L'estate degli affitti brevi

avvocato generale della corte ue

Affitti brevi, Airbnb verso l’esonero dal pagamento della cedolare secca

di Saverio Fossati


Airbnb Italia: sugli affitti online sì a regole, ma no al caos

3' di lettura

Airbnb Ireland (la “casa madre” per l’Europa) offre servizi «immateriali» e non è quindi assoggettabile alla disciplina sugli agenti immobiliari contenuta nella stringente “legge Hoguet” che regola questa attività in Francia. Le conclusioni dell’avvocato generale della Corte di Giustizia Ue nella causa C-390/18, se verranno confermate dalla sentenza, fanno ben sperare su un punto a favore di Airbnb Italia, da anni impegnata per dimostrare che, non svolgendo attività di mediatore immobiliare, non è tenuta a effettuare la ritenuta del 21% sugli affitti turistici a nome degli host.

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Il contenuto delle conclusioni è stato comunicato dalla Corte di Giustizia. La causa è stata avviata dal Parquet de Paris (procura di Parigi, Francia) sulla base di un contenzioso sorto tra l’Association pour un hébergement et un tourisme professionnel (AHTOP, associazione per l'alloggio e il turismo professionale) e Airbnb Ireland, società di diritto irlandese con sede a Dublino (Irlanda) che gestisce per tutti gli utenti stabiliti al di fuori degli Stati Uniti una piattaforma online volta a mettere in contatto locatori e inquilini di case per le vacanze.
La questione, sollevata dal Parquet nel 2017, riguardava la supposta violazione della legge che disciplina dei requisiti relativi all'esercizio di talune operazioni relative alla gestione di immobili e di fondi inerenti ad esercizi commerciali (cosiddetta «legge Hoguet») riguardante, in particolare, l'attività di agente immobiliare. La AIRBNB Ireland contestava proprio il fatto di esercitare l'attività di agente immobiliare e deduceva quindi l'inapplicabilità della legge Hoguet per incompatibilità con la direttiva 2000/31 relativa a taluni aspetti giuridici dei servizi della società dell'informazione.

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L'avvocato generale Maciej Szpunar ha presentato oggi le sue conclusioni, in relazione al fatto se il servizio fornito dalla AIRBNB Ireland possa essere considerato quale «servizio della società dell'informazione» ai sensi della direttiva 2000/31.

Il testo delle conclusioni dell'avocato generale

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L'avvocato generale ha sottolineato che, nella propria giurisprudenza, la Corte ha già avuto modo di fissare taluni criteri relativi ai servizi misti, composti di un elemento fornito elettronicamente e di un altro non fornito per tale via. E dopo aver esaminato il servizio fornito dalla AIRBNB Ireland alla luce di tali criteri, l'avvocato generale ha suggerito alla Corte di rispondere alla prima questione pregiudiziale nel senso che «un servizio consistente nell'intermediazione, tramite una piattaforma elettronica, tra potenziali locatari e locatori che offrano prestazioni di alloggio di breve durata, in una situazione in cui il prestatore di detto servizio non eserciti un controllo sulle modalità essenziali di tali prestazioni, costituisce un servizio della società dell'informazione, con la precisazione che il fatto che detto prestatore proponga parimenti altri servizi a contenuto materiale non impedisce la qualificazione del servizio fornito elettronicamente come servizio della società dell'informazione, a condizione che quest'ultimo servizio non rappresenti un tutto inscindibile con i servizi medesimi».

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Inoltre l'avvocato generale ha osservato che, nella fattispecie, la legge Hoguet ricade, a priori, nella sfera d'applicazione della direttiva sul commercio elettronico, trattandosi di una normativa di uno Stato membro diverso dallo Stato membro d'origine, idoneo a restringere i servizi della società dell'informazione. ma, ha ricordato Szpunar, affinché una prescrizione fissata da uno Stato membro diverso da quello in cui sia stabilito il prestatore dei servizi della società dell'informazione sia opponibile a quest'ultimo e determini una restrizione della libera circolazione di tali servizi, tale prescrizione deve costituire una misura rispondente alle condizioni sostanziali e procedurali stabilite dalla direttiva stessa. E, continua l’avvocato generale, uno Stato membro diverso da quello d'origine può derogare alla libera circolazione dei servizi della società dell'informazione soltanto per mezzo di provvedimenti presi «su base individuale», facendo poi presente che, in ogni caso, incombe al giudice nazionale accertare se, tenuto conto di tutti gli elementi portati a sua conoscenza, i provvedimenti in questione siano necessari ad assicurare la protezione del consumatore e non eccedano quanto richiesto per il conseguimento dell'obiettivo perseguito. Inoltre, la mancata notifica della Francia all’Irlanda dei un eventuale provvedimento restrittivo «comporta la sanzione dell'inopponibilità di un provvedimento al prestatore dei servizi medesimi».

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Conseguentemente, in ordine alla questione se uno Stato membro diverso da quello di origine possa imporre, d'ufficio e senza un esame delle condizioni sostanziali, prescrizioni relative all'esercizio della professione di agente immobiliare, come quelle previste dalla legge Hoguet, ai prestatori di una categoria di servizi della società dell'informazione, l'avvocato generale ritiene che direttiva osti a che uno Stato membro possa restringere, in tali circostanze e con tali modalità, la libera circolazione dei servizi della società dell'informazione provenienti da un altro Stato membro.

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