Rivolta a Jalalabad

Fmi congela i finanziamenti all’Afghanistan: «Troppa incertezza»

In arrivo a Fiumicino aereo con 85 persone a bordo. Il nostro console: «Ancora 20 italiani in Afghanistan». Gli Stati Uniti bloccano i fondi della Banca centrale afghana. Anche i Dem chiedono indagine sulle cause del ritiro

Spari su manifestanti con bandiera afgana a Jalalabad

10' di lettura

Il Fondo monetario internazionale ha deciso di sospendere i suoi fondi per l’Afghanistan vista l’attuale situazione di grande incertezza. Lo rende noto lo stesso Fmi. Il Fondo doveva prestare circa 455 milioni di dollari al Paese la prossima settimana ma ha deciso di congelare il finanziamanento. «L’Fmi è guidato dalla comunità internazionale e al momento non c’è chiarezza sul riconoscimento del nuovo governo afghano», ha dichiarato un portavoce dell’istituzione con sede a Washington.

In un’intervista al Financial Times, l’ex governatore della Banca centrale afghana ha messo in guardia dal rischio di una crisi finanziaria del Paese a causa del rapido prosciugarsi della liquidità in dollari dopo che gli Stati Uniti e l'Fmi hanno deciso di chiudere i rubinetti.

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Intanto si precisano meglio i contorni del regime talebano. «Non ci sarà alcun sistema democratico perché non ha alcuna base nel nostro Paese». Lo ha detto un alto esponente dei talebani Waheedullah Hashimi. «Non discuteremo quale tipo di sistema politico dovremmo applicare in Afghanistan perché è chiaro. È la legge della sharia e basta».Le proteste a Jalalabad contro l’abolizione della bandiera nazionale afghana intanto provocano la reazione talebana. Due i morti accertati, ma, secondo alcune fonti, i morti sarebbero 35. Almeno 17 persone sono invece rimaste ferite nella calca all’aeroporto di Kabul, dove da giorni migliaia di afgani si affollano nella speranza di lasciare il Paese. Fonti dei Talebani e dell’ex presidente Hamid Karzai citate dalla televisione Tolo hanno detto che le due parti stanno lavorando per la formazione di un «governo inclusivo» in Afghanistan. L’ex presidente afgano Ashraf Ghani si trova negli Emirati Arabi Uniti con la sua famiglia.

E dichiara: «Mi sto attualmente consultando per tornare in Afghanistan e combattere per la sovranità dell’Afghanistan. Tornerò presto». Sono «senza fondamento» le accuse secondo cui avrebbe lasciato il Paese portando via con sé decine di milioni di dollari, ha aggiunto l’ex presidente, ribadendo di aver lasciato l’Afghanistan «a mani vuote» e sottolineando di essere stato costretto ad andarsene dai suoi servizi di sicurezza.

Il console a Kabul: «Ancora 20 italiani in Afghanistan»

Intanto il console italiano a Kabul, Tommaso Claudi, al Tg1 ha detto: “Abbiamo evidenza di 20 connazionali non solo a Kabul ma anche nelle altre province dell'Afghanistan”. Il console è rimasto nella capitale afghana per mantenere un collegamento operativo con la Farnesina e gestire tutte le operazioni di rientro in loco. “Il nostro obiettivo è mantenere il ponte aereo aperto”, ha sottolineato, ricordando che nella mattina del 18 agosto “grazie alla macchina della Farnesina che non si è mai fermata, sono state messe in salvo attiviste dei diritti femminili e una parte consistente dei collaboratori dell'Ambasciata d'Italia a Kabul”.

Nella giornata di venerdì 20 agosto si terrà una riunione straordinaria dei ministri Nato. Le nazioni occidentali si organizzano per portare nei propri Paesi collaboratori afghani e altri profughi. Prosegue infatti il ponte aereo per portare in Italia collaboratori afghani da Kabul. Tre velivoli arrivano in giornata dalla capitale afghana. Il primo, con a bordo 86 passeggeri, è atterrato nel pomeriggio a Fiumicino. «Il nostro impegno - spiega il ministro della Difesa Lorenzo Guerini - è lavorare col massimo sforzo per completare il piano di evacuazione dei collaboratori afghani, degli attivisti e di chi è esposto al pericolo».

L’esercito americano ha già evacuato più di 3.200 persone dall’Afghanistan, compreso il personale statunitense, utilizzando aerei militari. Dal canto suo, la Gran Bretagna ha annunciato che accoglierà fino a 20mila afghani in fuga dal loro Paese con permessi di soggiorno a tempo indeterminato. Il programma prevede l’accoglienza di 5mila persone quest’anno, da elevare nel tempo a 20mila. La priorità verrà data a quelli ritenuti maggiormente a rischio.

