editorialeDopo il voto

Agenda italiana per rafforzare l’Unione europea

di Maurizio Maresca

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(Adobe Stock)

3' di lettura

Archiviata la campagna elettorale gli Stati membri e le istituzioni devono mettere mano all’impianto dell’Unione sulla base di un’agenda in larga parte scritta. Prima ancora occorre procedere alla costituzione della nuova Commissione europea che quel processo dovrà formalizzare.

È molto importante che l’Italia, anche per ottenere il voto di un Parlamento a forte maggioranza europeista, e tradizionalmente molto esigente nella verifica dei requisiti di ciascun Commissario (art. 17, Tue), designi una persona competente e indipendente, che abbia dimostrato “impegno europeo”, in modo da puntare a una delega “ pesante” in materia di economia (mercato interno, commercio internazionale, concorrenza, industria, trasporti etc). La divergenza fra la maggioranza inequivocabilmente “europeista” del Parlamento europeo e del Consiglio europeo e quella “euroscettica” e “sovranista” del nostro Paese introduce rischi che saranno superati sperimentando il principio di leale cooperazione che impegna Stati e istituzioni.

Quanto all’Agenda in Italia il mondo dell’impresa (Confindustria e Assolombarda in primis) e della ricerca stanno lavorando a una sintesi con l’obiettivo di rafforzare un’Europa che, a prescindere dalla sua natura giuridica, si presenti nondimeno come un sistema economico regolato, coeso e competitivo: che sviluppa una politica commerciale comune, seleziona dal centro gli investimenti stranieri e promuove un mercato unico dove prevalgono merito e regole.

a. Una politica europea per l’industria e la correlativa modifica delle regole sulla concorrenza

Premiare la crescita di “campioni europei” in grado di giocare un ruolo nel mercato globale finanche rimodulando le norme sulle concentrazioni e sulla concorrenza significa in qualche modo rendere meno neutrale il diritto della concorrenza. Il caso Alstom/Siemens ha messo in evidenza la necessità di un intervento: ma si profilano altri esempi di possibile aggregazione funzionali al mercato globale (si pensi a Nokia e Ericsson, Fca e Renault, Stx e Fincantieri, al mondo del trasporto e della finanza). Ovviamente devono essere misure che non rallentano lo sviluppo di un level playing field europeo consolidato in anni di giurisprudenza in materia di concorrenza. La sintonia tra Emmanuel Macron e Margrethe Vestager induce all’ottimismo.

b. Regolare i Foreign direct investment (Fdi) per assicurare l’interesse nazionale

Secondo molti il recente regolamento 452/2019 va rivisto nella parte in cui non attribuisce alla Commissione europea la competenza a valutare l’interesse nazionale quando si tratti di investimenti stranieri suscettibili di incidere su più di un Paese membro. Una posizione che le stesse autorità cinesi hanno mostrato di accettare, non solo in occasione dell’incontro con i presidenti francese, tedesco e della Commissione, ma anche a seguito del bilaterale Ue-Cina.

c. Una strategia impostata su accordi multilaterali di commercio

Occorre rilanciare il lavoro della commissaria Cecilia Malmström e della direzione generale Trade condiviso anche dalla Corte di giustizia con l’approvazione del meccanismo di risoluzione delle controversie previsto per il Ceta. Un’attività non certo agevole in un contesto internazionale dal quale emergono posizioni molto diverse fra Stati Uniti, Russia e Cina. L’obiettivo è salvare gli strumenti internazionali di seconda generazione (come la Wto) e in genere, così, il progresso della comunità internazionale per evitare la discriminazione e il protezionismo. Su questi strumenti è possibile ancorare il controllo delle imprese straniere che operano sui mercati europei che beneficino di sussidi o diritti speciali tali da pregiudicare la concorrenza.

d. Sul mercato unico della mobilità

L’ipotesi è un rafforzamento delle infrastrutture di coesione anche immaginando reti “tutte europee” la cui realizzazione e gestione non dipenda dagli Stati. Un intervento tanto più significativo se si considera che in alcuni Paesi il programma infrastrutture è molto in ritardo e gli investimenti 2020/2035 sono molto importanti. In secondo luogo sono inevitabili misure per riequilibrare il traffico pesante di transito: in Svizzera il traffico di lunga percorrenza è per il 70% su ferro mentre in Italia non supera il 5 per cento. Un settore ripiegato sulla gomma impedisce inoltre lo sviluppo dei Corridoi e di una portualità evoluta.

e. Il mercato finanziario

Il buon funzionamento del mercato finanziario va presidiato tenendo conto degli strumenti tradizionali offerti dal diritto europeo e prevedendo una verifica degli effetti dell’attività finanziaria sui mercati contigui alla luce dell’interesse generale.

Professore di Diritto internazionale e della Ue
all’Università degli studi di Udine

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