Il comandante del Covi

Afghanistan, Portolano: «I trasferimenti in Italia non sono finiti»

Il numero uno del Comando operativo di vertice interforze: pronti a ricominciare non appena le condizioni di sicurezza lo consentiranno

di Marco Ludovico

(Ansa)

3' di lettura

«Voglio rassicurare che l’operazione di trasferimento del personale afghano in Italia, per quanto riguarda il Covi, non si è conclusa». Il generale di corpo d’armata Luciano Portolano, numero uno del Comando operativo di vertice interforze, davanti alle commissioni riunite Affari esteri e Difesa di Camera e Senato rivela come la Difesa non abbia rinunciato affatto ai voli di evacuazione degli afghani in Italia. «Siamo in contatto con quasi tutti i collaboratori della Difesa - rende noto il generale - ma anche con tutti coloro che hanno fatto richiesta di aiuto, che non è stato possibile evacuare a causa del deterioramento delle condizioni di sicurezza sul terreno»

Già in Italia 1345 donne e 1400 bambini afghani

Portolano ha snocciolato le cifre di un’evacuazione terza al mondo per risultati finali dopo Stati Uniti e Gran Bretagna. «In totale sono state eseguite 90 missioni di volo - ha detto - con i mezzi aerei della nostra Aeronautica, le missioni di assetti aerei forniti da Paesi amici e alleati (Canada, Qatar, Germania e Usa), vettori commerciali contrattualizzati dalla Difesa e quelli offerti da un’organizzazione non governativa (Nove onlus)».
È stata «un’evacuazione umanitaria con uno sforzo operativo e logistico mai sperimentato prima dalla Difesa». Operazione «Aquila Omnia» conclusa il 31 agosto, i numeri ormai ufficiali: sono stati portati in Italia «5011 persone, di cui 4890 afgani dei quali 2145 uomini, 1345 donne, 1400 bambini».

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Un data base in continuo aggiornamento

Il generale Portolano conosce nei dettagli aggiornati lo scenario in atto in Afghanistan. Tanti uomini e donne non sono riusciti a salire sui voli decollati per l’Italia. Ma la speranza non è perduta. Per il comandante del Covi è una questione fondamentale, ci sono molte conoscenze personali, il dossier resta sul tavolo della Difesa con priorità.Spiega Portolano ai parlamentari: ̀«È stato creato ed è in continua evoluzione un database che raccoglie tutti i dati disponibili per singolo richiedente/nucleo familiare che, una volta consolidato, verrà reso disponibile alle varie articolazioni interne ed esterne alla Difesa per eventuali ulteriori attività di controllo o di ricollocazione che il Governo vorrà indicare».

I possibili sviluppi

Il comandante del Covi, dunque, afferma in Parlamento: se ci sono le condizioni, noi proseguiamo subito. Non lo dice, ma è implicito: spetta alle autorità politiche nazionali e internazionali trovare un equilibrio di intese per ripartire con le evacuazioni e impedire il rischio di vendette e ritorsioni. Soprattutto per chi ha collaborato con la missione italiana. Sono centinaia e centinaia di persone: molte a Herat, dove si collocava la gran parte del nostro contingente, distante oltre 800 chilometri da Kabul. Il dramma in quei giorni convulsi e drammatici è stato proprio riuscire ad arrivare nella capitale. Un’impresa per molti impossibile.

La sfida della Difesa europea

Portolano, in Irak già con il grado di capitano, fin dal 1990 è stato coinvolto in missioni internazionali: ha un’esperienza primaria di relazioni e conoscenze di ruoli e posizioni degli Stati occidentali e non solo in campo militare. Così alla fine della sua audizione il generale tocca un tema caro al ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, e sottolinea la necessità dello sviluppo di un processo ancora all’inizio: il sistema di Difesa europea.
«Sento di condividere una riflessione comune sul ruolo futuro che il nostro Paese, l’Unione Europea e l’Europa più in generale, potrebbero avere quale realtà complementare alla Nato in termini di sicurezza e difesa». Il generale mette in rilievo il valore di «un accrescimento delle capacità europee nel disporre di uno strumento di gestione e di risoluzione delle crisi anche di ampia portata, attraverso un’azione condivisa e sinergica di tutti gli strumenti del potere – politico, diplomatico, informativo e militare – con l’obiettivo di consentire all’Europa di contribuire in maniera sostanziale ed efficace alla sicurezza e alla stabilità globale».

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