Prove di pace

Afghanistan, truppe Usa via dal paese entro 14 mesi: cosa prevede lo storico accordo con i talebani

Con la firma a Doha messo fine a 18 anni di guerra

di Riccardo Barlaam

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L’inviato speciale Usa per l’Afghanistan Zalmay Khalilzad e il vice capo talebano, Mullah Abdul Ghani Baradar (Afp)

Con la firma a Doha messo fine a 18 anni di guerra


5' di lettura

NEW YORK - In Afghanistan si festeggia la pace con il lancio di palloncini e colombe. In una fotografia delle agenzie internazionali scattata a Jalalabad si vedono le braccia al cielo, scene di giubilo di uomini vestiti con gli abiti tradizionali da giorno di festa. Ma non c'è nemmeno una donna.

Un'immagine che rappresenta da sola il significato del primo accordo di pace siglato tra i talebani e gli americani per la fine della guerra, la più lunga della stora per gli Stati Uniti, più del Vietnam, e il difficile percorso per disegnare una transizione verso un governo condiviso tra l'attuale dirigenza afghana e i talebani. In un paese che è diviso in due ed è tutt'altro che pacificato.

L'inviato diplomatico americano Zalmay Khalilzad e il vice capo dei talebani Mullah Abdul Ghani Baradar hanno firmato l'accordo di pace nella opulenta hall a cinque stelle dello Sheraton di Doha, in Qatar. Sotto gli occhi del segretario di Stato Mike Pompeo. Con la benedizione implicita di Donald Trump che dal primo giorno della sua presidenza ha cercato di realizzare il suo obiettivo di riportare “i ragazzi a casa”, alla luce del suo programma dell'America First che nel nome del disimpegno e degli interessi interni a cui pensare prima, ha tolto il ruolo di “polizia del mondo” alla prima potenza globale.

Cosa prevede l’accordo
I termini dell'accordo prevedono che entro 14 mesi, a fine aprile 2021, gli Stati Uniti e la coalizione internazionale della Nato ritireranno tutte le truppe dall'Afghanistan. Nei prossimi quattro mesi il contingente americano sarà ridotto a 8.600 uomini. I talebani si sono impegnati a “partecipare allo sviluppo di un sistema islamico”, lasciando le armi da parte, a non offrire protezione e ospitalità a gruppi terroristi stranieri, e a negoziare con l'attuale dirigenza afghana per cercare di formare un governo di coalizione che comprenda anche gli integralisti islamici, che controllano molta parte delle aree rurali del paese e che quasi due decenni fa erano stati la causa dello scoppio della guerra, dopo gli attentati dell'11 settembre, ma che dopo questa lunga guerra infinita che ha causato decine di migliaia di vittime, portata avanti da tre diverse amministrazioni americane, non sono stati né sconfitti né neutralizzati.

Nelle ore precedenti alla firma dell'accordo di pace un gruppo di funzionari talebani presenti a Doha per i negoziati ha effettuato una piccola marcia in un angolo residenziale della città inneggiando alla pace e mostrando la bandiera bianca del governo talebano rovesciato al tempo dagli americani.

Il futuro dell’Afghanistan
“Questo è un giorno di vittoria. La vittoria è arrivata con l'aiuto di Dio”, ha detto Sher Mohammad Abas Stanekzai, il vice capo negoziatore talebano durante il corteo, in un video diffuso sui canali talebani”. “Questo accordo non significa nulla e i buoni sentimenti di oggi non dureranno se non seguiranno provvedimenti concreti agli impegni dichiarati e alle promesse fatte”, ha detto il capo della diplomazia americana Pompeo da Doha.

“Il futuro dell'Afghanistan è ora nelle mani degli afghani e nella loro libertà di determinazione. L'accordo tra Stati Uniti e talebani crea le condizioni affinché gli afgani facciano proprio questo”. Per molti versi la guerra in Afghanistan fa eco all'esperienza americana in Vietnam. In entrambi i casi la superpotenza americana ha scommesso sulla sua forza militare e sulle vite dei suoi soldati per poi lasciare il campo dopo due decenni e sospendere un lungo conflitto terminato senza vittoria e con troppi perdenti.

I costi di una guerra infinita
La guerra in Afghanistan è costata oltre 2mila miliardi di dollari. Vi hanno perso la vita oltre 3.500 militari americani e della coalizione internazionale e migliaia di afghani dall'invasione decisa dopo gli attentati dell'11 settembre 2001, per dare la caccia ai leader di al-Qaeda che qui avevano trovato rifugio con la complicità dei talebani. Ma nel paese la situazione è tutt'altro che pacificata. I talebani controllano ancora larga parte dell'area rurale e non riconoscevano fino a ieri la dirigenza politica afghana ritenuta una sorta di governo fantoccio manovrato dagli americani.

La corruzione dilaga, le istituzioni pubbliche sono deboli, l'economia è ancora dipendente dagli aiuti economici americani e internazionali, con la Cina che è già diventata il primo partner economico del paese e si prepara a dominare economicamente l'area. Nelle aree controllate dai talebani i diritti delle donne e delle minoranze sono ancora a rischio. In molti posti le ragazze non hanno diritto di frequentare le scuole, così come le donne non possono partecipare alla vita pubblica.

L'accordo di pace appena siglato tuttavia è visto come un passo verso la negoziazione di un accordo più generale. E molti sperano che il coinvolgimento dei talebani possa spingere davvero il gruppo islamico radicale che governava il paese applicando un severo codice islamico a deporre finalmente le armi e a un approccio moderato per la transizione pacifica.

Il disimpegno Usa
In Afghanistan ci sono ancora circa 13mila militari americani. Il ritiro delle truppe è iniziato da mesi. Gli americani non escono vittoriosi dall'accordo di pace di Doha. Ma riescono a realizzare il loro obiettivo di disimpegno da una guerra diventata troppo costosa in termini economici e di vite umane, al termine di oltre due decenni di presenza militare nell'area cominciata con il sostegno ai ribelli afghani seguito all'invasione nel paese dell'Unione sovietica. Difficile fare il conto delle perdite.

I negoziati di pace sono avvenuti in un anno record per le violenze, da entrambe le parti. Solo nell'ultimo trimestre del 2019 i talebani hanno effettuato 8.204 attacchi e attentati, il numero più alto da dieci anni. Gli Stati Uniti nello stesso periodo hanno lanciato 7.423 bombe e missili, un numero record da quando l'Air Force ha iniziato a registrare i dati nel 2006.

Bilancio di una guerra
Nella guerra in Afghanistan sono stati uccisi circa 3.550 militari della coalizione internazionale della Nato, quasi 2.400 sono stati americani. Solo nell'ultimo mese hanno perso la vita 150 militari della coalizione internazionale negli scontri con i talebani, fino al cessate il fuoco con la tregua siglata una decina di giorni fa. Pesante anche il conto delle vittime afghane. Negli ultimi cinque anni oltre 50mila soldati delle forze di sicurezza afghane sono stati uccisi e decine di migliaia feriti. Le perdite tra i talebani sono più difficili da quantificare, ma si ritiene che il numero sia comparabile.

Tante, troppe, le vittimi civili. Il rapporto annuale delle Nazioni Unite sulle vittime civili, pubblicato poche settimane fa, afferma che nel 2019 sono stati uccisi 3.403 civili con 6.989 feriti. La missione Onu in Afghanistan ha documentato oltre 100mila vittime civili, tra cui molti bambini e donne dal 2009, anno in cui è iniziata la missione umanitaria e si è cominciato a tenere il conto dei morti tra la popolazione.

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