Medio Oriente

Afghanistan, ultime notizie. Biden: riporteremo a casa ogni americano. Guerini: 1.500 afghani salvati dalle nostre Forze Armate

Notizie in tempo reale del 20 agosto

Afghanistan, immagini di figli consegnati da genitori a aeroporto
  • Atterrato a Fiumicino aereo con 103 afghani

    Prosegue il ponte aereo da Kabul a Roma, via Kuwait City, dell’Aeronautica Militare organizzato dalla Difesa per permettere l’evacuazione di ex collaboratori afghani e loro familiari. Nella serata di oggi, poco prima delle 23, a Fiumicino è atterrato un Boeing KC767 con 103 afghani a bordo. Come da prassi, prima di lasciare l’aeroporto con pullman dell’Esercito, gli evacuati saranno tutti sottoposti a profilassi sanitaria anti Covid. Dopo di che si provvederà al loro successivo trasferimento presso strutture appositamente individuate.

  • Ministro Difesa Usa: cittadini americani picchiati da talebani

    Il segretario alla Difesa Usa Lloyd Austin parlando con alcuni deputati in un briefing online ha detto che cittadini americani sono stati picchiati da talebani a Kabul. Lo riferisce su Twitter Andrew Desiderio, reporter di Politico, affermando che diverse persone che hanno partecipato al briefing hanno citato l’affermazione di Austin, che ha anche definito la vicenda “inaccettabile”. Per Desiderio, “questa affermazione contraddice molte cose dette da Biden, per il quale gli americani non avevano grandi difficoltà ad arrivare all’aeroporto di Kabul”.

  • Pentagono: al-Qaeda e Isis presenti in Afghanistan

    “Sappiamo che al-Qaeda e l’Isis sono ancora presenti in Afghanistan”: lo ha detto il portavoce del Pentagono John Kirby confermando quanto diversi osservatori avevano detto negli ultimi giorni.

  • Biden, condizioni molto dure per riconoscimento internazionale talebani

    Perché i Talebani abbiano riconoscimento internazionale dovranno rispettare “condizioni dure e dipenderà da come tratteranno le donne e le ragazze e come tratteranno i loro cittadini”. Lo ha detto Joe Biden in conferenza stampa alla Casa Bianca.

  • Biden: risposta immediata se i talebani ci attaccano

    “Sono stato chiaro: qualsiasi attacco alle operazioni di evacuazione all’aeroporto di Kabul avrà una risposta immediata”. Lo ha ribadito Joe Biden parlando alla Casa Bianca. “Faremo tutto quello che possiamo - ha aggiunto - per dare una evacuazione sicura agli americani e agli afghani che sono in pericolo perché hanno collaborato con le forze estere. Vi garantisco che mobiliterò tutte le risorse necessarie. Siamo in costante contatto con i talebani, per garantire la sicurezza degli americani e dei civili”

    (AFP)

  • Biden: riporteremo a casa ogni americano

    Gli Stati Uniti dal 14 agosto hanno già evacuato dall’Afghanistan 13mila persone e attualmente le forze armate americano sul terreno sono circa 6mila. Lo ha detto il presidente Biden nel suo secondo discorso sulla situazione in Afghanistan dopo la presa del potere da parte dei talebani. «Riporteremo in patria - ha promesso - ogni americano che vuole tornare», riconoscendo tuttavia la difficoltà e i rischi della missione («una delle più complesse della storia») e ammettendo di non sapere esattamente quanti sono i connazionali presenti nel Paese. «Gli Stati Uniti sono l’unico Paese al mondo a poter organizzare un’evacuazione del genere e rispetteranno i loro impegni».

  • Guerini:1.500 afghani salvati dalle nostre Forze Armate

    “Giorni senza sosta per le Forze Armate che stanno garantendo un’importante operazione umanitaria. Un lavoro di squadra grazie alla collaborazione tra Difesa, Esteri, Interni e servizi di informazione”. Lo dice il ministro della Difesa Lorenzo Guerini ricordando che sono oltre 1.500 i cittadini afghani tratti in salvo finora nell’ambito dell’Operazione Aquila, circa 1.000 quelli già giunti in Italia negli ultimi 5 giorni e altri presso l’aeroporto di Kabul in attesa di partire.

  • Per Biden weekend di lavoro alla Casa Bianca

    Cambio di programma per Joe Biden. Dopo le sue dichiarazioni sulla situazione in Afghanistan, alle 19 ora italiana, il presidente americano resterà l’intero weekend alla Casa Bianca. Non partirà dunque come previsto per Wilmington, in Delaware, dove si trova la residenza di famiglia. Lo rende noto la stessa Casa Bianca.

  • Putin: non si può esportare la democrazia

    “Non si può imporre il proprio stile di vita su altri popoli, perché hanno le loro tradizioni. Questa è la lezione da trarre da quanto accaduto in Afghanistan. D’ora in poi lo standard sarà il rispetto delle differenze, perché non si può esportare la democrazia, che uno lo voglia o no”. Lo ha detto Vladimir Putin nel corso della conferenza stampa con Angela Merkel.

  • Merkel: parlare con i talebani per le evacuazioni

    “I talebani hanno avuto più sostegno di quello che avremmo auspicato. Dovremo cercare di parlare con loro”, ha detto Angela Merkel a Mosca, in conferenza stampa con Vladimir Putin, per fare in modo che gli afghani che hanno aiutato la Germania “possano lasciare il paese”. “Spero che si possano trovare delle strutture inclusive”, ha aggiunto, per aiutare il popolo afghano, e “allo stesso tempo spero che il terrorismo non sia più in futuro una minaccia internazionale”.

