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Agenti e rappresentanti: l’e-commerce ha cancellato 50mila posti in sei anni

Allarme del sindacato Fnaarc e Confcommercio sulla sostenibilità del sistema previdenziale, con un appello a limitare le distorsioni e favorire il patto intergenerazionale

di Red. Economia

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3' di lettura

L’e-commerce ha accelerato il passo decisamente. L’ultima spinta è arrivata dal Covid. Ma negli ultimi sei anni l’avanzata è stata costante nel nostro Paese, con effetti evidenti anche sul mercato del lavoro. A farne le spese in maniera diretta sono stati gli agenti di commercio, professione chiave soprattutto nel mondo del commercio fisico, ma non solo.

In sei anni 50mila occupati in meno

Nel 2014 gli agenti attivi in Italia erano 272.696, oggi sono oltre 50mila in meno, con una diminuzione del 12,6%. Nello stesso periodo è cresciuta di oltre 2 anni l'età media degli agenti, da 46 anni e 3 mesi a 48 anni e 9 mesi. A richiamare l’attenzione sull’e-commerce e sulla necessità di governarne gli effetti sono la Fnaarc (sindacato italiano degli agenti di commercio) e Confcommercio alla luce di questi dati sulla perdita di posti di lavoro, risultato di un’indagine di Format Research sull'impatto dell'e-commerce. Conclusa nei primi mesi del 2020 - poco prima del lockdown - su un campione di agenti di commercio e di imprese mandanti, la ricerca non tiene conto, perciò, della spinta al commercio elettronico innescata dalla pandemia. Il dato emerso dalla ricerca Fnaarc - Confcommercio è di particolare importanza per la tenuta del sistema previdenziale della categoria e in particolare di Enasarco, l'ente chiamato al rinnovo dei vertici attraverso elezioni online (si vota fino a mercoledì 7 ottobre, si veda anche Il Sole 24 Ore del 26 settembre 2020) .

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La sostenibilità previdenziale

Fnaarc e Confcommercio sono insieme anche nella lista n. 3 “Enasarco del futuro” che ha tra i suoi obiettivi un patto intergenerazionale tra agenti che vanno in pensione e neo agenti.«Se il numero degli agenti di commercio in attività continua a calare e la loro età media continua ad aumentare, siamo di fronte a un problema strutturale - spiega Alberto Petranzan, presidente Fnaarc e coordinatore della lista N. 3 Enasarco del futuro -. Un problema che riguarda sia la sostenibilità di Enasarco e la sua capacità di garantire prestazioni e pensioni agli agenti di commercio, sia il ruolo fondamentale che gli stessi agenti svolgono per l'economia del Paese, in particolare per le Pmi».

Provvigioni non calcolate per l’on line

Altro fenomeno che mette a rischio la professione degli agenti, compromettendo il livello delle provvigioni, è quello dello showrooming che vede il negozio usato come vetrina per acquisti che vengono effettuati online. Il risultato è che agenti e rappresentanti di commercio, che contribuiscono alla diffusione dei prodotti nei punti vendita, non ricavano il giusto compenso. Dalla ricerca emerge infatti che ben il 63,3% degli agenti afferma di avere avuto un ruolo nelle vendite online della propria azienda mandante, ma senza riconoscimento economico. «Non siamo contro l'e-commerce ma contro la disattenzione verso le implicazioni del fenomeno. Gli agenti svolgono un ruolo fondamentale per il commercio e vengono impoveriti da piattaforme internazionali. Ne derivano un danno e un’ingiustizia e a cui va posto rimedio - aggiunge Petranzan -. Nel processo di rinnovo degli accordi economici collettivi, Fnaarc si batte affinché gli agenti di commercio percepiscano le provvigioni per le vendite effettuate on-line nelle aree di loro competenza, in un'ottica integrata con le proprie aziende mandanti».

Il ruolo dei professionisti

.A favore del ruolo degli agenti altri due elementi segnalati dall’indagine Format Research:il 58,7% degli intervistati - agenti e imprese mandanti - ritiene che ridurre la quota di agenti porterebbe a una diminuzione dei ricavi per l'impresa. Infine, solo l'11% delle imprese ritiene che in futuro le reti di vendita possano essere sostituite completamente dall'e-commerce

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