IL NODO MEDIASET

Agcom avverte Vivendi: rischia multa fino a 540 milioni

di Antonella Olivieri

(REUTERS)

3' di lettura

Vivendi non può tenere il piede in due scarpe - in Telecom e in Mediaset - senza violare le leggi italiane. Questo aveva stabilito l’Agcom il 18 aprile, concedendo al gruppo presieduto da Vincent Bolloré due mesi di tempo per fare una scelta e presentare un piano da mettere in atto entro un anno. Siamo arrivati ad agosto e il piano ancora non c’è. O meglio, c’è solo una bozza con proposte che il consiglio dell’Authority, che si è riunito appositamente ieri in seduta straordinaria, non ritiene idonee a rispettare “strutturalmente” la delibera.

Così ieri, in serata, da Agcom è arrivato un comunicato che suona come un avvertimento: «L’Autorità ricorda che, in caso di inottemperanza all’ordine impartito con la delibera n.178/17/CONS, trovano applicazione le previsioni di cui all’articolo 1, comma 31 della legge 31 luglio 1997 n.249». Comunicazione, asetticamente burocratica, che si traduce in questo modo: la proposta di Vivendi non è accettabile e se va avanti così rischia una multa dal 2% al 5% del suo fatturato. In soldoni: una sanzione compresa tra i 216 e i 540 milioni, visto che i ricavi 2016 della media company transalpina sono stati pari a 10,8 miliardi.

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Dietro c’è un tira e molla che va avanti dal 19 giugno quando, allo scadere dei termini, Vivendi ha presentato un piano giudicato troppo vago dall’Authority. Vivendi - nei fatti - ha operato una scelta tra Telecom e Mediaset, dal momento che, mentre era in corso l’istruttoria Agcom che ha portato poi alla delibera di aprile, la società transalpina chiedeva a Bruxelles di essere autorizzata al controllo di fatto sull’incumbent delle tlc, di cui detiene il 23,94% e la maggioranza in consiglio. L’ok dell’Antitrust Ue è arrivato a fine maggio, a condizione che Vivendi si impegnasse a far cedere la quota di Telecom in Persidera (70%, il 30% è in mano a Gedi), la società che detiene i mux, i canali tv per la trasmissione in digitale terrestre, impegno del quale il legittimo proprietario della quota è venuto a conoscenza solo ex- post. Il problema rilevato dalla DgComp era il superamento del 50% nel mercato dei mux, considerando la somma dei canali di Telecom e di quelli di Mediaset, dove Vivendi è presente col 28,8% del capitale e il 29,9% dei diritti di voto.

La scelta a questo punto era “obbligata”: sterilizzare i diritti di voto in Mediaset al di sopra del 10% consentito. La prima proposta di giugno faceva riferimento a una generica fiduciaria alla quale avrebbero dovuto essere intestate le azioni. Ma allora come oggi Vivendi, che si è appellata al Tar del Lazio contro la delibera Agcom (prima udienza a febbraio), non era disposta a rinunciare ai diritti di voto nelle assemblee straordinarie, dove è insito il “vero valore” della quota. Infatti nelle assemblee ordinarie, la maggioranza è senza dubbio in mano a Fininvest, che ha più del 41% dei diritti di voto. Mentre invece nelle assemblee straordinarie, dove si delibera con la maggioranza dei due terzi dei presenti, la quota di Vivendi è in grado di assicurare il potere di veto ai francesi. Non si tratta di una discussione puramente teorica, perché riscrivere lo statuto Mediaset (ci vuole l’ok dei soci in adunanza straordinaria) permetterebbe al Biscione di arginare il varco lasciato aperto dalle regole societarie attuali, così favorevoli alle minoranze da poter offrire al secondo socio una rappresentanza in consiglio sostanzialmente paritetica a quella del primo socio.

Fatto sta che l’Agcom non intende accettare soluzioni “con l’elastico”, con impegni smontabili a seconda delle convenienze. L’unico fatto che potrebbe cambiare il quadro sarebbe l’uscita o il ridimensionamento di Vivendi in Telecom al di sotto della soglia del 10%: ma al momento lo scenario non è d’attualità. Agcom, sottolineano fonti dell’Authority, può disporre - con un’altra delibera - la soluzione a Vivendi che, se non rispetta l’ordine, rischia appunto una multa fino a mezzo miliardo. La bozza, secondo la versione di parte francese, faceva parte degli accordi con gli uffici dell’Authority e si sarebbe tradotta in un piano definitivo dopo aver recepito le osservazioni della controparte istituzionale. L’Agcom ha però deciso ieri di rendere noto di aver «ricevuto il 31 luglio una comunicazione da parte di Vivendi, volta a integrare e modificare parzialmente il piano di ottemperanza dalla delibera presentato il 18 giugno e finalizzato a eliminare la posizione di influenza notevole in Mediaset». Il comunicato precisa che «si rendono necessarie nuove interlocuzioni tra gli uffici competenti e Vivendi, al fine di dettagliare le modalità attraverso cui la suddetta società intenda rimuovere strutturalmente la posizione vietata».

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