  • Putin: evitare la distruzione dello stato afghano

    “I Talebani ora controllano la maggior parte del Paese, inclusa Kabul, questa è la realtà e dobbiamo evitare la distruzione dello Stato afghano. Noi conosciamo il Paese molto bene, sappiamo quanto controproducente sia imporre altri modelli stranieri verso l’Afghanistan, non ha mai successo”. Lo ha detto il presidente russo Vladimir Putin in conferenza stampa con Angela Merkel.

    Vladimir Putin ha accolto Angela Merkel al Cremlino con un mazzo di fiori (Afp)

  • Nato: stop sostegno a governo afghano

    “Nelle circostanze attuali, la Nato ha sospeso ogni sostegno alle autorità afghane. Qualsiasi futuro governo afghano deve aderire agli obblighi internazionali dell’Afghanistan; salvaguardare i diritti umani di tutti gli afghani, in particolare donne, bambini e minoranze; sostenere lo stato di diritto; consentire il libero accesso umanitario; e garantire che l’Afghanistan non serva mai più come rifugio sicuro per i terroristi”. Si legge in una dichiarazione dei ministri degli Esteri della Nato.

  • Nato: priorità alle evacuazioni

    “Quanto accade è una tragedia per gli afghani. La situazione in Afghanistan resta difficile ed imprevedibile. La priorità assoluta della Nato è trasferire la gente fuori dal Paese. La principale sfida che affrontiamo è” fare in modo che “le persone possano raggiungere ed entrare nell’aeroporto di Kabul”. Lo ha detto il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, parlando alla riunione dei ministri degli Esteri dell’Alleanza. “Ci aspettiamo che i talebani permettano il passaggio sicuro per tutti gli stranieri e gli afghani che vogliono lasciare il Paese. Questo è il compito più urgente di oggi”.

    Afghanistan, Nato: "La nostra priorita' sono le evacuazioni"
  • Caos aeroporto Kabul, sparati gas lacrimogeni

    Militari hanno sparato gas lacrimogeni per arginare i numerosi afghani che da giorni tentano di entrare all’aeroporto di Kabul per lasciare il Paese. Lo riporta il Wall Street Journal, citando un funzionario occidentale, secondo cui soldati hanno anche sparato in aria per disperdere la folla. Non è chiaro se i militari in questioni fossero statunitensi, britannici, afghani o appartenessero ad altri eserciti occidentali di stanza all’aeroporto.

  • Casa Bianca, da 14 agosto evacuate 9000 persone

    Sale a 9000 il numero delle persone che gli Usa hanno evacuato da Kabul dal 14 agosto, quando i talebani sono entrati nella capitale. Lo riferisce la Casa Bianca. Ieri sono state trasferite circa 3000 persone (di cui quasi 350 cittadini americani) a bordo di 16 voli con i C-17. Inoltre nelle ultime 24 ore le truppe americane hanno facilitato la partenza di 11 voli charter, i cui passeggeri non sono inclusi nel precedente numero totale.

  • Oggi parla ancora Biden. Telefonata con Macron

    Joe Biden torna a parlare oggi dell'Afghanistan, in particolare dell'evacuazione dei cittadini americani e delle loro famiglie, dei richiedendi il visto speciale di immigrazione e degli afghani vulnerabili. Il suo intervento e' previsto alle 13 ora locale (le 19 in Italia), informa la Casa Bianca. Il commander in chief intanto ha parlato della situazione in Afghanistan anche col presidente francese Emmanuel Macron, in vista del G7.

  • Unhcr: «Lasciare frontiere aperte per profughi»

    L'Unhcr, Agenzia ONU per i Rifugiati, esprime preoccupazione per i bisogni umanitari prevalenti all'interno dell'Afghanistan, e chiede sostegno affinché tutti coloro che necessitano di assistenza non siano dimenticati, chiede anche che non siano chiuse le frontiere dei paesi vicini e che sia dato asilo ai profughi comunque fuoriescano. Servono con urgenza circa 68 milioni di dollari per assistere gli sfollati interni e nei paesi limitrofi.

  • Urso, Di Maio al Copasir sui nuovi assetti internazionali

    Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, sentito oggi dal Copasir sull' Afghanistan, “ha ripercorso le ultime tappe della vicenda, anche in relazione alle decisioni degli alleati” e “all'improvviso collasso delle istituzioni governative e dell'esercito afghano. Ha, inoltre, approfondito le tematiche inerenti i nuovi assetti internazionali, anche nei rapporti con il mondo islamico e le conseguenze sulle altre aree di prioritario interesse nazionale. Il ministro ha, infine, illustrato le iniziative del governo italiano in relazione alla presidenza di turno del G20”. Lo dichiara il presidente del Copasir, senatore Adolfo Urso.

    Foto Mauro Scrobogna /LaPresse. Il Ministro degli Affari Esteri Luigi Di Maio durante l’audizione davanti al Comitato parlamentare per la sicurezza della repubblica (Copasir) presieduto da Adolfo Urso sulla situazione creatasi in Afghanistan

  • Talebani: fino a 31 agosto nessuna decisione su nuovo governo

    I talebani non hanno intenzione di prendere decisioni o fare annunci in merito al nuovo governo prima del 31 agosto, data prevista per il ritiro delle forze armate statunitensi dal paese. Lo ha riferito un funzionario, rimasto anonimo perché non autorizzato a parlare con i media, che ha familiarità con la questione. Il funzionario ha riferito che il capo negoziatore dei talebani Anas Haqqani ha detto ai suoi interlocutori del governo, ormai deposto, che il gruppo ha un accordo con gli Stati Uniti “per non fare nulla” fino a dopo il 31 agosto, data prevista per il completamento delle operazioni di ritiro.

