i chiarimenti regionali

Affitti brevi in Lombardia, il nuovo modulo riconosce i privati

Dal 2020 i proprietari che fanno affitti brevi potranno mettersi in regola senza dover dichiarare di essere gestori di strutture ricettive (cav). Basterà compilare un modulo ad hoc per la locazione turistica

di Michela Finizio


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3' di lettura

Dal 1° gennaio 2020 anche in Lombardia i proprietari che fanno affitti brevi potranno mettersi in regola senza dover per forza dichiarare di svolgere attività d’impresa. Per ottenere il Cir, il famoso codice identificativo dell’alloggio da inserire obbligatoriamente in ogni annuncio su Airbnb o su altri portali specializzati, i locatori non dovranno più dichiarare di essere gestori di una struttura ricettiva del tipo “Cav” (casa e appartamento per vacanze), ma potranno autodichiarare di essere semplici locatori “privati”, che operano fuori dal regime d’impresa.

Con decreto dirigenziale 13056 del 17 settembre 2019, pubblicato sul bollettino ufficiale 39 del 23 settembre 2019 (pagina 61) è stato approvato il modulo per comunicare al Comune l’offerta di alloggio per finalità turistica (ex legge 431/98 e articolo 1571 del Codice civile). In questo modo viene definitivamente riconosciuta anche dalla burocrazia lombarda l’attività di locazione turistica: l’invio del modulo al Comune rende possibile il rilascio delle credenziali per l’accesso al portale Turismo 5 che a sua volta attribuisce il Cir da pubblicare negli annunci di offerta di alloggio.

Si chiude così l’annosa querelle sulla normativa lombarda in tema di affitti brevi. Nella giungla delle discipline regionali sulle locazioni turistiche, gli uffici tecnici del Pirellone hanno messo a punto una specifica modulistica per le comunicazioni di avvio delle attività relative alle locazioni di alloggi o porzioni di essi per finalità turistiche.

La decisione arriva dopo diverse pressioni da parte delle associazioni dei proprietari e, soprattutto, in seguito alla sentenza della Corte costituzionale 84/2019. La Consulta, infatti, aveva promosso l’introduzione del Cir lombardo per monitorare il fenomeno degli affitti brevi sul territorio, ma aveva anche ricordato - tra le righe della sentenza - che la locazione turistica è disciplinata dall’articolo 53 del Codice del turismo che a sua volta rimanda alla disciplina del Codice civile in materia di locazione.

Il Cir è operativo in Lombardia dal 1° novembre 2018, data a partire dalla quale scattano nei confronti dei soggetti interessati (Cav imprenditoriali e non imprenditoriali) gli obblighi imposti dalla menzionata legge 7/2018.
I trasgressori, ovvero coloro che non riportano il Cir negli annunci (o lo fnano in maniera errata o ingannevole), rischiano s anzioni pecuniarie da 500 a 2.500 euro per ogni attività pubblicizzata. Tutti i locatori che, nel frattempo, si sono dichiarati gestori di Cav per ottemperare all’obbligo di comunicazione al Comune e avere il Cir, avrano tempo e modo di precisare la propria posizione in base a modalità ancora da definire.

A breve la normativa lombarda - così come quella delle altre Regioni - dovrà uniformarsi alle nuove disposizioni nazionali. La legge regionale dovrà presto interfacciarsi con la norma di rango primario in quanto la materia dei Codici identificativi è stata recentemente disciplinata dal decreto crescita (Dl 34/2019) entrato in vigore il 30 giugno 2019, in base al quale tutti gli immobili destinati alle locazioni brevi in Italia dovranno dotarsi di un «Codice identificativo» e confluire in una specifica banca dati. Per la definitiva operatività della legge, tuttavia, è necessario attendere la pubblicazione dei decreti ministeriali attuativi.

A seguito dell’approvazione del decreto 13056/2019 Prolocatur (l’associazione dei proprietari che sostiene la locazione turistica) ha ritirato il ricorso al Tar Lombardia che si sarebbe dovuto pronunciare il prossimo 5 ottobre 2019 sulla legittimità della delibera della Giunta regionale XI/280 del 28 giugno 2018 che ha disciplinato il Cir.

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