Locazioni

Affitti per studenti, la domanda inizia a correre ma i prezzi restano stabili

Nelle città in cui gli atenei puntano a riprendere in presenza aumenta la richiesta. Le residenze coprono solo il 10% del fabbisogno

di Laura Cavestri

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3' di lettura

La Dad, come certificano i risultati Invalsi, è un’arma di emergenza che diventa via via spuntata. E quindi tornano o vorrebbero tornare – quanto prima – in presenza anche gli studenti degli atenei italiani.

I dati sulla domanda

È già corsa agli affitti nelle città universitarie. Lo dicono i dati – in anteprima – dell’ufficio studi di Idealista, che, a giugno 2021 (rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso) certifica un aumento a tre cifre della domanda di stanze e appartamenti, da parte della famiglie, per i figli-studenti fuori sede. Contemporaneamente, non calano i prezzi richiesti dai proprietari (dopo un anno di spazi sfitti). Tranne Milano che ha già prezzi sopra la media e Torino che cala un po’.

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IL COSTO DI UNA STANZA
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«L’università è prima di tutto un’esperienza di vita alla quale i giovani non sono disposti a rinunciare facilmente – ha spiegato Vincenzo de Tommaso, responsabile dell’ufficio studi di Idealista –. La domanda sta tornando molto dinamica e se i prezzi sono stabili o in leggero aumento, i contratti sono più brevi e flessibili. A riprova del fatto che c’è voglia di ripartire ma con prudenza».

«Le agenzie affiliate Tecnocasa e Tecnorete – ha affermato Fabiana Megliola, responsabile ufficio studi Tecnocasa – hanno registrato un incremento di richieste, che nel secondo trimestre del 2021 è stata del 4,7 per cento. La ripresa si vede soprattutto in quelle realtà in cui le università hanno già deciso le modalità di frequenza. Non tutti gli atenei hanno definito come sarà il rientro ma in alcune città come Napoli, Roma, Torino e Milano si stanno già stipulando contratti di locazione con studenti».

«Il 2021 sarà ancora un anno di transizione – ha detto Maurizio Carvelli, fondatore e ceo di Camplus (9mila posti letto in 12 città tra residenze universitarie e appartamenti privati) – perchè alcuni atenei stanno pensando di riportare le lezioni in presenza e l’opzione in remoto. Ma non è chiaro se contemporaneamente o in alternativa. La domanda è in aumento mentre sono ancora assenti gli studenti stranieri. E paradossalmente, riceviamo più richieste per le residenze che per gli appartamenti, che sono più care ma rispettano rigidi protocolli anticovid».

Carente l’offerta strutturata

Che l’Italia sia indietro rispetto a un’offerta strutturata di residenzialità per studenti (che vada oltre l’affitto dal piccolo proprietario del vecchio appartamento ereditato e del canone pagato spesso in nero) è nei numeri. Oggi, con circa 60mila posti letto in strutture ad hoc (residenze universitarie, convenzionate, collegi di merito, student housing) l’offerta copre circa il 10% della domanda. Il resto si rivolge ai piccoli proprietari

Secondo l’ultimo “Student housing snapshot” di Jll, nei principali mercati italiani, nei prossimi 4 anni si prospetta una crescita di circa 18mila posti letto in residenze, 6mila delle quali nel capoluogo lombardo seguito da Torino con +4.600 posti letto, Firenze ( +2.000), Bologna (+1.800) e Roma (+1.600). Ma i canoni sono più alti di una singola da un privato. A Milano si aggirano sui mille euro, contro i 490 di Torino e i 395 di Bologna. Firenze e Roma sono sugli 800 mensili.

Le iniziative a Milano

A Milano, il tavolo di lavoro Student housing-Protocollo d’Intesa Study in Milano (di cui fanno parte Comune, Camera di commercio, università e scuole di alta formazione, fondazioni, cooperative e operatori di housing sociale) ha appena chiuso uno studio dal quale emerge – ha detto Beatrice Zanolini, consigliere della Camera di Commercio e direttore di Fimaa Mi-Lo-MB – che, «a fronte di un fabbisogno di circa 100mila posti letto in città, l’offerta copre oggi – tra collegi, residenze, studentati e varie forme di convenzioni pubblico-privato, circa il 12% della domanda».

Infine, si amplia il progetto “Prendi in casa uno studente” , nato nel 2004, che impegna un anziano a ospitare uno studente con un contratto di ospitalità (quindi non di locazione, sublocazione o affitta camere) in cambio di un contributo economico minimo e un impegno alla convivenza attiva. In 15 anni 1.500 anziani hanno attivato oltre 650 convivenze. L’esperienza ora si apre a tutti i proprietari. Dal 2021 le richieste dei giovani (età media 22 anni, 80% italiani, soprattutto lombardi e veneti) sono aumentate del 20% e quelle degli ospitanti (la cui età media si è abbassata da 75 a 61 anni) dell’82 per cento.

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