    Il funzionario non ha approfondito se il riferimento al non fare nulla fosse solo in campo politico. La dichiarazione di Haqqani solleva preoccupazioni su ciò che il gruppo di estremisti religiosi potrebbe realizzare dopo il 31 agosto e se manterrà la promessa di includere funzionari non talebani nel prossimo governo. Fino a ora i talebani non hanno detto nulla dei loro piani per sostituire le forze di difesa e sicurezza nazionali afghane.

    Nell’immagine, pubblicata dall’account Twitter arabo dell’”Emirato islamico dell’Afghanistan” il 18 agosto 2021, il capo della squadra negoziale Anas Haqqani (a destra ) nel corso di un incontro con alcuni ex funzionari del governo afghano in una località non specificata in Afghanistan. (Foto Emirato Islamico dell’Afghanistan/Afp)

  • Audizione Guerini (Difesa) e Di Maio (Esteri) martedì alle 14

    Martedì 24 agosto, alle ore 14, le Commissione riunite Affari esteri e Difesa di Camera e Senato, svolgono l'audizione del ministro degli Affari esteri. Luigi Di Maio, e del ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, sulla crisi afghana e i suoi drammatici ultimi sviluppi. L'appuntamento viene trasmesso in diretta webtv e sul canale satellitare della Camera dei deputati.

  • Dg Oms: ”Impegnati più che mai a sostenere popolazione”

    “Il popolo dell’#Afghanistan ha bisogno del nostro sostegno ora più che mai. Con il Comitato permanente inter-agenzia, le nostre organizzazioni sono impegnate e continueranno ad aiutare e proteggere il popolo afgano”. Lo scrive su Twitter il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus. Nel tweet il Dg Oms allega anche la dichiarazione congiunta con le altre agenzie delle Nazioni Unite e organizzazioni umanitarie in cui si fa “eco all’appello del Segretario generale delle Nazioni Unite affinché - si legge nel documento - tutte le parti (compresi i talebani) cessino tutte le violenze e rispettino il diritto umanitario internazionale e i diritti umani.

    L’operazione umanitaria - sottolineano le agenzie - dipenderà anche dai finanziamenti, dai movimenti all’interno, da e verso l’Afghanistan e dall’accesso alle strutture sanitarie. Il ruolo fondamentale delle organizzazioni umanitarie in prima linea deve essere sostenuto”. “Invitiamo i governi - prosegue la nota - a mantenere aperte le frontiere per accogliere i rifugiati afgani in fuga da violenze e persecuzioni e ad astenersi dalle deportazioni. Non è il momento di abbandonare il popolo afghano. Gli Stati membri devono fornire tutto il sostegno possibile ai cittadini afghani a rischio, compresa una moratoria sui rimpatri. Esortiamo i Paesi vicini a garantire la protezione degli afghani sfollati oltre i loro confini”.

  • Germania invia elicotteri per portare persone ad aeroporto

    «Stiamo espandendo la nostra operazione in Afghanistan. Ne abbiamo appena informato il Bundestag. Oggi due elicotteri H-145M vengono trasferiti a Kabul con l’obiettivo di portare le persone da proteggere dal luogo in cui si trovano a Kabul fino all’aeroporto». Lo ha annunciato il ministero della Difesa tedesco su Twitter. Il ministero degli Esteri ha inoltre twittato che la «situazione all’aeroporto resta pericolosa e volatile. L’accesso a nord è aperto solo a tratti a causa della tesa situazione di sicurezza, i voli d’evacuazione continuano e sinora abbiamo trasferito fuori dal Paese più di 1.600 persone». Inoltre, «la collaborazione allo sviluppo con l’Afghanistan è e resta sospesa. Per gli afghani che necessitano di protezione, Berlino aumenta l’assistenza umanitaria realizzata dall’Onu e dalle ong internazionali umanitarie».

  • Testimone a Kabul: aerei per evacuazioni partono semivuoti

    «Lasceremo molte persone lì», gli aerei per le evacuazioni partono ogni ora da Kabul semivuoti, mentre le persone non riescono a raggiungere l’aeroporto. Lo ha raccontato Paul ’Pen’ Farthing a Sky News, ex militare dei Royal Marine britannici che servì in Afghanistan negli anni 2000 e ora gestisce a Kabul un rifugio per animali. Farthing ha compiuto il viaggio verso l’aeroporto prima dell’alba perché la moglie e alcuni collaboratori potessero fuggire dal Paese, riuscendo così a evitare il caos delle “circa 2mila” persone che ogni giorno si affollano all’esterno nella speranza di fuggire.

