ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIl decreto del Turismo

Affitti brevi, pronta la banca dati per mappare gli annunci

Ogni annuncio di affitto breve pubblicato online dovrà possedere il codice identificativo ed essere iscritto alla banca dati. Previste sanzioni pecuniarie

di Michela Finizio

Aggiornato il 30 settembre 2021, ore 13.30

3' di lettura

Presto i locatori di affitti brevi, albergatori e bed & breakfast saranno inseriti in una banca dati della ricettività, al fine di contrastare l’evasione nel settore turistico. Il ministro del Turismo, Massimo Garavaglia ha firmato il decreto ministeriale che disciplina la nascita di questa piattaforma che servirà per mappare le strutture ricettive e gli immobili destinati agli affitti brevi. La misura era prevista dal decreto legge n. 34 del 30 aprile 2019, che risale a due anni e mezzo fa.

Cosa prevede la banca dati degli affitti brevi

In base ai commi 4-5 dell’articolo 13-quater del Dl 34/2019 la “banca dati” prevede che le unità destinate ad affitto breve presenti nel territorio nazionale vengano identificate secondo un codice alfanumerico, denominato “codice identificativo”, da utilizzare in ogni comunicazione inerente all’offerta e alla promozione dei servizi all'utenza. Quest’ultimo obbligo - in base a quanto si apprende dalla bozza del decreto ministeriale - riguarderà i locatori di immobili con contratti di durata inferiore a 30 giorni, i titolari di strutture ricettive, i soggetti che esercitano intermediazione immobiliare e i portali telematici, pena la sanzione pecuniaria da 500 euro a 5.000 euro. In pratica, anche ogni annuncio di affitto breve pubblicato online dovrà possedere il codice identificativo ed essere dunque iscritto alla banca dati. In caso di reiterazione della violazione la multa verrà maggiorata del doppio, da mille a 10mila euro.

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Quali saranno gli obblighi per gli «host»

L’introduzione della banca dati, adottata in pieno accordo con le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, rende omogenei i dati delle strutture ricettive su base nazionale. È previsto, infatti, che la banca dati indichi una serie di parametri idonei ad individuare la struttura ricettiva. Parametri come: la tipologia degli alloggi, l’ubicazione, la capacità ricettiva, gli estremi dei titoli abilitativi richiesti ai fini dello svolgimento dell'attività ricettiva, il soggetto che esercita l'attività, anche in forma di locazione breve, il codice identificativo regionale, o laddove questo non sia stato adottato, un codice alfanumerico generato dalla banca dati stessa.

La semplificazione per gli operatori

Il censimento in una mega banca dati nazionale di tutte le strutture ricettive e gli immobili concessi in locazione per meno di 30 giorni e la loro identificazione con un codice alfanumerico, che andrà a sostituire la selva dei diversi codici ora presenti a livello regionale, rappresentano uno strumento in grado di semplificare l'azione degli operatori oggi alle prese con le differenti normative sul territorio.

Il decreto attuativo del ministero del Turismo ha già ottenuto parere favorevole del Garante per la privacy e nei prossimi mesi dovrà essere indetta una procedura pubblica per affidare la realizzazione della piattaforma. È previsto, inoltre, che un protocollo d’intesa tra Stato, Regioni e Province autonome provveda a specificare in modo omogeneo a livello nazionale criteri idonei e parametri tecnici per definire le macro-tipologie della ricettività extra-alberghiera. «Ora è importante - afferma Marco Celani, presidente dell’Associazione italiana gestori affitti brevi (Aigab) - che il ministro Garavaglia mantenga aperto il dialogo con gli operatori del settore in modo da rendere semplice ed economico comunicare i dati senza eccessivi aggravi per gli utenti e anche perché c’è ancora molto da fare. Avendo tutti i dati a disposizione le autorità, a patto di predisporre gli adeguati controlli, saranno in grado di porre fine al sommerso e alla concorrenza sleale di chi non paga le tasse. Misurare il fenomeno e averne finalmente contezza - conclude Celani - è infatti solo un primo passo ma non basta. Quel che occorre è controllare e sanzionare eventuali abusi per consentire agli operatori legali di lavorare in un regime vera concorrenza».

In data 30 settembre abbiamo corretto la seguente frase, riportata nella versione iniziale dell’articolo, dopo aver letto una bozza del decreto del ministero del Turismo non ancora pubblicato in Gazzetta ufficiale.

«In base ai commi 4-5 dell’articolo 13-quater del Dl 34/2019 la “banca dati” prevede che le unità destinate ad affitto breve presenti nel territorio nazionale vengano identificate secondo un codice alfanumerico, denominato “codice identificativo”, da utilizzare in ogni comunicazione inerente all’offerta e alla promozione dei servizi all'utenza. Quest’ultimo obbligo non riguarda i locatori di immobili con contratti di durata inferiore a 30 giorni, ma i titolari di strutture ricettive, i soggetti che esercitano intermediazione immobiliare e i portali telematici, pena la sanzione pecuniaria da 500 euro a 5.000 euro»

Il comma 2 dell’articolo 3 di tale decreto precisa, invece, che l’obbligo riguarderà anche i soggetti che concedono in locazione breve immobili ad uso abitativo. Nella versione iniziale dell’articolo facevamo erroneamente riferimento alla norma originale (commi 7-8 dell’articolo 13-quater del Decreto crescita) che è stata però successivamente modificata (lettera c) del comma 597 della legge 178 - 2020) includendo i locatori.

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