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Perché l’Africa è la nuova frontiera dei colossi energetici mondiali

Come può l’Africa aspirare a uscire dalla povertà se ogni voglia di crescere viene spenta dalla mancanza di corrente? Questo spiega perché l'Africa è la nuova frontiera del mondo energetico internazionale: gli altri mercati sono maturi, questo no; e qui stanno convergendo le attenzioni di tutti i colossi dell’energia

dal nostro inviato Jacopo Giliberto


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5' di lettura

Mannaggia, cade di nuovo la luce. Come mezz’ora fa, quando in questa fetta di Addis Abeba per migliaia degli 8 milioni di abitanti si sono fermati gli ascensori, si sono dissolte nel cibernulla le mail non ancora cliccate, si sono ammutoliti i telefoni, si sono rabbuiati gli schermi dei pc.

Come può l’Africa aspirare a uscire dalla povertà se ogni voglia di crescere viene spenta dalla mancanza di corrente? Questo spiega perché l'Africa è la nuova frontiera del mondo energetico internazionale: gli altri mercati sono maturi, questo no; e qui stanno convergendo le attenzioni di tutti i colossi dell’energia.

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Senza chilowattora non si cresce. Chi è abituato ad avere la corrente si accorge quanto serve solamente quando la corrente manca.
Quando nel supermercato i surgelati si scongelano, quando nella fabbfichetta che produce tappi o sacchetti la plastica fusa si raffredda e intasa senza rimedio l’estrusore, quando il tornio smette di girare.
Senza chilowattora si rimane al medioevo.

L’Africa sarà il mercato energetico in crescita più veloce e tumultuosa, ma anche incerta e contrastata. Ecco i cinesi; costruiscono strade, porti e ferrovie in gentile omaggio purché i Paesi africani importino carbone cinese da bruciare nelle centrali elettriche ed esportino verso la Cina tutti i minerali più rari e preziosi per l’elettronica. Ecco i francesi di EdF e di Engie, che s’impongono nell’Africa francofona. Ed ecco l’Enel guidata da Francesco Starace, la più grande azienda di energia rinnovabile del mondo che attraverso l’Enel Green Power ha pianificato in Africa un investimento di quasi un miliardo di euro tra il 2019 e il 2021, e che porta con sé le migliori esperienze, aziende, enti e istituzioni del settore energetico.

    Rotta verso l’Africa
    È un nuovo cambio di polarità per l’Enel, questa spinta verso l’Africa frontiera del business energetico di domani. Con la liberalizzazione elettrica del ’99 l’azienda ha dovuto ridimensionarsi in Italia ma ha avuto la porta aperta per l’estero dove ha acquisito aziende elettriche in tutt’Europa.
    Il secondo grande cambiamento arrivò tramite l’acquisizione della spagnola Endesa
    : si aprì il mercato dell’America Centrale e Meridionale, dove oggi è la prima società elettrica.
    Ora il business dell’elettricità, veicolo per le tecnologie moderne come l’informatica e i telefonini, è maturo in tutto il mondo tranne che in Africa dove — spiegava tempo fa Vera Songwe dell’Uneca — almeno 590 milioni di persone non hanno disponibilità di elettricità, soprattutto nella fascia centrale del continente. E senza corrente non si esce dalla lamiera ondulata e dalle strade di fango.

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    Insegnare a pescare
    C’è chi adora riassumere le situazioni complesse attraverso i numeri e gli esempi , come ama ricordare Francesco La Camera, direttore generale al ministero dell’Ambiente e al vertice dell’organizzazione per le energie rinnovabili Irena: l’Africa intera consuma tanta energia quanto il solo Stato di New York. Un altro esempio: ogni anno in Etiopia si perdono 3,3 miliardi di dollari per le interruzioni di corrente - e l’Etiopia tormentata dalle cadute della luce è uno dei Paesi più evoluti dell’Africa.

    Conferma Roberto Vigotti, segretario generale della Fondazione Res4Africa, che in estate ha tenuto la sua conferenza annuale ad Addis Abeba: «La storia d’Europa ha mostrato come la prima cucitura tra i Paesi e i mercati avviene attraverso il filo della luce: dopo i massacri delle guerre, l’Europa ha cominciato a unirsi attorno alle organizzazioni del carbone e dell’energia nucleare cioè la Ceca e l’Euratom. Oggi accade anche qui grazie alle fonti rinnovabili di energia: finora gli africani sono stati sfamati con il pesce, ora con le fonti rinnovabili di energia imparano a pescare».

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    La parrucchiera, il gommista
    La partenza rinnovabile non può avvenire dai Paesi che galleggiano su metano e petrolio. Avviene da Paesi come il Sudafrica, evoluto e moderno con l’85-90% della popolazione allacciata alla rete elettrica, avviene dall’Etiopia, dal Marocco, dal Kenya e dallo Zambia.
    Le rinnovabili (insegnare a pescare invece di dare il pesce) non sono più le grandi centrali governate dagli ingegneri e dai funzionari statali: sono centrali di zona che liberano dalla miseria dell’emigrazione disperata.
    Con i pannelli solari girano le pompe dell’acqua, funziona il frigo dei vaccini, ronzano i computer dell’e-commerce. Con il vento, il sole e l’acqua possono nascere attività come la parrucchiera con il casco per la messimpiega e il ferro per stirare i capelli, oppure il gommista con il compressore dell’aria e la pistola svitadadi.