  • Gb, Talebani in aeroporto «più burocratici che ostili»

    I Talebani che presidiano le vie di accesso verso l’aeroporto di Kabul percorse da coloro che stanno cercando di lasciare l’Afghanistan attraverso i ponti aerei messi a disposizione da Usa, Gran Bretagna e altri Paesi (Italia inclusa) si stanno mostrando in queste ore «più burocratici che ostili» nelle operazioni di controllo: lo ha affermato il viceministro britannico della Difesa, James Heappey, a Itv, mentre Londra cerca di accelerare il ritmo delle partenze e di ampliare la platea degli aventi titolo ad alcune delle tante persone - soprattutto ex collaboratori locali delle missioni dei Paesi occidentali e della Nato - che si sentono più in pericolo. Il viceministro ha aggiunto di sperare che l’atteggiamento degli studenti coranici sia destinato, in questa fase almeno, a essere in parte «diverso dal passato» e ha parlato di «una significativa accelerazione delle partenze nelle ultime 24 ore». In totale il governo di Boris Johnson si è impegnato a portar fuori dall’Afghanistan, oltre ai connazionali, collaboratori e a cittadini di Paesi alleati, almeno altri 5000 afgani entro fine 2021, per arrivare poi a 20.000 in un arco tempo più lungo e d oggi imprecisato. Media, opposizione laburista e alcuni deputati Tory chiedono però di fare di più e contestano la gestione iniziale della crisi. Sotto tiro resta in particolare - non senza richieste di dimissioni - il ministro degli Esteri, Dominic Raab: accusato di essersi fatto trovare in vacanza in un resort di lusso di Creta il giorno della caduta di Kabul; e “irreperibile” due giorni prima quando funzionari del Foreign Office ritenevano dovesse fare in prima persona una telefonata urgente al collega afgano Hanif Atmar (senza delegare un vice) alla ricerca di assistenza nell’organizzazione dell’evacuazione dal Paese asiatico di un primo contingente di collaboratori locali. Una telefonata, rincara oggi il Daily Mail, che alla fine non c’è stata affatto data la velocità con cui l’ex governo di Kabul si è dissolto.

  • Un tedesco ferito da un proiettile a Kabul

    Un cittadino tedesco è stato colpito da un proiettile a Kabul, mentre si recava all’aeroporto per provare a lasciare il Paese, ma non è in pericolo di vita e sarà presto evacuato. Lo ha affermato Ulrike Demmer, portavoce del governo tedesco, in conferenza stampa a Berlino.

  • Von der Leyen e Michel domani a campo accoglienza evacuati in Spagna

    La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e il presidente del Consiglio, Charles Michel, domani visiteranno un campo temporaneo all’aeroporto militare Torrejon de Ardoz di Madrid, dove vengono accolti gli afghani evacuati da Kabul prima di essere trasferiti in altri Paesi. Lo ha fatto sapere il ministro degli Esteri spagnolo, Jose Manuel Albares, dichiarando all’emittente RTVE che la Spagna sta ricevendo afghani che hanno lavorato per l’Ue o per gli Stati membri. Queste persone trascorreranno vari giorni nel campo per controlli di salute e sicurezza, prima del trasferimento in centri di accoglienza e del viaggio verso altri Paesi europei.

  • Emergency, 10mila all’aeroporto Kabul in cerca di un volo

    «Ieri sono arrivati nuovi feriti da arma da fuoco dall’aeroporto di Kabul, in tutto cinque o sei persone. Gli scontri in aeroporto sono una realtà ancora viva e presente: è l’unico posto in cui continua ad esserci caos e tensione. Si parla di diecimila persone che cercano di prendere voli di evacuazione». Così in un briefing con la stampa Alberto Zanin, coordinatore medico del Centro per feriti di guerra di Emergency nella capitale in Afghanistan, il quale aggiunge: «I pazienti feriti che arrivano dall’aeroporto nel nostro ospedale non hanno voglia di parlare in merito a quanto gli è accaduto».

  • Emergency, notizie di blitz talebani in case di attivisti

    «Abbiamo notizie ufficiose di talebani che entrano nelle case di ex attivisti, artisti e persone che si erano schierate in passato contro il regime talebano. I talebani entrerebbero nelle case di privati per cercare armi e documenti, che possono rovinare la loro reputazione in città». Così in un briefing con la stampa Alberto Zanin, coordinatore medico del Centro per feriti di guerra di Emergency nella capitale afghana, il quale specifica che «su questo ci sono solo rumours, non abbiamo notizie dirette».

  • Da Blinken a Guterres: contatti Di Maio per fronteggiare emergenza

    Dall’Unità di Crisi della Farnesina, il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, segue l’emergenza in Afghanistan a partire dalla questione principale: far rientrare in Italia i connazionali e i civili afghani che hanno collaborato con le nostre Istituzioni. Varie le urgenze da affrontare per il titolare della Farnesina, che in questi giorni ha tenuto una fitta rete di interlocuzioni, a partire dal Segretario di Stato Usa, Antony Blinken, con il quale Di Maio ha dialogato telefonicamente nella notte tra il 18 e il 19 agosto. Nella giornata di ieri, poi, la chiamata con il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, e la partecipazione al G7 Esteri. Ma andando a ritroso, già dai primi giorni di crisi il capo della diplomazia italiana era entrato nel vivo dell’emergenza afgana stabilendo subito un contatto serrato con il premier, Mario Draghi, con l’Alto Rappresentante Ue per gli Affari esteri, Josep Borrell, e con gli omologhi europei, poi incontrati virtualmente nel Consiglio Affari Esteri straordinario dello scorso 17 agosto.

