Oggi il vertice in videoconferenza

Afghanistan, al G7 asse Draghi-Johnson. Ipotesi posticipo ritiro e sanzioni ai Talebani

Regno Unito, Francia e Germania - ossia tre dei grandi Paesi del G7 -chiederanno agli Stati Uniti di prorogare oltre il 31 agosto la data di scadenza per il ritiro delle truppe Usa e Nato da Kabul

di Gerardo Pelosi

Afghanistan, colloquio tra Draghi e Biden: approccio comune al G7

3' di lettura

Sarà la riunione in videoconferenza del G7 di oggi pomeriggio a chiarire la posizione comune dei sette Paesi più industrializzati sull'emergenza umanitaria verificatasi in Afghanistan. L'Italia è tra i Paesi europei che hanno finora organizzato il maggior numero di voli militari per portare in salvo cittadini afghani che avevano collaborato con le forze occidentali. Ma molto resta ancora da fare come fa capire il rappresentante della Nato a Kabul, l'ambasciatore italiano Stefano Pontecorvo, che da giorni coordina le operazioni dallo scalo areo di Kabul.

Uk, Francia e Germania chiedono a Usa proroga missione

Regno Unito, Francia e la Germania ossia tre dei grandi Paesi del G7 chiederanno oggi agli Stati Uniti di prorogare oltre il 31 agosto la data di scadenza per il ritiro delle truppe Usa e Nato dall’Afghanistan. Il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas è stato chiaro: “Stiamo parlando – ha detto Maas -. con gli Stati Uniti, la Turchia e altri partner con l’obiettivo di facilitare le operazioni civili dall’aeroporto di Kabul per consentire l’evacuazione delle persone oltre il 31 agosto. Dovremo anche continuare a parlare con i talebani di questo problema, ed è quello che stiamo facendo”. Gli ha fatto eco il capo della diplomazia francese Jean-Yves Le Drian che ha detto: “Siamo preoccupati per la scadenza del 31 agosto fissata dagli Stati Uniti”.

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Allo studio coordinamento G7-G20 su Afghanistan

Ma nello stesso tempo si sta lavorando per rendere permanente un coordinamento tra il G7 e il G20 per il dossier Afghanistan. Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ne ha già parlato giorni fa con il premier inglese Boris Johnson e l'idea potrebbe concretizzarsi già come seguito della riunione odierna del G7. C'è da stabilire innanzi tutto se è possibile ottenere una proroga del ritiro oltre il 31 agosto per effettuare un maggior numero di voli umanitari e se è pensabile creare un regime sanzionatorio contro i talebani in risposta alle azioni che verranno intraprese. Gli Usa sono già pronti a sostenere al G7 l’ipotesi di sanzioni contro i talebani nel caso non rispettino i diritti umani, in particolare quelli di donne e ragazze, secondo fonti della Casa Bianca. Lo stesso Joe Biden ha risposto affermativamente ad una domanda su questo tema, spiegando che “dipende dal loro comportamento”.

Vertice da Draghi con Di Maio, Guerini e “servizi”

In vista delle azioni comuni da intraprendere oggi (24 agosto) i ministri degli Esteri Luigi Di Maio e della Difesa Lorenzo Guerini aggiorneranno comunque il Parlamento sulle operazioni di evacuazione in corso. Operazioni che necessitano dell'accordo o quantomeno della non ostilità dei talebani. Questi ultimi hanno già minacciato azioni di ritorsione nel caso in cui le truppe della coalizione dovessero rimanere nel Paese oltre il 31 agosto. Ma sono in corso negoziati a Doha in Qatar tra alti funzionari americani e rappresentanti dei talebani per stabilire modalità e tempistica del “facing out” degli Usa e dei suoi alleati dal Paese. Anche di questo hanno discusso ieri sera (23 agosto) a Palazzo Chigi il premier Mario Draghi con i ministri degli esteri Di Maio, della Difesa Guerini con il sottosegretario con delega ai Servizi, Franco Gabrielli e con la direttrice del Dis, Elisabetta Belloni.

Caravelli (Aise) al Copasir su possibili infiltrazioni

E sempre ieri per due ore è stato ascoltato dal Copasir il generale Gianni Caravelli a capo dell'Aise. Sarebbe emerso che i “servizi” dei Paesi che hanno partecipato alla missione come l'Italia stanno svolgendo una attività di “screening”, in coordinamento con i colleghi statunitensi e britannici, per scongiurare il rischio che tra i profughi che stanno sbarcando a migliaia a Fiumicino si possano nascondere potenziali terroristi. Sul punto, il numero uno dell’Aise, che in Afghanistan ha lavorato in passato da ’operativo’, ha esaminato le conseguenze della nascita dell’Emirato islamico anche in riferimento alle attività delle organizzazioni terroristiche che hanno consolidate basi operative in Afghanistan. Il timore degli 007 è che il Paese possa tornare in breve tempo ad essere un laboratorio dell’estremismo jihadista. Le attività di evacuazione, intanto, proseguono.

Da giugno messi in salvo in Italia 2mila afghani

A Roma ieri sono giunti oltre 300 profughi da Kabul, via Kuwait. Dal giugno scorso sono oltre 3.350 i cittadini tratti in salvo, 2.187 quelli già giunti in Italia (di cui 574 donne e 667 bambini) negli ultimi giorni. Altre 1.300 persone sono in attesa di partire dall’aeroporto di Kabul. “E’ una operazione molto complessa e delicata”, spiega il ministro della Difesa Guerini, oggi in visita al Comando operativo di vertice interforze. “Un lavoro di squadra grazie alla collaborazione tra i Ministeri della Difesa, Esteri, Interni e i servizi di informazione”.


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