dopo vent’anni di guerra

Afghanistan, al via i colloqui di pace: l’obiettivo immediato è il «cessate il fuoco»

Il governo di Kabul e la delegazione dei Talebani discutono a Doha per arrivare alla riconciliazione del Paese. Gli Stati Uniti di Trump fanno leva sugli aiuti economici per ottenere la fine del conflitto. L’Europa preme perché gli accordi includano il rispetto dei diritti delle donne

di Luca Veronese

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Alcuni componenti della delegazione talebana ai negoziati per la pace in Afghanistan di Doha (Epa)

Il governo di Kabul e la delegazione dei Talebani discutono a Doha per arrivare alla riconciliazione del Paese. Gli Stati Uniti di Trump fanno leva sugli aiuti economici per ottenere la fine del conflitto. L’Europa preme perché gli accordi includano il rispetto dei diritti delle donne


3' di lettura

Diciassette rappresentanti del governo di Kabul, 21 membri della delegazione talebana, il segretario di Stato americano Mike Pompeo, e il capo del Consiglio di pace afghano, Sono iniziati a Doha, nel Qatar, i colloqui di pace che dovranno porre fine a due decenni di conflitti armati che hanno ucciso decine di migliaia di combattenti e civili. A vegliare sui negoziati ci sono soprattutto gli Stati Uniti, ma tutto il mondo preme perché le parti raggiungano immediatamente un accordo sul cessate il fuoco. Mentre, soprattutto da parte europea, si sottolinea la necessità che la pace vada di pari passo con il rispetto dei diritti delle donne nel Paese.

Zalmay Khalilzad, rappresentante speciale degli Stati Uniti per la riconciliazione dell’Afghanistan ha dichiarato, all’inizio dei lavori, che «il cessate il fuoco dovrà essere raggiunto entro aprile», assieme alla riduzione delle forze americane nel Paese, e ha spiegato che «se verranno violati i diritti umani, difficilmente l’Afghanistan potrà ricevere aiuti da parte di Washington».

Il ruolo degli Stati Uniti

Donald Trump è ansioso di rivendicare un nuovo successo sulla scena internazionale da utilizzare anche nella campagna elettorale per la Casa Bianca e ha fatto sapere che utilizzerà la leva degli aiuti economici per ottenere la fine del conflitto: l’apertura dei colloqui segue di un giorno le cerimonie per il 19° anniversario degli attacchi terroristici dell’11 settembre contro gli Stati Uniti che hanno innescato il coinvolgimento militare americano in Afghanistan.

Il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, ha esortato le parti a cogliere l’opportunità di concludere un accordo di pace, pur riconoscendo la difficoltà di questi negoziati: «La scelta del vostro sistema politico sta a voi», ha detto alla cerimonia di apertura nella capitale del Qatar. «Anche se non esiste una soluzione valida per tutti, crediamo fermamente che proteggere i diritti di tutti gli afghani sia il modo migliore per spezzare il ciclo della violenza».

Il confronto tra governo e Talebani

Il capo del Consiglio di pace dell’Afghanistan, Abdullah Abdullah, ha affermato che anche se le parti non fossero d’accordo su tutti i punti, dovrebbero comunque cercare con decisione un compromesso. «La mia delegazione è a Doha e rappresenta un sistema politico che è sostenuto da milioni di uomini e donne provenienti da una diversi background culturali, sociali ed etnici nella nostra patria», ha detto. Il leader talebano Mullah Baradar Akhund ha affermato che l’Afghanistan dovrebbe «avere un sistema islamico in cui tutte le tribù e le etnie del Paese possano stare senza alcuna discriminazione e vivano la loro vita in amore e fratellanza» aggiungendo che «i negoziati potranno incontrare delle difficoltà ma dovranno proseguire sempre con pazienza».

Pompeo ha avvertito che le modalità e l’entità degli aiuti finanziari degli Stati Uniti «dipenderanno fortemente dalle scelte e dai comportamenti» del governo e dei Talebani».
Funzionari, diplomatici e analisti sostengono che, sebbene portare entrambe le parti al tavolo dei negoziati sia già da considerarsi un risultato notevole, ciò non significa che il percorso verso la pace sarà facile, soprattutto con l’escalation di violenza in corso nel Paese. «Niente dovrebbe impedire che un cessate il fuoco venga accettato e attuato da entrambe le parti», ha detto Josep Borrell, l’alto rappresentante per gli Affari esteri dell’Unione europea, presente all’incontro di Doha tramite un collegamento video.

I Talebani e i diritti delle donne

Le sfida maggiore è comunque il coinvolgimento dei Talebani - che hanno negato la legittimità del governo afghano appoggiato dall’occidente - in un accordo di pace che salvaguardi i diritti delle donne e delle minoranze schiacciate in passato dal regime talebano.

I negoziati per la pace in Afghanistan fanno parte di un patto, firmato a febbraio, tra Usa e Talebani che prevede il ritiro delle truppe americane dal Paese e il rilascio di alcuni prigionieri. Trump, anche per recuperare consensi in vista delle elezioni presidenziali di novembre, sta cercando di ridurre il coinvolgimento americano nelle cosiddette «guerre infinite». Pochi giorni fa Washington ha annunciato una drastica riduzione del contingente presente in Iraq, mentre si prevede che entro novembre resteranno in Afghanistan meno di 5mila soldati americani dai 15mila di inizio anno.

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