  • Evacuate 110 persone sul secondo volo spagnolo

    È in corso la seconda operazione gestita direttamente dalla Spagna per evacuare persone dall’Afghanistan: lo ha reso noto il governo del Paese iberico, precisando che in questo caso sono stati fatti partire da Kabul 110 cittadini afghani. Il premier Pedro Sánchez ha affermato che un aereo militare è partito dalla capitale del Paese asiatico attorno alle 6.30 di stamattina con destinazione Dubai, scelta come scalo intermedio. Non è ancora stato precisato quando ripartirà per la Spagna. In un’intervista concessa alla radio Cadena Ser, il ministro degli Esteri José Manuel Albares ha spiegato che a bordo di questo secondo volo ci sono impiegati dell’ambasciata spagnola e collaboratori afghani.

    Sfollati dall’Afghanistan sbarcano da un aereo militare spagnolo all’aeroporto internazionale di Al Maktoum a Dubai, Emirati Arabi Uniti. (Ministry of Defense of Spain/Handout via REUTERS)

  • Oggi colloquio Erdogan-Mitsotakis, leader temono ondata migranti

    I timori legati a una possibile nuova ondata di migranti dall’Afghanistan accomunano il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis ed il presidente turco Recep Tayyip Erdogan che oggi pomeriggio, mettendo da parte la tradizionale rivalità, hanno in programma un colloquio telefonico sulla crisi nel Paese dopo la presa del potere da parte dei Talebani. Lo ha reso noto l’ufficio di Mitsotakis, con la Grecia preoccupata che possa ripetersi lo scenario del 2015, quando quasi un milione di persone in fuga dai conflitti in Siria, Iraq e Afghanistan raggiunsero le sue isole arrivando dalla Turchia. Il governo di Atene ha già fatto sapere nei giorni scorsi di non voler diventare il punto di ingresso in Europa degli afghani in fuga dal regime talebano. Lo stesso ha fatto ieri sera Erdogan, che parlando della crisi afghana, ha chiarito che la Turchia non ha alcuna intenzione di diventare il «deposito di migranti dell’Europa». Intanto oggi i ministri greci della Difesa e della Protezione civile saranno a Evros per ispezionare un muro costruito al confine settentrionale con la Turchia.

  • Per Talebani «donne possono lavorare», ma giornaliste bloccate

    «Le donne possono continuare a lavorare, se sono giornaliste praticamente ora stanno continuando il lavoro, se sono insegnanti vanno a scuola». Lo ha detto da Doha alla Cgtn Europe un portavoce dei Talebani, Suhail Shaheen, affermando che l’avanzata in Afghanistan è una «rivolta popolare contro un’amministrazione imposta» e la comunità internazionale dovrebbe «rispettare la volontà del popolo afghano». «L’onore degli afghani è salvo», ha detto, riferendosi - secondo la Cgtn - anche a chi ha lavorato per gli «stranieri» in passato. Shaheen ha ribadito le promesse sui diritti delle donne all’istruzione e al lavoro, ma nelle ultime ore l’afghana Tolo News ha riportato la denuncia di Shabnam Khan Dawran, anchorwoman della Rta (la Radio Televisione afghana), che ha accusato i Talebani di non consentirle di entrare in ufficio. Lo stesso ha fatto Khadija, un’altra giornalista della Rta. «Volevo tornare al lavoro, ma purtroppo non me lo permettono - ha affermato Dawran - Mi hanno detto che il regime è cambiato e non posso lavorare». Anche Khadija ha denunciato di essere andata in ufficio, «ma non mi hanno fatto entrare». E, ha continuato, è accaduto lo stesso ad «altri colleghi». «Abbiamo parlato con il nostro nuovo direttore che è stato nominato dai Talebani - ha aggiunto, precisando che il movimento avrebbe fatto sapere che prenderà presto una decisione - C’è stata modifica nei programmi, trasmettono i programmi che vogliono loro e non ci sono conduttrici e giornaliste donne».

  • Turchia evacua in segreto alti funzionari afghani

    La Turchia ha evacuato lunedì scorso da Kabul almeno 40 alti funzionari governativi afghani, nascosti in un volo di rimpatrio di cittadini turchi della Turkish Airlines, atterrato a Istanbul con 324 passeggeri a bordo. Tra questi, il secondo vicepresidente Sarwar Danish, il ministro degli Esteri Mohammad Hanif Atmar e il capo della Direzione nazionale di sicurezza, Ahmad Zia Sraj, oltre a tre altri ex ministri e diversi deputati. La notizia è stata diffusa ora sui media locali, dopo che i funzionari evacuati sono stati messi in sicurezza. Secondo la ricostruzione, i militari turchi hanno assistito le operazioni di imbarco, impedendo a numerose persone di salire sull’aereo nel caos dell’aeroporto di Kabul. I piani di evacuazione sarebbero stati organizzati nei giorni precedenti, prima dell’entrata dei Talebani nella capitale afghana. «Siamo grati alla Turchia per quello che ha fatto per noi. Magari i Talebani non ci avrebbero subito messo in carcere, ma avrebbero messo sotto sorveglianza le nostre case», ha detto il vicepresidente dell’Alto consiglio di riconciliazione nazionale afghano Enayatullah Babur Farahman, citato da Hurriyet.

  • Save the Children: accelerare e semplificare procedure visto

    «La comunità internazionale deve accelerare e semplificare le procedure di visto per gli afghani che temono per la loro sicurezza e che desiderano lasciare il Paese». Questo l'appello lanciato oggi da Inger Ashing, Ceo di Save the Children International, l'organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro. Inger Ashing ha affermato che «tutti i paesi hanno il dovere, nel rispetto del diritto internazionale, di consentire ai rifugiati la richiesta del diritto d'asilo e garantire trasferimenti sicuri e un rifugio perché possano essere protetti, in particolare i bambini». Nelle ultime settimane, ricorda Save the Children, centinaia di migliaia di afghani, tra cui decine di migliaia di bambini, sono fuggiti dalle violenze raggiungendo i paesi vicini. Circa 100.000 persone hanno attraversato l’Iran fino alla Turchia orientale, paese in cui ogni giorno dall'inizio di luglio arrivano tra le 500 e le 2000 persone. Alcuni paesi sono già pronti ad accogliere un certo numero di persone in centri di accoglienza temporanei, mentre altri hanno annunciato di voler mantenere chiusi i propri confini.

