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Africa, la siccità minaccia le cascate Vittoria. Zambia e Zimbabwe in crisi energetica

La siccità sta riducendo la portata delle cascate ai suoi minimi dagli anni ’90. Il calo dei flussi rischia di affossare l’attività turistica e gli approvvigionamenti di elettricità di due paesi già in crsi di accesso all’energia, Zimbabwe e Zambia. Con ricadute pesanti sul Pil

di Alberto Magnani


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4' di lettura

Una pesante siccità sta riducendo ai minimi dagli anni ’90 la portata delle cascate Vittoria, il sito Unesco che si colloca sul confine tra Zambia e Zimbabwe. Il flusso in arrivo dal fiume Zambesi, il corso d’acqua che si tuffa dai 128 metri delle cascate, è sceso a 109 metri cubi al secondo: un valore appena sopra al picco negativo di 99 metri cubi di acqua al secondo registrati nell’ottobre del 1996 e ben al di sotto dei 6.172 metri cubi al secondo toccati nel 1977. L’allarme, raccontato dall’agenzia Bloomberg, è partito dalle stesse autorità dello Zimbabwe, inquietate da un contraccolpo che minaccia una ricchezza (non solo) naturalistica per il paese.

Le «Victoria falls» sono al tempo stesso un’attrazione turistica capace di incassare decine di migliaia di visite l’anno e un bacino idrico che rifornisce la centrale idroelettrica di Kariba, principale responsabile dell’approvvigionamento di elettricità di Zimbabwe e Zambia. «Se non si fa nulla contro questo, il riscaldamento globale, rischiamo di passare guai grossi» spiega al Sole 24 Ore Godfrey Koti, portavoce per lo Zimbabwe Tourism Authority. Le ricadute possono travolgere sia i tentativi di rilancio turistico nell’area sia, e soprattutto, lo sviluppo di due economie appese all’andamento a singhiozzo delle propria produzione idroelettrica.

Un business da 1 miliardo di dollari
Il turismo è un settore in ascesa soprattutto per lo Zimbabwe, enclave da 16 milioni di abitanti stretta fra Mozambico, Sud Africa, Botwana e Zambia. La fine dell’era Mugabe, l’autocrate uscito di scena nel 2017 dopo quasi 40 anni al potere , ha favorito la riapertura all’esterno di un territorio che si era involuto negli anni del suo potere. Nel 2018 i visitatori internazionali, attratti soprattutto dalle bellezze naturalistiche, hanno portato nelle casse del paese una cifra che oscilla fra gli 1-1,3 miliardi di dollari.

«E ora riteniamo di poter arrivare comodamente a 1,5 miliardi di dollari nel 2019 e a 1,8 miliardi nel 2020 - spiega Koti - Ma per farlo serve che la gente continui a venire e investire nello Zimbabwe». Koti definisce le cascate Vittoria come la «capitale del turismo», accanto a riservate sterminate come i parchi nazionali Hwange e Mala Pools. Non si mostra troppo ansioso sul calo dei livelli dell’acqua, perché confida che «le piogge riporteranno la situazione alla normalità» e ricorda di aver già testimoniato oscillazioni simili negli ultimi anni. Eppure il suo ottimismo è frenato dai dati e altri campanelli d’allarme scatenati da una siccità più violenta della media. Solo al parco Hwange, altro gioiello sponsorizzato per il pubblico occidentale, 55 elefanti sono morti di fame e di sete. «Èun grosso problema, per noi come per qualsiasi sito naturalistico internazionale - dice - Dobbiamo andare avanti a combattere il cambiamento climatico, se vogliamo essere in una buona posizione come meta turistica».

Il turismo, comunque, non è la prima né la più grossa preoccupazione dell’esecutivo. La siccità sta spingendo ai minimi termini la capacità produttiva della centrale idroelettrica di Kariba, assestando un colpo in più alla penuria di accesso energetico del paese. Secondo quanto ha dichiarato alle agenzie internazionali il ministro delle Finanze, Mthuli Ncube, il governo è «pericolosamente vicino al momento in cui dovrà interrompere completamente la generazione di energia elettrica». A fine ottobre 2019 lo stabilimento produceva 122 megawatt, quasi un decimo dei 1.095 raggiungibili a regime. Il paese è costantemente a rischio paralisi grazie a tagli della corrente che possono durare fino a 20 ore, con ricadute pesanti sulla (debole) produzione industriale e l’attività mineraria. La combinazione tra siccità e deficit energetici , a quanto ha comunicato il governo, dovrebbe portare il Pil a contrarsi del 6,5% nel 2019, dopo anni di crescita e proiezioni ottimistiche di un +4% circolate in precedenza. È la prima caduta in territorio negativo dai tempi del 2008, quando la crisi iperinflattiva del paese aveva fatto sprofondare il Pil a -16,5%.

La crisi (idro)elettrica dello Zambia
Il copione si sta ripetendo anche tra i vicini di casa dello Zambia. Le ricadute degli shock climatici sulle risorse idriche hanno già messo in ginocchio l’attività agricola nazionale, facendo rientrare il paese fra i nove stati dell’Africa australe indicati dalla Fao come vittime di una «emergenza» di insicurezza alimentare (gli altri sono Angola, lo stesso Zimbabwe, il Mozambico, il Madagascar, il Malawi, la Namibia, l’Eswatini, il vecchio Zwaziland, e il Lesotho).

Ora, però, l’allarme si concentra soprattutto sulle conseguenze per l’approvvigionamento di elettricità, incalzato dall’incrocio sfavorevole fra aumento dei fabbisogni e crisi produttiva. Da un lato l’economia nazionale, cresciuta a ritmo del 3,8% nel 2018, ha un bisogno sempre maggiore di energia elettrica: la Zambia development agency, un’agenzia governativa di promozione economica, ha registrato un aumento della domanda pari a una media del +5% annuo nell’arco di un decennio, senza contare le esigenze di una popolazione che lievita a sua volta a un ritmo di circa il 3% l’anno (oggi è ferma a 18 milioni di abitanti).

Dall’altro la dipendenza da un’unica risorsa, l’acqua, sta prosciugando - letteralmente - le possibilità di mantenere i ritmi produttivi richiesti. La produzione di elettricità è monopolizzata dall’energia idroelettrica, capace di incidere su oltre il 95% di una capacità di generazione pari nel 2017 a 2.347 megawatt . L’imprevedibilità delle piogge e il calo dei livelli delle acque nel fiume Zambesi ha iniziato a creare disfunzioni sempre più pesanti, con ricadute simili a quelle subite dallo Zimbabwe. Anche la Zambia soffre di un deficit di elettricità, pari a circa 700 megawatt, che ha costretto il governo a razionalizzare l’uso dell’energia. E anche il governo di Lusaka ha dovuto rivedere al ribasso le sue stime di crescita, tagliandole dal 4% al 2% nel 2019.

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    Alberto MagnaniRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: inglese, tedesco

    Argomenti: Lavoro, formazione, esteri, innovazione

    Premi: Premio "Alimentiamo il nostro futuro, nutriamo il mondo. Verso Expo 2015" di Agrofarma Federchimica e Fondazione Veronesi; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"

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