Talebani e Karzai lavorano a governo inclusivo

Fonti dei Talebani e dell’ex presidente Hamid Karzai citate dalla televisione Tolo hanno detto che le due parti stanno lavorando per la formazione di un «governo inclusivo» in Afghanistan. L’annuncio fa seguito alla notizia che l’ex presidente ha incontrato a Kabul Anas Haqqani, uno dei leader della Rete Haqqani, una forza militare jihadista che fa parte dei Talebani. Fonti vicine a Karzai hanno fatto sapere che lunedì lo stesso Karzai e Abdullah Abdullah, ex inviato governativo per la riconciliazione, hanno incontrato anche un altro esponente dei Talebani, Amir Khan Motaqi. A Kabul ci sarebbe stato un incontro tra l’ex presidente afghano Hamid Karzai, l’ex «chief executive» e rappresentante per i negoziati di pace Abdullah Abdullah e Anas Haqqani.

Ghani è negli Emirati

L’ex presidente afgano Ashraf Ghani e la sua famiglia sono negli Emirati Arabi Uniti. Lo ha riferito il ministero degli Esteri emiratino, citato da Sky News. “Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale degli Emirati Arabi Uniti può confermare che gli Emirati Arabi Uniti hanno accolto il presidente Ashraf Ghani e la sua famiglia nel paese per motivi umanitari”, si legge in una dichiarazione del ministero.

Premier Uk Johnson: «Giudicheremo i Talebani dai loro atti»

Il Regno Unito si impegna a «fare tutto il possible per prevenire una crisi umanitaria» in Afghanistan dopo l’avanzata dei Talebani seguita al ritiro della Nato e a «sostenere» gli afgani in fuga che negli ultimi anni hanno collaborato con l’Occidente. Lo ha detto il premier Boris Johnson aprendo un dibattito straordinario alla Camera dei Comuni, richiamata per un giorno dalle ferie estive. Johnson ha poi insistito che i 20 anni di missione militare sono stati «un successo malgrado le tante difficoltà» rispetto all’obiettivo cruciale del dopo l’11 settembre 2001 di «estirpare al Qaida e fare il possibile per stabilizzare il Paese».

Il governo britannico intende giudicare le intenzioni dei Talebani in Afghanistan «dalle loro azioni, non dalle parole», in primis sul rispetto «dei diritti umani», ha detto Johnson alla Camera dei Comuni a Westminster. Il premier Tory ha poi ribadito che un eventuale loro riconoscimento al governo di Kabul dovrà avvenire in modo «unitario e concertato» ad opera della comunità internazionale e che «sarebbe sbagliato» concederlo «prematuramente o a livello bilaterale» da parte di singoli Paesi e governi.

Il primo ministro britannico Boris Johnson

Aeroporto di Kabul circondato dai Talebani

Intanto, i combattenti talebani hanno circondato l’aeroporto internazionale di Kabul con posti di blocco di sicurezza, sollevando preoccupazioni sul fatto che il gruppo impedirà a centinaia di afghani di lasciare il paese dopo il crollo del governo appoggiato dagli Stati Uniti. Secondo un alto funzionario talebano, i posti di blocco all’aeroporto internazionale di Hamid Karzai, l’ultimo posto sotto il controllo degli Stati Uniti, servono solo per garantire la sicurezza e impedire alle persone di entrare di corsa dopo la morte di diverse persone in scene caotiche. Mentre il funzionario ha affermato che il gruppo vuole convincere le persone a rimanere in Afghanistan, ha affermato che i talebani non impediscono a nessuno con documenti di viaggio validi di salire a bordo dei voli di evacuazione degli Stati Uniti.
In precedenza funzionari della difesa tedesca avevano affermato che i talebani avevano sigillato l’aeroporto e lasciavano passare solo membri della comunità internazionale. I voli civili e militari sono ripresi con più di 700 persone trasferite nelle ultime 24 ore, ha detto un funzionario della Casa Bianca.