    Un membro dell’aeronautica del Qatar cammina accanto a un ragazzo evacuato dall’Afghanistan, nella base aerea di Al-Udeid a Doha, in Qatar. (Office of the State of Qatar/Handout via REUTERS)

  • WFP, 1 afghano su 3 in condizione di insicurezza alimentare

    «Una persona su tre» è in condizione di insicurezza alimentare in Afghanistan, a causa degli effetti combinati della guerra e delle conseguenze del riscaldamento globale, secondo la rappresentante del World Food Program (WFP) in Afghanistan, Mary-Ellen McGroarty. La popolazione afghana era già alle prese con una grave crisi alimentare e già il 2021 si preannunciava come «un anno estremamente difficile»: oltre alle conseguenze della pandemia, «il Paese sta soffrendo una seconda grave siccità, dopo quella del 2017/2018, dalla quale si stava lentamente riprendendo», ha spiegato McGroarty all’AFP in un’intervista telefonica da Kabul.

  • Decollati altri 16 aerei Usa da Kabul, evacuate 3mila persone

    Gli Stati Uniti hanno evacuato giovedì circa tremila persone dall’aeroporto internazionale Hamid Karzai di Kabul. Lo ha riferito un funzionario della Casa Bianca citato dalla Cnn. Secondo la fonte, tra gli evacuati si contano 350 cittadini americani, i loro familiari, richiedenti di visto speciale per l’immigrazione e afghani vulnerabili. Dalla capitale, precisa l’emittente americana, sono decollati ieri 16 C-17 dell’Us Air Force.

  • Decollato da Kabul C130 Aeronautica con 103 persone a bordo

    È appena decollato da Kabul un C130 J dell'Aeronautica Militare con a bordo un totale di 103 passeggeri. Le persone evacuate saranno trasportate in Kuwait e lì trasferite su un KC767 con cui raggiungeranno l’Italia nelle prossime ore. Inoltre, questa mattina a Fiumicino sta per atterrare un volo charter messo a disposizione in Kuwait dalla Onlus “Nove” sul quale sono stati imbarcati i 104 afghani evacuati ieri da un altro C130 J partito da Kabul. Dal giugno scorso, quando con l'operazione Aquila 1 furono portati nel nostro Paese 228 afghani, sono circa 900 gli ex collaboratori e loro familiari evacuati dall'Afghanistan e circa 800 quelli trasferiti in Italia.

  • Fratello attivista Zahara Ahmadi: «Mia sorella in salvo ma urgono soluzioni»

    «Mia sorella è salva, ma lei è una. Tante persone stanno ancora aspettando e mi auguro riusciremo presto a trovare una soluzione per attivare questo corridoio umanitario, questi visti speciali già applicati da altri Paesi. Bisogna pensare, ragionare, trovare una soluzione». Lo dice in un videomessaggio Hamed Ahmadi, fratello dell’attivista afgana atterrata ieri a Fiumicino.

  • Oggi dichiarazioni di Biden su evacuazioni

    Il presidente Usa Joe Biden farà alcune dichiarazioni in merito alle evacuazioni di civili in corso dall’Afghanistan. Lo rende noto il New York Times: il discorso di Biden si terrà alle 13 ora locale, le 19 in Italia.

    Il presidente Usa Joe Biden. (AP Photo/Susan Walsh)


  • Talebani, Cina può avere «grande ruolo» su ricostruzione

    I talebani attribuiscono alla Cina un potenziale «grande ruolo» nella ricostruzione dell’Afghanistan, mentre l’appello alla comunità internazionale è di «rispettare la volontà del popolo afghano» e di riconoscere il nuovo governo. In un’intervista alla Cgtn Europe, il canale europeo in lingua inglese della tv statale cinese Cctv, il portavoce degli studenti coranici tornati al potere, Suhail Shaheen, ha affermato che «la Cina è un grande Paese con un’enorme economia e capacità e penso che possa giocare un ruolo molto grande nella ricostruzione e nel recupero dell’Afghanistan. Possono avere quel ruolo». Il Fondo monetario internazionale e gli Stati Uniti hanno dichiarato mercoledì che ai talebani non sarebbe stato permesso di accedere a risorse afghane da loro custodite, soprattutto presso il Tesoro Usa che detiene la maggior parte delle riserve dello Stato asiatico. Shaheen ha detto che la mossa è «un’ingiustizia. Abbiamo bisogno della ricostruzione dell’Afghanistan, la sua gente ha bisogno di quelle risorse. La Banca centrale ne avrà bisogno».

  • Oggi incontro Merkel-Putin

    Angela Merkel sarà ricevuta oggi a Mosca, nel mezzo della crisi afghana, da Vladimir Putin. La cancelliera tedesca si recherà poi domenica a Kiev, dove incontrerà il presidente Volodymyr Zelensky. Per Merkel e Putin, questo incontro chiude un rapporto nato nel 2005, quando il Cancelliere ha preso le redini della Germania. Per la leader tedesca si tratta del ventesimo viaggio ufficiale in Russia. Una conferenza stampa è in programma al termine dell’incontro al Cremlino.

