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Agcom a Vivendi: un anno per scendere in Mediaset o in Telecom

di Andrea Biondi

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4' di lettura

Alla fine Agcom ha deciso. L’Autorità ha stabilito che Vivendi, con la sua partecipazione in Telecom dove è primo azionista con il 24% e in Mediaset dove è socio con il 29,9% dei diritti di voto viola l’articolo 43 comma 11 del Tusmar. A questo punto i francesi hanno un anno per ottemperare. Insomma, un anno per scendere in una delle due partecipazioni. Ed entro 60 giorni a partire da oggi, Vivendi deve comunque presentare un piano sulle modalità con le quali la società intende ottemperare alle indicazioni di Agcom.

La deliberazione Agcom. Arriva così la tanto attesa decisione di Agcom sulla querelle che vede contrapposte Mediaset e Vivendi. Fra i due gruppi è stato scontro durissimo da quando, a fine luglio, il colosso francese presieduto da Vincent Bolloré, che ne è anche l'azionista di riferimento, ha comunicato di non essere intenzionato a rispettare l’accordo raggiunto ad aprile 2016 con il gruppo di Cologno e avente per oggetto la vendita da parte di Mediaset di tutta la piattaforma Premium. Alla vendita sarebbe seguito, come corollario, uno scambio azionario del 3,5% fra i gruppi. Ma la mancata alleanza ha fatto scattare uno scontro arrivato anche in tribunale visto che la Procura di Milano ha deciso di dar seguito all’accusa rivolta da Mediaset ai vertici di Vivendi per manipolazione del mercato.

Il divieto. La questione sulla quale intanto in serata si è espressa l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, come detto, gravita attorno al Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici (Tusmar) che stabilisce un divieto al superamento dei tetti di controllo: in particolare le imprese di telecomunicazioni che detengono nel mercato italiano una quota superiore al 40% non possono acquisire ricavi superiori al 10% del cosiddetto “Sistema integrato delle comunicazioni” (Sic) di tv, radio ed editoria. Secondo gli ultimi dati, Mediaset avrebbe ricavi di circa il 13% del Sic.

L’esposto Mediaset. L’Agcom è stata attivata da un esposto presentato da Mediaset nel dicembre del 2016, secondo il quale i divieti sui tetti sarebbero stati aggirati da parte di Vivendi. Il gruppo francese ha il 23,9% dei diritti di voto in Telecom (identica la quota del capitale), il 28,8% del capitale e il 29,9% dei diritti di voto in Mediaset, controllata da Fininvest con il 38,2% del capitale e il 39,7% dei diritti di voto, con l'holding dei Berlusconi che entro fine mese può salire di un altro 1,3%-1,4 per cento.

La posizione di Mediaset. A questo punto è quasi certo che Fininvest salirà nel controllo di Mediaset che nelle prossime ore, da parte sua, terrà la riunione del consiglio di amministrazione per l’approvazione del bilancio 2016 che dovrebbe chiudersi con una perdita consistente, tra l’altro già anticipata ai sindacati, derivante in gran parte dalle vicende di Mediaset Premium. La nota di commento, a caldo, da parte del Gruppo Mediaset segnala comunque soddisfazione per il giudizio di Agcom. «Con il provvedimento odierno – si legge nella nota del gruppo di Cologno – l’AgCom ha accertato che Vivendi ha violato l'art. 43 del Tusmar, Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici. Mediaset esprime la propria soddisfazione e attende ovviamente di leggere il dispositivo per stabilire le azioni future».

I ricorsi di Vivendi a Tar e Ue. A stretto giro è arrivato anche il commento dei francesi. «Vivendi prende nota, con sopresa, della decisione di Agcom. Vivendi ha sempre agito nei limiti imposti dal diritto italiano e più nello specifico dalla legge Gasparri». In particolare, continua la nota di Vivendi, «è indiscutibile che Vivendi non controlla né esercita una influenza dominante su Mediaset, che è controllata in maniera esclusiva da Fininvest». Per questo «Vivendi si riserva il diritto di intraprendere tutte le azioni giudiziarie appropriate per assicurare la protezione dei suoi interessi, compresa la possibilità di fare appello al Tar e di depositare un ricorso ufficiale presso la Commissione europea per violazione del diritto dell’Unione europea. Vivendi resta pienamente fiduciosa che i suoi diritti saranno finalmente riconosciuti».

Possibili scenari. Cosa potrebbe succedere ora? Il ricorso di Vivendi è da dare quindi per scontato. Il quadro disegnato da Agcom prevede a ogni modo un intervento di «rimozione della posizione vietata» da parte di Vivendi entro 12 mesi. Quale fra la partecipazione in Telecom e quella in Mediaset? Considerando i valori di carico e i corsi azionari ci sarebbe sicuramente un problema in più di minusvalenza sulla quota Telecom rispetto a quella Mediaset. Più o meno si parla di una minusvalenza di circa 1 miliardo su Telecom e attorno ai 100 milioni su Mediaset. La partecipazione nel gruppo di Cologno potrebbe però essere riconosciuta dai francesi come più strategica. Certo, un anno rappresenta un lasso di tempo notevole, in cui qualsiasi possibile accordo, anche fra i due litiganti, potrebbe prendere forma. I due mesi entro cui Vivendi deve però fornire ad Agcom lo schema di intervento rappresentano dall’altra parte un indubbio elemento di riduzione degli spazi di manovra. Gli scenari a questo punto della partita sono comunque tutti da considerare.

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