ANDAR PER MARI

Affittare uno yacht come se fosse una bicicletta

Dopo Usa e Francia la formula di sharing per la nautica arriverà in Italia nel 2020

di Fernanda Roggero


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Boat Club. La base pilota realizzata da Bénétau, colosso della nautica da diporto, a Les Sables d’Olonne (a fianco): a questo progetto si ispireranno gli altri club che saranno aperti anche in Italia, dal Garda alla Sicilia

4' di lettura

Accendi il cellulare, apri la app. Fuori il cielo è azzurro, l’aria tiepida. Pochi passaggi, qualche clic e la giornata in mare è organizzata. Non resta che salire a bordo. Dove è tutto già predisposto. Serbatoio pieno, se oggi ha prevalso la voglia di velocità e il rombo del motore nelle orecchie. Vele ben organizzate e cime in ordine quando il desiderio è fendere l’onda accarezzati dalla brezza. Canne, ami ed esche se invece l’obiettivo è portare a casa la cena.

È la sharing economy, bellezza. Dopo aver conquistato il lavoro, la mobilità, la casa, la condivisione approda in mare. Un nuovo modo di viverlo e di rendere la barca accessibile a tutti. Benvenuti nell’era della nautica pop.

La nuova tendenza - manco a dirlo partita dagli Stati Uniti - sta rapidamente conquistando appassionati e cantieri. A far da apripista in Europa il gigante del diporto Bénétau che ha inaugurato la prima base pilota dei suoi Boat Club a Les Sables d’Olonne in Bretagna. Il luogo di culto della vela oceanica e punto d’arrivo della Vendée Globe, mitica regata in solitario. Ma il piano di sviluppo dei Bénétau Boat Club è ambizioso: a oggi sono attive 11 basi e dall’anno prossimo ne verranno aperte altre in Francia, Spagna e Italia, dal lago di Garda alla Sicilia. A questi si aggiungono i club di Jeanneau, l’altro marchio della vela del gruppo francese, realizzati in collaborazione con Freedom, l’associazione di appassionati di nautica più grande del Nord America.

Tre fasce di abbonamento

«È un sistema assai semplice, nato dall’esigenza di seguire il mutamento delle abitudini dell’andar per mare e fornire ai clienti una più ampia capacità di scelta» afferma Corrado Baldazzi, responsabile Bénétau per il mercato italiano. I club hanno tutti barche nuove e performanti («dopo un paio d’anni vengono sostituite»), pensate per le diverse tipologie di fruitori. Barche a vela, da pesca, fuoribordo, piccoli cabinati: «Chi si associa al club - spiega Baldazzi - paga un fee d’ingresso e poi ha tre possibilità di abbonamento, tessera Bronze, Silver e Gold, per le quali versa un abbonamento mensile», da un minimo di 249 a 690 euro. Si ottiene l’accesso a tutte le barche della propria fascia, che nel caso della tariffa Gold è illimitato. Quando si arriva in porto l’imbarcazione è già equipaggiata come richiesto: attrezzatura per lo snorkeling, la pesca, eventualmente sci d’acqua. «Prenotazione tramite app e, una volta rientrati in porto, check-out sempre via telefono».

In linea con i tempi

Come quando usiamo il car sharing o affittiamo le e-bike pubbliche: «È un modello interessante - conferma Paolo Vitelli, patron di Azimut-Benetti - soprattutto per avvicinare al mare i giovani, che amano fruire più che possedere, anche se rimarrà sempre una fascia di consumatori per i quali il possesso resterà prevalente. Porta nella direzione del “consumo a tempo” anche il fatto che nella nautica il periodo di fruizione è concentrato in pochi mesi, non a caso è cresciuto in maniera esponenziale il charter».

Per le barche di maggiori dimensioni l’opzione resta infatti quella del noleggio. Gli armatori di grandi yacht con elevati costi di manutenzione si affidano a società di management, che spesso si occupano anche di coprire i periodi destinati al charter.

La tessera con credito a scalare

Bénétau è al momento l’unico cantiere ad aver creato boat club esclusivi, con barche del gruppo. L’altra opzione sul mercato è quella dei Dream Boat Club che fanno capo a Dream Yacht Charter, la più grande compagnia di noleggio al mondo, presente nei cinque continenti. «Non compriamo più automobili, le noleggiamo tramite aziende di leasing o le condividiamo con perfetti sconosciuti grazie ai servizi di carpooling - sottolinea Loïc Bonnet, presidente della società americana -. Non dormiamo più in hotel, affittiamo appartamenti privati; non compriamo biciclette o scooter, sottoscriviamo un abbonamento di noleggio fai-da-te. Andare in barca non è diverso». Il boat club è quindi la soluzione ideale per chi «desidera navigare in totale libertà, senza pensare a manutenzione, tasse d’ormeggio o assicurazioni».

Anche i Dream Club prevedono tre piani di adesione oltre al fee di ingresso ma l’utilizzo è un po’ differente rispetto a Bénétau, perché è previsto un credito scalare, come una sorta di scheda ricaricabile. Una volta esaurita si può rinnovare. I crediti, alla moda dei vecchi Club Med, sono chiamati Turtles: ogni barca ha un equivalente valore in Turtles che può variare a seconda della tipologia di imbarcazione, del periodo di prenotazione e dell’area del club. Si va da una quota annuale base di 2.200 euro al piano Dream Vip che sfiora gli 8000, con 500 Turtles e uscite annuali illimitate. I Turtles possono essere utilizzati in uno qualsiasi dei club sparsi per il mondo. Il primo club è stato inaugurato nel 2018 a Marsiglia e ad oggi ne sono stati aperti una trentina tra Francia (anche uno a Parigi per navigare lungo la Senna), Miami, la costa catalana e Stoccolma. In Italia sono previste aperture a La Spezia, Napoli, Palermo e Punta Ala.

Anche i cantieri che producono megayacht e sono quindi lontani dalla mentalità del club apprezzano queste nuove formule. «È un buon modo per avvicinare i giovani e creare il mercato del futuro divulgando la nautica a tutti i livelli» sostiene Massimo Perotti, fondatore del cantiere Sanlorenzo, in vista di quotazione e fresco di un accordo di co-marketing con Bmw. «Ovviamente non è una formula adatta alle grandi barche - aggiunge Lamberto Tacoli , ceo di PeriniNavi, gruppo viareggino produttore di raffinate navi a vela -. Ma è importantissimo portare sempre più persone “dentro” al mare e avvicinarle al mondo nautico».

Soprattutto nel momento in cui l’Italia è tornata ai vertici della nautica mondiale. Sia per la capacità di intercettare le esigenze degli appassionati - barche dal design iconico, spazi esterni sempre più fruibili, ampie finestrature e materiali sostenibili - che per il riconoscimento del nostro know-how. «Non a caso - sottolinea Perotti - nei maggiori cantieri stranieri oggi le figure di spicco cono tutte italiane».

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