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Affitti brevi, la stretta in un emendamento (già arenato) al Dl «Milleproproghe»

Già respinto dalla maggioranza l’emendamento al Milleproroghe che definisce l’attività d’impresa oltre le 3 camere affittate

di Saverio Fossati


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Reuters

3' di lettura

Le Associazioni Host+Host, Host Italia, Prolocatur e Abbav, in rappresentanza di 200mila proprietari italiani, sono«molto preoccupate da quanto potrebbe accedere all’interno dell’ordinamento civile italiano qualora fosse approvato un emendamento al decreto Milleproroghe (Ac 2325) ora in discussione in Commissione alla Camera» L’emendamento è stato presentato da Nicola Pellicani e Rosa Maria Di Giorgi (Pd).

L’emendamento 7.30, che andrebbe a modificare il DL 50/2017 già convertito in legge n.96 del 21 giugno 2017, determinerebbe un’ inversione dell’onere della prova a carico dei locatori. A quanto risulta al Quotidiano del Sole 24 Ore - Condominio, però, l’emendamento è stato bocciato ieri sera alla riunione della maggioranza governativa, con disappunto dei proponenti. Il suo esito, quindi, è problematico, dato che non entrerà tra quelli governativi.

Quando scatta l’impresa
Le condizioni dell’emendamento per essere considerato un imprenditore rimarrebbero quelle di cui all’articolo 2082 del codice civile e cioè “professionalità” e “organizzazione”. Tuttavia, solo nel caso dei privati cittadini che danno in locazione i propri alloggi con più di tre “camere”, sarebbero questi ultimi a dover dimostrare l'insussistenza di dette condizioni, anziché essere gli uffici preposti all'accertamento a dimostrarne la sussistenza. E tutto questo in attesa di un provvedimento ministeriale da prendersi entro il 31 dicembre 2020, dopodiché presumibilmente entrerebbero in vigore altri criteri.

La licenza comunale
Inoltre, segnalano le Associazioni «La previsione che uno dei modi di esercizio del diritto di proprietà privata possa essere subordinato ad una “licenza comunale” rappresenterebbe una grave limitazione del diritto stesso e probabilmente una grave violazione sia della tutela assicurata dall’art. 42 della Costituzione al diritto di proprietà privata, sia un'ingiustificata limitazione al principio di libera iniziativa economica, il tutto allo scopo di «tutelare il patrimonio storico e artistico della Nazione».

Questo provvedimento, prosegue il comunicato delle Associazioni «Sembra ispirato solo dall’ennesimo tentativo di dissuadere i privati cittadini dal dare in locazione breve i propri alloggi (anche ai turisti) con limitati benefici per le categorie degli albergatori e dei gestori delle strutture ricettive, ma con gravi danni per il sistema turistico nazionale, per l'erario e anche per le casse dei comuni. Non si deve dimenticare, infatti, che meno alloggi in locazione breve significano solo meno gettito fiscale e minori entrate per i comuni dall'imposta di soggiorno. Si auspica quindi che l'emendamento venga ritirato e si riprenda presto a parlare di “Comunicazione Unica” partendo dalla proposta che le suddette associazioni hanno presentato la scorsa estate al Ministero delle Finanze e al Ministero dell'Agricoltura».

Le reazioni delle categorie
Alla notizia della bocciatura dell’emendamento in sede di vertice di maggioranza il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, ha dichiarato «Prendiamo atto con soddisfazione del ritiro dell'emendamento al decreto Milleproroghe in materia di affitti brevi. Come abbiamo più volte sottolineato, su questo tema si sta legiferando ormai ad un ritmo incessante e non si sentiva certo il bisogno di un ennesimo intervento normativo. L'auspicio è che, finalmente, si inizi a guardare agli immobili come risorsa da salvaguardare e non come investimento da punire».

Per Marco Celani, AD Italianway e portavoce Associazioni nazionali “Italia Startup” e “Startup Turismo” «Bene che l'emendamento al dl Milleproroghe presentato dal Pd alla Camera sia stato ritirato, visto che presupponeva che il legislatore nazionale abdicasse al suo ruolo di indirizzo strategico e di vision orientata a far crescere le colonne su cui si regge il PIL Italiano (ed il turismo con il comparto dei cosiddetti affitti brevi che vale circa 2,5 miliardi di euro è una di queste colonne) a vantaggio di sindaci sceriffi, magari sensibili a corporazioni locali, che legifererebbero in maniera difforme uno dall'altro rendendo impossibile a qualsiasi azienda italiana crescere a livello nazionale. Ma ora serve una cabina di regia a livello nazionale. Non si può stressare così il settore».

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