    La storia d’Europa ha mostrato come la prima cucitura tra i Paesi e i mercati avviene attraverso il filo della luce

    Il cacao, la foresta e i chilowattora
    Ecco una storia pratica raccontata da Vera Songwe dell’Uneca, la storia del cacao che tanto amiamo.
    I primi quattro produttori mondiali di baccelli di cacao sono Costa d’Avorio, Ghana, Nigeria e Camerun. Rappresentano 3,5 milioni di tonnellate di cacao su un mercato mondiale di 4,7 milioni di tonnellate, ovvero 100 miliardi di dollari. E che c’entra la corrente elettrica? Presto detto. La maggior parte del cacao è prodotto non dalle multinazionali del cioccolato bensì da milioni di minuscoli produttori locali. Due milioni di produttori nella sola Costa d’Avorio.
    Il cacao viene seccato dal sole. E quando il sole manca — nelle zone tropicali accade spessissimo — i contadini essiccano le fave di cacao bruciando la legna tagliata dalla preziosissima foresta. Morale, finché manca la corrente per gli essiccatoi, il cacao distrugge la foresta pluviale e desertifica l’Africa.
    La differenza tra il mondo del medioevo e il mondo del futuro passa attraverso i chilowattora: è quando i chilowattora ci mancano che veniamo ripiombati al tempo delle candele.

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    Saltare la fase delle centralone a carbone
    Il programma per dare energia all’Africa passa per le fonti rinnovabili direttamente, saltando il passaggio per noi obbligato attraverso le grandi centralone a carbone, così come gli africani sono passati direttamente alla tecnologia dello smartphone saltando a piè pari la fase del telefono a filo e disco selettore.
    Quali sono gli ostacoli? Non sono barriere tecnologiche.
    La prima barriera all’elettrificazione dell’Africa è il desiderio feroce di governare tutto e tutti senza lasciare che i popoli e le imprese possano esprimersi. Le compagnie elettriche statali, i funzionali provinciali, i ras e i rais dei feudalesimi tribali.
    Il primo esempio forte di rottura è arrivato dal Sudafrica che ha saputo bandire una gara internazionale per la fornitura di energia pulita al minor prezzo possibile, e oggi l’Enel ha 600 megawatt di centrali. Poi anche il Marocco. Un po’ alla volta si stanno sciogliendo i legami che impoveriscono gli africani.

    Attraverso idee come Scaling Solar della Banca Mondiale e l’esperienza europea RenewAfrica, le imprese energetiche vogliono creare un capitolato, una certificazione di qualità normativa e istituzionale ottenua la quale i Governi potranno attrarre gli investitori energetici.
    Diceva Vigotti di Res4Africa: «Attraverso il prezzo di produzione elettrica contrattato e sicuro per 15 o 20 anni gli investitori elettrici possono anche investire nelle reti di alta tensione e nella distribuzione locale della luce».

    Oggi costa meno
    Antonio Cammisecra, amministratore delegato di Enel Green Power, responsabile Enel per l’Africa e da alcuni mesi a capo anche dell’intera produzione elettrica mondiale dell’Enel (cioè comprese anche le centrali termoelettriche) dice agli africani: non vogliamo sostituire nessuno, ma il capitale privato è fondamentale per uscire dalla povertà. Parola di Cammisecra: «Le fonti rinnovabili di energia hanno mille ragioni, ma la prima vera ragione è economica. Il chilowattora rinnovabile costa molto meno ed è più facile da produrre del chilowattora da combustibile fossile».
    Per investire nel sole, nel vento, nell’acqua delle dighe idroelettriche e nella geotermia che sgorga dal sottosuolo non bisogna imporsi con l’arroganza del cononialista, di quello che vuole spiegare agli africani come funziona il mondo. La strada va percorsa a piccoli passi «sapendo pazientare», osserva Cammisecra dell’Enel Green Power.

    Riproduzione riservata ©
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      Jacopo Gilibertogiornalista

      Lingue parlate: italiano, inglese

      Argomenti: ambiente, energia, fonti rinnovabili, ecologia, energia eolica, storia, chimica, trasporti, inquinamento, cambiamenti climatici, imballaggi, riciclo, scienza, medicina, risparmio energetico, industria farmaceutica, alimentazione, sostenibilità, petrolio, venezia, gas

      Premi: premio enea energia e ambiente 1998, premio federchimica 1991 sezione quotidiani, premio assovetro 1993 sezione quotidiani, premio bolsena ambiente 1994, premio federchimica 1995 sezione quotidiani,

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