La guerra infinita

Afghanistan: talebani su Kabul, l’Italia avvia il rimpatrio del personale

Il segretario generale Nato, Stoltenberg, ha invitato i talebani a non usare la forza. Primi soldati Usa a Kabul per liberare l’Ambasciata Usa

Articolo aggiornato il 14 agosto 2021 alle ore 21

Afghanistan i talebani ora controllano Ghazni, a 150 km da Kabul

6' di lettura

A Kabul la situazione si è fatta talmente critica che le cancellerie occidentali hanno rotto gli indugi, disponendo l’evacuazione del personale diplomatico. Anche l’Italia ha dato il via alle operazioni di rimpatrio del proprio staff, pur mantenendo un presidio dell’ambasciata all’aeroporto della capitale afgana. Continua l’avanzata verso Kabul dei talebani, che hanno raggiunto il distretto di Char Asyab, a soli 11 chilometri a sud di Kabul. Lo ha riferito la legislatrice provinciale Hoda Ahmadi, citata da Al Jazeera, secondo cui il gruppo armato ha catturato una provincia a sud della città, Logar, e ha arrestato i suoi funzionari provinciali. I talebani hanno conquistato anche Mazar-i Sharif, quarta città afghana, nel nord del Paese, roccaforte di forze tradizionalmente ostili ai jihadisti. Lo riferisce l'agenzia Afp citando dei residenti.

Combattimenti sono segnalati oggi intorno all'aeroporto di Kandahar, la seconda città dell'Afghanistan, nel sud del Paese, conquistata due giorni a dai Talebani. Lo riferisce una fonte dell'ong italiana Intersos, presente con suoi operatori in città. Da parte sua, un giornalista freelance afghano, Bilal Sarwary, afferma che vi sono stati bombardamenti americani sui Talebani che avrebbero provocato “decine di morti”. Notizia non confermata dalla stessa Intersos.

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E mentre nel nord si temono combattimenti cruenti, si svuotano le ambasciate. Sono circa 30 mila le persone che gli americani intendono evacuare dall' Afghanistan entro il 31 agosto, data fissata da Joe Biden per il ritiro delle truppe. Sono le stime del Pentagono, che entro la fine del weekend di Ferragosto dispiegherà 3000 soldati all'aeroporto di Kabul per garantire la sicurezza delle operazioni. Un secondo contingente di Marines e' arrivato oggi,14 agosto, dopo quello di ieri. Gli Stati Uniti intendo evacuare “migliaia di persone al giorno”, ha detto il portavoce del Pentagono John Kirby. Circa 4200 persone lavorano all'ambasciata statunitense nella capitale.

Lasciano Kabul anche spagnoli e svedesi. Ed è allarme sfollati, già oltre 250 mila. Il Canada ne accoglierà 20 mila. «Ci stiamo preparando ad ogni evenienza, anche quella dell’evacuazione. Dobbiamo pensare alla sicurezza del personale della nostra ambasciata e dei nostri connazionali. Se sarà necessario, con l’importante aiuto della Difesa porteremo tutti in sicurezza in Italia, in tempi rapidi», ha detto il ministri degli esteri italiano, Luigi Di Maio.

«I talebani devono capire che non saranno riconosciuti dalla comunità internazionale se prenderanno il Paese con la forza. Restiamo impegnati a sostenere una soluzione politica del conflitto». Lo ha ribadito il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, dopo una riunione del Consiglio nord atlantico convocata urgentemente a causa del deterioramento della situazione in Afghanistan dopo che gli Stati Uniti - secondo la Bbc - hanno inviato a Kabuk 3mila soldati per evacuare il personale dell’ambasciata americana. Una situazione che sembrerebbe ormai fuori controllo tanto che la Danimarca e la Norvegia hanno deciso di chiudere temporaneamente le loro ambasciate a Kabul, di fronte all’avanzata dei talebani che ormai si trovano sempre più vicini alla capitale afghana.