Talebani fanno saltare in area statua leader hazaro Mazari

I talebani hanno fatto saltare in aria la statua di un leader della milizia sciita che aveva combattuto contro di loro durante la guerra civile in Afghanistan negli anni ’90, secondo le foto circolate sui social media. La statua raffigurava Abdul Ali Mazari, un capo della milizia ucciso dai talebani nel 1996. Mazari era un leader della minoranza etnica hazara dell’Afghanistan, gli sciiti che erano stati perseguitati sotto il precedente governo dei talebani sunniti. La statua si trovava nella provincia centrale di Bamyan, dove i talebani hanno fatto saltare in aria anche due enormi statue di Buddha di 1.500 anni scolpite in una montagna nel 2001, poco prima dell’invasione guidata dagli Stati Uniti che li ha cacciati dal potere. I talebani hanno affermato che i Buddha violavano il divieto di idolatria imposto dall’Islam.

A Kabul piccola manifestazione delle donne. I talebani non intervengono

Intanto, un primo, sia pur timido, segnale di resistenza delle donne afghane alla reimposizione di leggi discriminatorie da parte dei Talebani in Afghanistan è venuto nella giornata di martedì da un raduno di una decina di donne in una strada di Kabul, da due giorni sotto il controllo degli studenti coranici. In un video diventato virale sui social (vedi sotto, ndr) si vedono le partecipanti, tutte con il capo e il corpo coperti, mentre innalzano dei piccoli cartelli e gridano slogan quali: “Sostenete la voce delle donne afghane”, “Le donne afghane esistono”, “Il lavoro, l’istruzione e la partecipazione politica sono diritti di ogni donna afghana”, e ancora “non fateci sparire”. Le immagini mostrano un pick-up dei Talebani vicino alle manifestanti, e miliziani armati che si limitano a guardarle senza intervenire. Nelle loro prime dichiarazioni pubbliche dopo la presa di Kabul i Talebani, oltre a promettere che non si abbandoneranno a vendette contro gli afghani che hanno collaborato con il precedente governo e con le forze straniere della Nato, hanno assicurato che consentiranno alle ragazze di andare a scuola e alle donne di partecipare alla vita sociale e politica, ma nei limiti imposti dalla Sharia, la legge islamica.

La prossima settimana summit virtuale dei leader del G7

La prossima settimana i leader del G7 si riuniranno per un summit virtuale sulla situazione in Afghanistan. È stato annunciato dopo la telefonata, la notte scorsa, tra il premier britannico, Boris Johnson, e il presidente americano Joe Biden. Nel corso del colloquio, ha reso noto la Casa Bianca, i due leader hanno «lodato il coraggio e la professionalità dei loro militari e personale civile che stanno lavorando insieme a Kabul all’evacuazione dei propri cittadini e degli afghani che ci hanno aiutato durante la guerra». «Hanno anche discusso della necessità di continuare uno stretto coordinamento tra alleati e partner democratici su come procedere con la politica sull’Afghanistan», prosegue la nota, sottolineando che si è discusso anche dei «modi in cui la comunità globale possa fornire ulteriore assistenza umanitaria ai rifugiati ed altri afghani vulnerabili». Per questo è stato convenuto di incontrarsi in modo virtuale con gli altri leader del G7 per discutere una «strategia ed un approccio comuni». Johnson è stato il primo leader internazionale con cui Biden ha parlato dalla caduta di Kabul.

Usa bloccano i fondi della Banca centrale afghana

L’amministrazione Biden ha congelato le riserve del governo afghano depositate in banche americane, per impedire ai Talebani l’accesso a miliardi di dollari. Secondo quanto rivelano fonti citate dal Washington Post, la decisione è stata presa domenica, mentre i Talebani prendevano il controllo di Kabul, dalla segretaria al Tesoro, Janet L. Yellen e dai funzionari dell’ufficio Foreign Assets Control per il controllo dei beni stranieri. Nelle discussioni sono stati coinvolti anche funzionari del dipartimento di Stato e della Casa Bianca. «Nessun bene della Banca centrale afghana depositato negli Stati Uniti sarà messo a disposizione dei Talebani», affermano fonti governative.

Questa del congelamento dei beni è la prima delle decisioni economiche che Washington dovrà prendere nei confronti dell’Afghanistan, paese che in questi anni è stato fortemente dipendente dall’assistenza economica Usa ed internazionale. Tra queste come gestire le sanzioni esistenti nei confronti dei Talebani - e che hanno permesso di congelare le riserve della banca centrale afghana - che potrebbero rendere difficile continuare a fornire assistenza umanitaria all’Afghanistan ora che i Talebani controllano Kabul. Secondo il Fondo monetario internazionale, la banca centrale afghana aveva riserve per 9,4 miliardi di dollari lo scorso aprile, la maggioranza delle quali non conservate nel Paese. Si stima che molti di questi miliardi siano in conti americani, in particolare nelle banche di New York, ma il Post non sa quanti esattamente.