  • Facebook annuncia nuove misure di sicurezza a tutela utenti in Afghanistan

    Da Facebook arrivano una serie di nuove misure di sicurezza a tutela degli utenti in Afghanistan di fronte ai «tragici eventi» nel Paese, dove i Talebani sono i ’nuovi padroni’. Seguendo suggerimenti di giornalisti, utenti, attivisti e rappresentanti della società civile, Facebook permetterà agli utenti di decidere che i loro post siano accessibili solo a persone che conoscono. «Stiamo lavorando in stretta collaborazione con le nostre controparti dell’industria, della società civile e del governo per assicurare tutto il sostegno possibile per aiutare a proteggere le persone», ha fatto sapere il responsabile della politica di sicurezza della piattaforma, Nathaniel Gleicher. «Temporaneamente abbiamo eliminato la possibilità di consultare e fare ricerche nella lista degli amici dei profili di Facebook in Afghanistan», ha aggiunto, annunciando la creazione di un centro operativo speciale per rispondere alle «nuove minacce». «Stiamo seguendo da vicino gli sviluppi della situazione - ha concluso - e adotteremo misure in tempo reale per aiutare a proteggere le persone». Una dichiarazione diffusa nei giorni scorsi da Facebook ribadiva che sulla sua piattaforma - come su WhatsApp e Instagram - è messo al bando qualsiasi contenuto che possa esaltare, sostenere o rappresentare i Talebani.

  • Guerini (Difesa), salvare chi ha collaborato con noi

    È «un dovere salvare chi ha collaborato con noi, con i nostri contingenti, i nostri diplomatici». Lo dice in un colloquio con La Stampa il Ministro della Difesa Lorenzo Guerini. «Il nostro impegno primario però ora è il ponte aereo. Il quadro sul terreno è molto fluido», sottolinea. «È doveroso il mio personale ringraziamento per lo straordinario lavoro delle Forze Armate italiane che stanno conducendo l’operazione Aquila Omnia attraverso la realizzazione del ponte aereo umanitario», aggiunge. In Afghanistan «senza la preziosa cornice di sicurezza americana, senza i loro assetti pregiati, si poteva solo organizzare un rientro in sicurezza e coordinato. Questo infatti è stato il mio dovere: riportare a casa i nostri soldati sani e salvi. Dopo di che, va detto che tra alleati è stata una decisione molto discussa, e non solo sul versante tecnico-militare», spiega. Per Guerini non è vero che le forze di sicurezza afghane non fossero in grado di resistere, «erano state preparate adeguatamente. In questi ultimi anni avevano sostenuto valorosamente l’impatto dei taleban. Ma i soldati hanno deciso di non combattere per il loro governo». Le missioni «nascono in un dato contesto, si evolvono, magari cambiano, ma devono arrivare a una fine. E che gli americani volessero chiudere la missione afghana, era noto a tutti e da tempo». Ora «siamo sovrastati dall’emozione, dal dramma, dalla paura di tanti. Pensiamo al valoroso sacrificio dei nostri soldati, ai morti o feriti». Detto questo, «un impegno ventennale come quello profuso in Afghanistan ci obbliga anche a interrogarci sugli obiettivi, gli strumenti, le lezioni apprese».

  • Wsj, a luglio diplomatici Usa avvisarono su rischio caduta Kabul

    Un documento interno del Dipartimento di Stato Usa avvertiva a luglio della possibilità di una caduta di Kabul subito dopo la ’deadline’ del 31 agosto per il ritiro totale delle truppe americane dall’Afghanistan. Lo scrive il Wall Street Journal che cita un funzionario americano e una persona a conoscenza del documento datato 13 luglio che, secondo il giornale, rappresenta «la prova più chiara» del fatto che l’Amministrazione Usa era stata messa in guardia dai suoi stessi funzionari sul campo: l’avanzata dei Talebani era imminente e l’esercito afghano avrebbe potuto non essere in grado di fermarla. Secondo entrambe le fonti, non c’era solo un monito, ma di fronte allo scenario prospettato c’erano anche suggerimenti su come contenere la prevista crisi e accelerare i trasferimenti dall’Afghanistan. E, ha aggiunto una delle fonti, c’era anche l’esortazione al Dipartimento di Stato a usare toni «più duri» per descrivere le atrocità commesse dai Talebani.

  • In decine di migliaia ai confini con l’Iran

    Sono decine di migliaia gli afghani riuniti al confine Iran-Afghanistan tra l’Afghanistan e la provincia sud-orientale iraniana del Sistan e del Baluchestan, che cercano di entrare la repubblica islamica.

    Confine Iran-Afghanistan: un soldato della Repubblica Islamica dell’Iran distribuisce succhi di frutta ai profughi afghani assiepati al confine. (Mohammad Javadzadeh / IRANIAN RED CRESCENT / AFP)

  • Fedelissimo Massoud, «In migliaia per sconfiggere i Talebani»

    «Massoud sta organizzando e mobilitando la resistenza nella valle del Panjshir. Migliaia di volontari e unità dei corpi speciali delle forze di sicurezza nazionale hanno già risposto all’appello. Siamo pronti a combattere contro ogni aggressione e oppressione». Parla così con La Stampa Ali Maisam Nazary, un fedelissimo di Ahmad Massoud, il figlio del comandante della ’Valle dei cinque leoni’, che impedì l’ingresso in Panjshir a sovietici e talebani. «La situazione al momento è caotica. Il governo illegittimo e corrotto di Ashraf Ghani ha causato la perdita di fiducia delle forze di sicurezza e degli apparati amministrativi e il loro sfaldamento. La sua fuga all’estero senza nomina di un successore ha creato un vuoto che i taleban hanno riempito», dice Nazary, che parla per conto di Massoud. «Accetteremo e riconosceremo solo un esecutivo decentralizzato, inclusivo e democratico - aggiunge - negozieremo se sono veramente interessati a una soluzione pacifica che garantisca i diritti e la libertà di tutti».