L’ex consulente: presto governo di unità anche con talebani

Secondo Mark Kimmitt, generale di brigata dell’esercito in pensione, che è stato anche vice assistente segretario alla difesa per la politica mediorientale, intervista da Bloomberg Television, «l’Afghanistan avrà un nuovo governo di unità includendo i talebani “nel giro di poche settimane” a meno che gli aiuti internazionali all’esercito assediato del paese non vengano aumentati drasticamente». Cosa, quest’ultima, al momento esclusa sia da Usa che da Gran Bretagna.

Si combatte a pochi km da Kabul

Gli estremisti hanno preso ormai metà dei 34 capoluoghi provinciali e oltre due terzi del territorio nazionale. Il governo di Kabul controlla ancora province nel centro e nell’est, nonché la settentrionale Mazar-i-Sharif. I combattimenti più vicini alla capitale sono ormai a 11 chilometri di distanza. “Kabul non è, in questo momento, in una situazione di minaccia imminente”, i talebani “stanno cercando di isolare Kabul”, ha detto il portavoce del Pentagono John Kirby, ammettendo che “siamo certamente preoccupati per la velocità con cui i Talebani si stanno muovendo”. Una fonte del governo citata dall’agenzia Afp ha detto che, tramite la mediazione del Qatar, Kabul ha sottoposto ai Talebani la proposta «di condividere il potere in cambio della fine della violenza nel Paese».

Nato: Preoccupati violenze, manteniamo diplomazia

Gli alleati della Nato, quindi, si sono detti profondamente preoccupati per gli alti livelli di violenza causati dall’offensiva dei talebani, compreso gli attacchi dei civili, gli omicidi mirati e le notizie di altri gravi abusi dei diritti umani. Il segretario generale dell’Alleanza atlantica, Jens Stoltenberg, dopo una riunione del Consiglio nord atlantico, ha riaffermato che «la sicurezza del nostro personale è fondamentale: la Nato manterrà la propria presenza diplomatica a Kabul e continuerà ad adeguarla se necessario».

L’Onu discute bozza di condanna attacchi talebani

Intanto, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu sta discutendo una bozza di dichiarazione che «condanna con la massima fermezza gli attacchi dei talebani a città e paesi che hanno provocato un elevato numero di vittime civili». Nel testo si minacciano inoltre sanzioni per abusi e atti che mettono a rischio la pace e la stabilità dell’Afghanistan. Nella dichiarazione, che per passare deve essere concordata all’unanimità dai Quindici, si afferma che «l’Emirato islamico dell’Afghanistan non è riconosciuto dalle Nazioni Unite», e si ribadisce che il Consiglio «non sostiene e non sosterrà l’istituzione di alcun governo in Afghanistan imposto attraverso la forza militare o il ripristino dell’Emirato islamico dell’Afghanistan». L’inviata speciale dell’Onu per l’Afghanistan, Deborah Lyons, la scorsa settimana aveva messo in dubbio l’impegno dei talebani per una soluzione politica, dicendo ai membri del Consiglio di Sicurezza che la guerra è entrata in una «fase più mortale e più distruttiva».

Mosca, Iran e India siano tra i mediatori

La Russia è favorevole a rafforzare il ruolo dei mediatori internazionali nell’affrontare la situazione in Afghanistan e a includere l’Iran in questi sforzi. Lo ha detto il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov. “I mediatori internazionali possono giocare un ruolo più significativo qui che in altri conflitti. Questo è l’obiettivo dei nostri sforzi all’interno della troika (Russia, Stati Uniti e Cina, ndr) e della troika allargata che coinvolge il Pakistan. Saremmo anche interessati a che gli iraniani si uniscano e che altri paesi, compresa l’India, lo facciano in fasi successive”, ha detto Lavrov, citato da Interfax

L’avanzata dei talebani

Le truppe delle forze speciali dei talebani hanno conquistato anche Lashkar Gah, importante città nel sud dell’Afghanistan, capoluogo della provincia più grande del Paese, Helmand. La conquista di Lashkar Gah giunge nella notte di venerdì 12 agosto, dopo che, nell’avanzata di giovedì 11, i Talebani avevano preso la seconda e la terza città più grandi dell’Afghanistan, Kandahar e Herat, dove fino a qualche settimana fa erano dispiegati i militati italiani.

