Nuove opportunità

Aerospazio, il Pnrr allarga le prospettive della ricerca

Nuove opportunità. Dai partenariati estesi alle sinergie territoriali: passano dall'innovazione le opportunità per la crescita del settore

di Chiara Bussi

Sul campo. Ricercatori al lavoro nei Leonardo Labs, i dieci laboratori che anticipano e sviluppano le tecnologie del futuro

4' di lettura

Il Pnrr, con fondi dedicati e nuove forme di partnenariato. Ma anche le iniziative congiunte tra imprese, singoli atenei e amministrazioni pubbliche in nome del trasferimento tecnologico. Dove il digitale avrà un ruolo di primo piano e il legame con il territorio sarà sempre più stretto, con un occhio di riguardo all’imperativo della sostenibilità.Gli addetti ai lavori non hanno dubbi: saranno queste le sfide della ricerca nel settore dell’aerospazio per i prossimi anni. E per coglierle servirà un gioco di squadra ben rodato.

Secondo l’ultima fotografia del Ministero dello Sviluppo Economico il comparto conta circa 200 imprese, di cui l’80% delle Pmi, che generano un giro d’affari annuo di circa 2 miliardi di euro e danno lavoro a 7mila persone. Complessivamente l’indotto vale invece 13,5 miliardi per un totale di 160mila addetti. Qui la ricerca e l’innovazione rappresentano una leva strategica e competitiva: circa il 10% in media del fatturato è infatti dedicato a questa voce per un totale di 1,4 miliardi.

Loading...

Il Pnrr traccia la nuova rotta con una dotazione di 1,29 miliardi per le tecnologie satellitari di osservazione della Terra e l’economia spaziale legandole a doppio filo alla trasformazione digitale. Insieme daranno vita ad applicazioni nei settori più disparati, dall’agricoltura di precisione alla logistica passando per la telemedicina. Non solo. «Un’altra novità significativa - spiega Paolo Trucco, direttore scientifico dell’Osservatorio Space Economy del Politecnico di Milano - sarà la creazione di 10 partenariati estesi, dedicati alla ricerca fondamentale e/o applicata attraverso un tandem pubblico-privato. Uno degli ambiti sarà quello delle attività spaziali. Questi nuovi soggetti vedranno schierati insieme imprese, Università diverse e centri di ricerca in un’ottica multidisciplinare. E potranno farne parte anche aziende con una bassa maturità tecnologica con risvolti positivi su tutta la catena del valore». I bandi verranno pubblicati entro il primo trimestre 2022.

Secondo Francesco Legrottaglie, Central Mediterranean Aerospace and Defence Leader di Deloitte, le tecnologie sostenibili saranno la nuova frontiera della ricerca del settore. «La sola aviazione commerciale - spiega - pesa per il 2-3% delle emissioni globali di CO2. Entro il 2050 si attende un incremento di 2,5 volte rispetto al livello del 2019 con un peso del 22% sulle emissioni globali». Di qui la necessità di nuove azioni, a partire dalla produzione. «Gli interventi a maggiore impatto sulla catena del valore - dice - saranno la rivisitazione del design dei prodotti , attraverso l’uso sempre più diffuso del digital twin (il gemello digitale) o della prototipazione rapida, l’utilizzo di materiali sostenibili e le smart factories alimentate da tecnologia verde». L’innovazione dovrà poi spingersi anche verso nuove modalità per aumentare l’efficienza dei consumi, con design innovativi, motori a propulsione elettrica o a idrogeno, carburanti non fossili. Tutti passi avanti molto costosi. Per questo, aggiunge Legrottaglie, «l’accesso a fonti di finanziamento sarà l’elemento chiave per accelerare la transizione verso tecnologie a zero emissioni. Il settore pubblico deve affiancare gli operatori del comparto per dare impulso alla ricerca e consentire al comparto di attrarre investimenti da parte di fondi di private equity favorendo anche la creazione di nuove start up». Le università, da parte loro, «devono considerare la necessità di nuova competenze per fronteggiare le nuove sfide tecnologiche».

Il mondo accademico ha raccolto la sfida. «La ricerca - dice Giuliana Mattiazzo , vicerettore per il trasferimento tecnologico del Politecnico di Torino - è un germoglio che deve avere una coltura favorevole. Se viene condiviso in un’ottica di ecosistema può dare valore a tutta la filiera e contaminare anche altri settori. Noi la incoraggiamo coinvolgendo studenti, grandi imprese del settore, Pmi e istituzioni locali». Un esempio concreto, in collaborazione con Leonardo, è la Città dello Spazio, l’area di oltre 200mila metri quadrati tra Corso Marche e Corso Francia. «L’idea - spiega Mattiazzo - è quella di dar vita a un polo internazionale di ricerca e sviluppo, con diversi laboratori e un incubatore di start up o di piccole e medie imprese». Il focus sarà sulla propulsione ibrida ed elettrica, sull’interfaccia uomo-macchina, sull’Intelligenza artificiale, i Big data e l’economia circolare. I lavori per il primo lotto partiranno nel 2022. Sempre Torino è la sede di Esa Bic, il nuovo incubatore dell’Agenzia spaziale europea per le imprese dell’aerospazio. L’obiettivo è creare almeno 65 nuove imprese che sfruttano il potenziale delle tecnologie aerospaziali sia upstream ((sistemi di comunicazione, satelliti, software per controllo di missioni spaziali) che downstream (applicazione di dati e soluzioni tecnologiche aerospaziali in altri settori come il monitoraggio ambientale, la mobilità, la logistica, l’agricoltura di precisione).

Anche l’Emilia-Romagna è pronta a entrare nella partita. Il 17 dicembre taglierà ufficialmente il nastro il Forum strategico aerospazio della Regione che chiama a raccolta imprese del settore, atenei e mondo della ricerca. Verranno organizzati gruppi di lavoro specifici intorno ai principali settori di sviluppo potenziale (avionica, osservazione della terra, viaggi spaziali commerciali, satellitare, droni). La parola d’ordine sarà «sinergie»: tra industria aerospaziale e altre filiere strategiche, per favorire un aumento del livello di specializzazione e di competitività del tessuto produttivo.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti