cioè cannonate di radiofrequenze che «creano un’interferenza con i comandi e il drone atterra lentamente nel punto in cui è. E il proprietario potrà riprenderselo».

Pierallini : «garantire l’uso sicuro di droni»
Nelle conclusioni l’avvocato Laura Pierallini ha spiegato : «Abbiamo passato in rassegna vari problemi che ostacolano il pieno sviluppo dell’aviazione. Alcuni di tipo regolamentare, ad esempio in Italia l’ampiamente attesa ratifica della convenzione di Città del Capo potrebbe costituire un incentivo allo sviluppo del settore e darebbe un incentivo alle banche, ai finanziatori e a chi dà aerei in leasing ad incrementare il numero dei velivoli registrati in Italia. Il convegno ci ha dato la possibilità anche di affrontare le sfide poste dalle nuove tecnologie, come l’aumento dell’uso di velivoli senza pilota, i droni, in molte aree. Ci sono iniziative dei maggiori operatori del settore per garantire sia l’uso ottimale dello spazio aereo con aerei ed elicotteri sia l’uso sicuro e responsabile di droni, specialmente quando riguardano le zone di traffico intorno agli aeroporti».

Affari per l’industria
Alla fine della sperimentazione l’Enac deciderà se emanare una direttiva. Ma non sarà semplice mettere ordine. Si profilano affari anche per l’industria elettronica per la realizzazione di sistemi di sicurezza. Aeroporti di Roma intende installare sistemi di controllo dopo aver completato la sperimentazione. Probabilmente verrà bandita una gara d’appalto per l’industria per l’acquisizione di apparecchiature costose, del valore di milioni di euro. Le industrie coinvolte potrebbero essere Elettronica, Ids, Leonardo e alcune aziende israeliane, del gruppo Iai.

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