EMERGENZA TERRORISMO

Africa, Macron invia altri 220 militari in Sahel. L’appello agli Usa: restate

Il presidente francese annuncia un nuovo contingente in Africa occidentale per frenare l’ascesa terroristica. L’appello a Trump: Usa fondamentali. Ma il Pentagono ridurrà le truppe

di Alberto Magnani

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Macron (Reuters)

Il presidente francese annuncia un nuovo contingente in Africa occidentale per frenare l’ascesa terroristica. L’appello a Trump: Usa fondamentali. Ma il Pentagono ridurrà le truppe


3' di lettura

La Francia invierà un contingente aggiuntivo di 220 militari nell’Africa occidentale per rinforzare la sua missione «Barkhane» e contrastare l’ascesa terroristica nelle sue ex colonie. Lo ha annunciato il presidente Emmanuel Macron in occasione di un summit a Pau (Francia) con i membri del G5, l’alleanza sicuritaria siglata da Ciad, Niger, Burkina Faso, Mali e Mauritania . Il nuovo impegno rientra nel quadro di una inedita «Coalizione per il Sahel», un coordinamento strategico per frenare l’insorgenza del jihadismo nella regione. Al vertice era presente anche il presidente del Consiglio europeo Charles Michel.

Macron e i leader africani hanno lanciato un appello agli Stati Uniti di Donald Trump perché mantengano il proprio presidio nella zona, rinunciando a una riduzione delle truppe che scaricherebbe la gestione dell’emergenza (quasi) solo sulle spalle dell’Eliseo. «Se gli americani decidessero di lasciare l’Africa, sarebbe una cattiva notizia per noi - ha detto Macron - Spero di riuscire a convincere Trump del fatto che la lotta al terrorismo si gioca anche in questa regione».

In una nota trasmessa a margine del vertice, la Francia e i paesi del G5 ribadiscono «l’appoggio cruciale» fornito dagli Usa e auspicano una «continuità» di operazioni militari nella zona. Il Pentagono, al momento, non sembra disposto a collaborare e guarda ad altri scacchieri. Il capo dello stato maggiore delle forze armate Mark Milley ha ribattuto subito che le truppe dispiegate in Africa «potrebbero essere ridotte e spostate, per aumentare la prontezza di combattimento delle forze negli Usa o nel Pacifico».

Un rinforzo all’operazione Barkhane
Parigi, presente nell’area con le 4.500 unità militari oggi dispiegate da Barkhane, sta cercando di intensificare la sua risposta ai blitz che si moltiplicano nella regione del Sahel. L’Africa occidentale è nel vivo di una spirale terroristica che ha portato il bilancio delle vittime a sfondare il tetto delle 4mila unità nell’arco del 2019 solo fra Burkina Faso, Mali e Mauritania.

Secondo una ricostruzione diffusa via Twitter da José Luengo-Cabrera, un analista del think tank Crisis Group, la regione ha registrato una crescita dell’86% delle vittime tra 2018 e 2019, con un’accelerazione preoccupante degli attacchi alle forze locali e agli stessi soldati francesi. Il 10 gennaio il Niger ha subìto l’attacco più sanguinoso della sua storia alle proprie forze militari, con un bilancio complessivo di 89 vittime. A novembre 2019 un incidente in elicottero ha provocato la morte di 13 militari francesi, uno choc che ha aumentato le tensioni nel paese sull’opportunità di un impegno prolungato nell’area.

Le zone più delicate sono soprattutto quelle di frontiera e sul confine con il Sahel, colonizzate da cellule terroristiche che si ricollegano direttamente alle milizie dello Stato islamico e capitalizzano l’isolamento delle aree rurali rispetto alle autorità centrali. Al momento le operazioni condotte in tandem da Parigi e le forze del G5, rivolte soprattutto all’addestramento di militari locali, non stanno sortendo gli effetti sperati “grazie” a problemi di sotto-finanziamento e limiti organizzativi.

Il ritiro degli Stati Uniti dalla regione rappresenterebbe una tegola in più sulla Francia e la stabilità, sempre più precaria, della cosiddetta Africa francofona. Al momento gli Usa schierano un totale di 7mila membri delle forze speciali in Africa, con un ulteriore drappello di 2mila unità militari che lavorano all’addestramento in tandem con i governi locali.

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