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Agcom, la relazione d’addio di Cardani fra big data e colossi del web

di Andrea Biondi


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3' di lettura

L’avanzata dei colossi del web nel comparto della raccolta pubblicitaria; l’esigenza di tutelare l’informazione e, più in generale, la necessità di arrivare a una strategia per l’intelligenza artificiale visto l’avanzare di big data e machine learning. Quello che Angelo Marcello Cardani presenta nella sua ultima relazione come presidente per l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni è un mercato delle comunicazioni completamente cambiato rispetto a sette anni fa. Un mercato cambiato come è mutato tanto di ciò che ci circonda e circonda questo mondo.

«Viviamo già oggi, e vivremo sempre di più in futuro, una epoca di”trasformazione dei dati”. Già oggi possiamo affermare che Facebook ha trasformato in dati le relazioni sociali; Linkedin quelle lavorative; Twitter le opinioni e gli orientamenti; Amazon le propensioni al consumo, i gusti le capacità di spesa; Googlle, ragionevolmente, tutto questo, tutto insieme». Questo passaggio della relazione del presidente Agcom di per sè già spiega molto del senso di una conclusione di un settennato di lavoro in cui il mercato delle comunicazioni ha paradossalmente perso sostanza. Valeva 61 miliardi nel 2012; 56 l'anno successivo; 52 nel 2014 e nel 2015. Una lenta e modesta inversione di rotta inizia solo nel 2016. L’anno passato il valore economico del complesso dei mercati regolati da Agcom ha toccato i 54 miliardi di euro.

Anche alla luce di questi dati un’altra frase della relazione di Cardani diventa in questo senso significativa: «Dal nostro punto di vista, acquista sempre più importanza il tema della raccolta pubblicitaria da parte delle piattaforme digitali i cui ricavi crescono a doppia cifra da molti anni, avviandosi a valicare, in termini di valore, la soglia dei tre miliardi di euro». Attorno a questa crescita di valore, aggiunge il presidente Agcom, «c’è, ancora una volta, un mutamento di parametro che riguarda le particolari politiche commerciali adottate dalle piattaforme digitali e i rischi del determinarsi di posizioni dominanti sul mercato pubblicitario, anche avuto riguardo alle modalità di raccolta, alle asimmetrie con gli altri protagonisti del mercato, a tutti i possibili nuovi usi dei dati di audience e diffusione, nonché all'utilizzo dei Big Data da parte di questi soggetti».

Il fulcro del discorso, inevitabilmente sta lì. E anche l’esame dell’andamento degli altri mercati in definitiva va letto con queste lenti. «Nelle telecomunicazioni tra il 2011 e il 2018 si sono persi circa un quarto dei ricavi. Nello stesso periodo, nel settore media il trend fortemente negativo dei ricavi pubblicitari ha trascinato in rosso i conti della tv in chiaro (-13% il valore economico del settore)» si legge nella prefazione alla Relazione annuale presentata al Parlamento. Quanto poi al settore editoriale, «ha proseguito una fase di vero e proprio declino strutturale con un calo generalizzato di valore economico (-40%), investimenti, occupazione, ricavi».

In un simile contesto, «il ruolo del Legislatore per salvaguardare il bene pubblico “informazione” e promuovere la cultura» è secondo Cardano «essenziale». Anche perché lì, dall’altra parte, nelle praterie del web il rischuio di disinformazione è un pericolo concreto col il quale dover fare i conti. La tutela della “e-democracy” è un tema centrale e, inevitabilmente, per il presidente Agcom non si può che agire sul «contrasto allea disinformazione e alla deriva delle fake news».

Fra i vari punti della relazione, c’è anche quello “economico”, degli introiti garantiti allo Stato dalle aste 5G. «Un caso di successo unico in Europa», ha detto il presidente Agcom. C’è da giurare che fra gli operatori si questo si sia storto, e non poco, il naso. Grazie all’ultima asta per le frequenze 5G lo Stato ha messo nel carniere 6,5 miliardi. Che usciranno, appunto, dalle tasche degli operatori.

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