  • Cento profughi saranno ospitati nel Bresciano

    Un gruppo di cento afghani in arrivo a Roma da Kabul saranno trasferiti nelle prossime ore a Edolo, in provincia di Brescia. Secondo quanto riportato dal Giornale di Brescia e da Bresciaoggi, il gruppo - famiglie con bambini e donne - saranno sistemati nella base logistica dell’Esercito nel paese della Vallecamonica, dove affronteranno anche la quarantena anti-Covid.

  • Atterrato nella notte a Fiumicino volo con 194 afghani

    Il velivolo dell’Aeronautica militare con a bordo 194 passeggeri di nazionalità afghana evacuati, proveniente dal Kuwait dopo il trasferimento da Kabul, è atterrato all’aeroporto Fiumicino intorno alle 00:50. Si tratta del quarto volo arrivato in Italia nell’ambito del ponte aereo predisposto dalla Difesa. Così come avvenuto per l’arrivo di tutti gli altri profughi afghani giunti nei giorni scorsi, dopo lo sbarco avrà inizio la procedura di profilassi sanitaria anti Covid-19, che si svolgerà all’interno del Terminal 5: un’area decentrata rispetto alle altre aerostazioni, sempre sotto stretta sorveglianza dalle forze dell’ordine.

  • Talebani uccidono parente giornalista tedesco

    Talebani alla ricerca in Afghanistan di un giornalista che lavora per Deutsche Welle (Dw) hanno sparato uccidendo un membro della sua famiglia e ferendone gravemente un altro, rende noto la radio tedesca stamattina sul suo sito web. L’identità del giornalista in questione, che ora risiede in Germania, non è stata specificata. Diversi altri membri della sua famiglia sono riusciti a fuggire in extremis mentre i talebani andavano di porta in porta per cercarlo. “L’omicidio ieri di un parente di uno dei nostri redattori da parte dei talebani è incredibilmente tragico e mostra il grande pericolo in cui si trovano tutti i nostri dipendenti e le loro famiglie in Afghanistan”, ha commentato Peter Limbourg, direttore generale di Dw.

  • Più di 18mila persone evacuate dall’aeroporto di Kabul

    Più di 18.000 persone sono state evacuate dall’aeroporto di Kabul da quando i talebani hanno preso il controllo della capitale afghana, ha detto oggi un funzionario della Nato. Tuttavia, la folla continua ad affollarsi fuori dall’aeroporto, nel tentativo di fuggire, ha detto il funzionario, che ha preferito rimanere anonimo.

  • Grandi (Unhcr): aiutare chi resta. Esodo? Sarà regionale

    «Il mio messaggio alla cancelliera Merkel e agli altri leader con cui sto parlando in questi giorni è: aiutate l'Afghanistan e anche noi che siamo sul campo, dandoci i mezzi per continuare ad aiutare chi resta nel Paese». Così Filippo Grandi, Alto Commissario dell'Onu per i rifugiati (Unhcr). «C'è grande fluidità nella situazione, che resta fragile e rischiosa. L'ingresso dei Taleban a Kabul sabato scorso non era stato previsto da nessuno, a mio giudizio neanche da loro stessi - afferma nel corso di una intervista al Corriere della Sera -. Stanno ancora prendendo il controllo. Parliamo di una città enorme, 4 milioni di abitanti, non è semplice metterla in sicurezza e farla funzionare. L'altro dato interessante è per il momento, e sottolineo più volte per il momento, il pragmatismo da parte dei nostri interlocutori fra i talebani. Lo notiamo sia a livello politico che nei contatti con noi. Ci sono state date assicurazioni ripetute che i nostri uffici e personale saranno rispettati. Sono messaggi incoraggianti, da valutare nelle prossime settimane». Costretti a fidarci delle promesse dei Talebani? «Non abbiamo altra scelta - ammette Grandi -. Noi umanitari siamo abituati a essere molto realisti: non tutti i nostri interlocutori ci piacciono, ma sono quelli che abbiamo e dobbiamo lavorare con loro». Riguardo infine al rischio di nuove ondate migratorie verso l'Europa, Grandi spiega: «Ho detto che non lo considero imminente, non che non succederà. Occorre aspettare per vedere come gli afghani reagiranno. Ci sono due fattori fondamentali: il primo è quanto duro sarà questo regime talebano. Se prevarrà una linea pragmatica ci sarà meno pressione sulla popolazione civile, ma se riproporrà il copione degli anni 90, difficilmente i civili resteranno. L'altro fattore è che in Afghanistan è sempre stata la violenza a spingere le persone alla fuga. Ma ogni esodo sarebbe in primo luogo regionale: Pakistan, Iran, forse Tagikistan. In quel caso se gli aiuti a questi Paesi non fossero consistenti, allora sarebbe forte il rischio che i movimenti continuino verso l'Europa».

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