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Affitti, la cedolare taglia l’evasione ma aumenta i costi per lo Stato

Lo sconto concesso dalla cedolare è molto alto, anche perché i titolari delle entrate da affitto sono spesso i contribuenti con redditi medio-alti, per cui la richiesta fiscale del 10 o del 21% si confronta con l’aliquota marginale più alta, quella al 43%

di Marco Mobili, Gianni Trovati

2' di lettura

Non è stata solo la Flat Tax degli autonomi a finire sotto esame nella relazione sull’evasione pubblicata sabato dal Mef in allegato alla Nadef aggiornata. Accanto alle critiche a questa tassa piatta, infatti, i tecnici guidati da Alessandro Santoro hanno fatto i conti in tasca all’altra Flat Tax resa popolare dal nostro ordinamento tributario: la cedolare secca sugli affitti. Che ha dato una grossa mano a erodere l’evasione diffusa sui canoni di locazione; ma nonostante questo ha generato costi aggiuntivi per lo Stato. Con un corollario: il peso sopportato dai conti pubblici è servito soprattutto a favorire i redditi più alti.

Il paradosso delineato da queste conclusioni è solo apparente. E per capirlo basta guardare i numeri. Il primo è quello rappresentato dalla riduzione del Tax Gap sugli affitti: rispetto al 2015, quando la cedolare nata quattro anni prima è stata rafforzata con l’aliquota ultraleggera al 10% per i canoni concordati, la propensione all’evasione è crollata del 62%, passando da 1,275 miliardi a 487 milioni.

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In termini pratici, quindi, la spinta prodotta soprattutto dalla cedolare avrebbe permesso di recuperare 788 milioni di euro su base annua. Ma c’è un però. La relazione prova infatti a disegnare anche uno scenario controfattuale, in cui l’agevolazione scompare, si impone il ritorno alla tassazione ordinaria che mette le entrate da affitto insieme ai redditi sotto all’aliquota marginale Irpef, e si genera una fuga dei contribuenti che riporta l’evasione ai livelli precedenti. Il risultato, spiega l’analisi, sarebbe un aumento di gettito nell’ordine di 1,4 miliardi, cioè oltre 600 milioni in più di quelli recuperati grazie all’imposta sostitutiva. Come mai?

La spiegazione è piuttosto semplice. Lo sconto concesso dalla cedolare è molto alto, anche perché i titolari delle entrate da affitto sono spesso i contribuenti con redditi medio-alti, per cui la richiesta fiscale del 10 o del 21% si confronta con l’aliquota marginale più alta, quella al 43%.

Da qui discende anche un’altra considerazione rilanciata dalla relazione. Di circa il 20% della variazione fiscale complessiva ha beneficiato l’1% più ricco dei contribuenti - si legge a pagina 106 - e circa il 60% di tutta la riduzione delle tasse è andata a vantaggio del 10% dei contribuenti più ricchi». Che di conseguenza sono i primi beneficiari dello sconto concesso dallo Stato.

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