La ritirata delle forze governative e la marcia verso Kabul

Nel frattempo, tutte le forze governative afghane hanno lasciato la città e si sono rifugiate nelle caserme del 205esimo battaglione, hanno riferito alla dpa i deputati Gul Ahmad Kamin eArif Noorzai. La ritirata è avvenuta dopo duri combattimenti con le forze talebane avvenuti intorno e nella città nelle ultime 3 settimane.
Da Herat nell’ovest a Ghazni, nel sud-ovest, uno dopo l’altro i capoluoghi di provincia afghani cadono così nelle mani dei Talebani, che si stanno rimpadronendo con sorprendente velocità del Paese. La marcia verso Kabul ormai appare inarrestabile. Gli Usa, impegnati nel ritiro delle truppe, hanno deciso di inviare oltre 3mila soldati a protezione del personale diplomatico e dell’intero staff dell’ambasciata, senza spiegare però se il nuovo contingente resterà in Afghanistan anche dopo il 31 agosto, la data fissata da Joe Biden per il completo ritiro degli Usa dal Paese.

Caduta di Kabul questione di tempo

L’avanzata dei Talebani ricorda quella che li vide protagonisti alla metà degli anni Novanta, quando arrivarono ad instaurare il Califfato guidato dal Mullah Omar. Le loro forze sono ormai arrivate a 150 chilometri dalla capitale Kabul, verso la quale fuggono migliaia di civili in condizioni disperate. La caduta della capitale sembra essere ormai solo questione di tempo. La Germania e gli Usa hanno invitato i propri cittadini a lasciare la città e Washington, esprimendo «grave preoccupazione».

Afghanistan nella morsa dei talebani

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Sospesi rimpatri anche dalla Francia

L’inasprirsi dei combattimenti, che secondo l’Onu solo nell’ultimo mese hanno provocato 1.000 morti tra i civili, ha indotto anche la Francia a sospendere i rimpatri degli afghani immigrati illegalmente, come avevano fatto in precedenza la Germania, l’Olanda, la Svezia e la Finlandia. Intanto vengono accelerate le operazioni per cercare di portare fuori dal Paese le migliaia di afghani che hanno collaborato con le forze straniere della Nato, a rischio di rappresaglie da parte dei Talebani. «Ci stiamo muovendo insieme agli altri partner - ha detto il segretario generale della Farnesina Ettore Sequi in un’intervista a Sky TG24 - e una collaborazione fra i ministeri della Difesa, degli Esteri e dell’Interno ha fatto sì che 228 afghani che hanno collaborato con l’Italia e le loro famiglie siano già in Italia. Altri ce ne saranno nei prossimi giorni».

Kabul piena di sfollati e di paura

A Kabul, riferiscono all’Ansa fonti locali, la situazione è calma, ma cresce la paura per l’avvicinarsi dei jihadisti, mentre la città si sta riempiendo di sfollati fuggiti dalle aree dove infuriano i combattimenti. In meno di una settimana i Talebani si sono impadroniti di un terzo dei capoluoghi di provincia, mentre a causa della recrudescenza dei combattimenti a partire da maggio, in seguito al ritiro delle forze Usa e Nato, quasi 400.000 persone hanno dovuto lasciare le loro case. Ghazni, la città più vicina alla capitale conquistata dai jihadisti, è stata consegnata in cambio di un lasciapassare dal governatore, Mohammad Davud Laghmani, che poi è stato intercettato e arrestato dalle forze governative mentre fuggiva. «Non accetteremo una presa del potere violenta o con la forza da parte di nuovi regimi», ha affermato Sequi.

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