Il governatore della Banca centrale afghana: le riserve monetarie non sono state compromesse

Le riserve valutarie dell’Afghanistan sono per lo più detenute in conti esteri e non sono state compromesse da quando i talebani hanno catturato Kabul, ha detto oggi il capo della banca centrale. La Da Afghanistan Bank controllava circa 9 miliardi di dollari di riserve, di cui circa 7 miliardi detenuti in una combinazione di contanti, titoli in oro degli Stati Uniti e altri titoli presso la Federal Reserve, ha detto su Twitter Ajmal Ahmaty, il governatore in carica, che ora è fuggito da Kabul.

Merkel e Johnson sentono premier pakistano Khan

Il primo ministro britannico, Boris Johnson, e la cancelliera tedesca, Angela Merkel, hanno sentito al telefono la loro controparte pakistana, il primo ministro Imran Khan, in merito alla situazione in Afghanistan, che è in rapida evoluzione. Lo ha riferito il ministero degli Esteri pakistano in una nota durante la notte. Si è trattato del primo contatto tra le parti da quando i talebani hanno preso il controllo del Paese domenica.

Anche i Dem Usa chiedono indagine su cause ritiro

Joe Biden ora deve fare i conti anche con il suo partito per l’uscita umiliante e caotica dall’Afghanistan. Tre commissioni del Senato guidate dai dem (Intelligence, Affari esteri e Forze armate) sono intenzionate a indagare sull’esecuzione del ritiro. «Sono deluso che l’amministrazione Biden non abbia valutato accuratamente le implicazioni di un ritiro rapido degli Usa», ha osservato il presidente della commissione Esteri Bob Menendez. «Siamo testimoni di risultati orribili di molti anni di fallimenti politici e di intelligence», ha aggiunto.

Trump: gli Usa non sono mai stati così umiliati

L’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump condanna l’operato del presidente Joe Biden in Afghanistan. In un’intervista a Fox News ha detto che Biden ha umiliato gli Stati Uniti più di qualsiasi altro presidente nella storia. «È un momento terribile per il nostro Paese. Non credo che in tutti questi anni il nostro Paese sia mai stato così umiliato».

Ministro Iran: «Ondata profughi potrebbe aggravare crisi Covid»

«Il caos in Afghanistan e il possibile arrivo di afghani in Iran potrebbe diventare un rischio riguardo la pandemia di coronavirus». Lo ha detto il ministro iraniano della Salute, Saeed Namaki, in dichiarazioni riportate dall’agenzia iraniana Isna. La Repubblica Islamica, che confina con l’Afghanistan, teme una nuova ondata di profughi. Ai valichi di confine, riporta l’agenzia Dpa, sono state istituite ’zone cuscinetto’ per i profughi afghani. L’Iran, alle prese con quella che viene descritta come la “quinta ondata di contagi”, ha segnalato oggi altri 583 decessi per circostanze riconducibili al coronavirus che fanno salire il totale, secondo i dati riportati dall’agenzia Tasnim, a 99.691 dall’inizio della pandemia su più di 4,55 milioni di contagi.

Al Qaida esulta, ma per l’Isis i Talebani sono «agenti Usa»

Al Qaida esulta per la “storica vittoria” dei suoi storici alleati in Afghanistan, ma per l’Isis, che con loro non è mai andata d’accordo, i Talebani vittoriosi altro non sono che «apostati» traditori e «agenti degli americani». L’analisi dei commenti della galassia jihadista nel mondo al ritorno dopo 20 anni al potere a Kabul degli “studenti del Corano” - pubblicata sulla Bbc dall’esperta Mina al-Lami - mostra anche un atteggiamento generale un po’ attendista, come se si aspettasse l’autoproclamato Emirato islamico al varco sulla reale applicazione della sharia e sulla sua ortodossia e radicalità, dopo le aperture verso la Cina, le trattative di Doha con il nemico e le dichiarazioni concilianti per l’Occidente diramate in questi ultimi giorni. L’Isis, che uscì rabbiosamente da una costola di Al Qaida, in Afghanistan negli ultimi anni ha cercato di creare una propria milizia talebana rivale, minoritaria e con scarse risorse, definendo quella originale una “apostasia”. Ora in maggioranza i sostenitori dell’ex Stato islamico, riferisce la Bbc, sono giunti alla conclusione che i talebani vittoriosi a Kabul siano «agenti degli Stati Uniti», attraverso i quali l’America continuerà a esercitare il suo potere, frutto di un compromesso, se non di un trattato segreto.


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