DOPO L’USCITA DI SAVONA PER LA CONSOB

Affari europei, da tre mesi manca un ministro. E incombe la partita su conti pubblici e nomine

di Andrea Carli


Dopo la lettera Ue, tutte le prossime tappe dello scontro Roma-Bruxelles

2' di lettura

Da quasi tre mesi non c’è un ministro, anche se senza portafoglio, per gli Affari europei. Il tutto in uno scenario che vede aperto il confronto con Bruxelles per scongiurare l’apertura di una procedura d’infrazione per disavanzo eccessivo causato dalla violazione della regola del debito. Affiancato, peraltro, da un’altra sfida di rilievo: quella delle nomine, a cominciare dal presidente della Commissione europea, e annessi commissari, per arrivare a quello della Bce. Gli Affari europei potrebbero far parte della partita tutta interna alla maggioranza M5S-Lega per un possibile rimpasto di governo.

Le funzioni delegate sono tornate nelle mani di Conte
Il decreto del presidente della Repubblica che ha accettato le dimissioni di Paolo Savona da ministro per gli Affari europei, attuale numero uno della Consob, è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’8 marzo. Le funzioni delegate al ministro all’atto della nomina sono tornate in carico al capo del governo giallo verde, Giuseppe Conte. Tecnicamente il premier non ha assunto l’interim, poiché gli Affari europei sono un dipartimento della Presidenza del Consiglio affidato pro tempore a un ministro senza portafoglio. Dall’8 marzo ad oggi la situazione non è cambiata. Un ministro non c’è. Sono trascorsi 85 giorni, quindi quasi tre mesi. Al dipartimento della Presidenza del Consiglio per le Politiche europee c’è un Sottosegretario per gli Affari europei: Luciano Barra Caracciolo.

Tra le attività del dipartimento le procedure di infrazione
Tra le attività del dipartimento ci sono le procedure di infrazione. «È stata confermata fino alla scadenza del mandato del Governo - si legge sul sito - la Struttura di missione con il compito di prevenire l’insorgere del contenzioso europeo e rafforzare il coordinamento delle attività volte alla risoluzione delle procedure d’infrazione».

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La sfida con Bruxelles
E una procedura d’infrazione pesante, per disavanzo eccessivo causato dalla violazione della regola del debito, rischia di partire già tra una quindicina di giorni: il 14 giugno si riunirà l’Ecofin. È possibile che già in questa occasione sarà fatta una prima valutazione se aprire formalmente la procedura nei confronti dell’Italia. Poiché si tratta di un dossier complesso che riguarda la terza economia della Ue, è possibile che venga chiesto un ulteriore vaglio politico al Consiglio europeo (l’organismo che riunisce i capi di Stato e di Governo della Ue), che si riunirà il 20 e 21 giugno. Allo stato attuale la riunione ha all’ordine del giorno le nomine (prossimo presidente della Commissione, nuovo presidente Bce, l'Alto rappresentante per la politica estera ) - altro filone che necessiterebbe di un ministro in carica - e l’agenda strategica e per il periodo 2019-2024. Non è escluso che in quell’occasione venga espresso un parere sulla procedura. Spetterà poi al successivo Consiglio Ecofin dell’8-9 luglio prendere la decisione finale.

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