Interventi

Agenzia unica per lavoratori e imprese

Londra vuole accorpare gli organi di tutela. converrebbe anche all’Italia

di Catrina Smith e Attilio Pavone

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(Sikov - stock.adobe.com)

Londra vuole accorpare gli organi di tutela. converrebbe anche all’Italia


3' di lettura

In linea con quanto prescritto dal Good work plan – un ambizioso documento programmatico che tocca questioni cruciali come la garanzia di un lavoro equo e dignitoso, la trasparenza e chiarezza dei diritti dei dipendenti e la loro applicazione – il governo britannico ha inserito nell’Employment bill 2019/20 una proposta per la creazione di un organismo unico per la tutela dei diritti dei lavoratori, il Single enforcement body.

Attualmente nel Regno Unito è possibile rivolgersi ai tribunali del lavoro. Alla tutela giudiziaria ordinaria vi sono però delle eccezioni. Diverse autorità pubbliche si sovrappongono ai tribunali nella protezione alcune categorie di lavoratori particolarmente vulnerabili. Ne sono un esempio l’Hm revenue and customs, che si occupa di garantire il rispetto del salario minimo, la Gangmasters and labor abuse authority, che vigila sull’applicazione delle leggi sulla schiavitù e lo sfruttamento dei lavoratori e l’Health and safety executive, autorità garante in materia di salute e sicurezza sul lavoro. A questi si aggiunge anche l’Equality and human rights commission, che ha compiti di sorveglianza, consulenza, e attuazione alla legislazione contro le discriminazioni.

Tuttavia, un sistema così frammentato rende spesso difficile per i lavoratori comprendere dinanzi a quale organo far valere le proprie pretese, o semplicemente ottenere informazioni sui propri diritti.

Per tale ragione, il governo britannico sta valutando l’opportunità di creare un organismo unico del mercato del lavoro: un’autorità esclusiva, forte e riconoscibile che possa, da un lato aiutare i cittadini nella tutela dei propri diritti, ma che abbia anche, dall’altro lato, la finalità dichiarata di supporto alle imprese che rispettano le regole.

In base alla proposta in discussione, l’autorità in questione dovrebbe assumere il ruolo svolto da alcuni degli enti specializzati sopra citati. Si discute inoltre della possibilità che tale organismo si occupi anche di altre questioni, come l’esecuzione delle sentenze, il pagamento delle indennità di malattia e la gestione delle ferie per categorie di lavoratori particolarmente vulnerabili. Al contrario, all’organismo non verrà richiesto di sostituire l’Health and safety executive, visto il ruolo ormai consolidato di quest’ultimo nell’ambito della salute e sicurezza.

Nelle intenzioni del governo non è comunque previsto che il Single enforcement body debba assumersi in via esclusiva il compito di tutelare e assicurare l’applicazione di tutti i diritti del lavoro. Nella gran maggioranza dei casi è prevedibile che si continui a ricorrere alla tutela giudiziale. Resta da vedere, in ogni caso, se l’organismo immaginato dal governo britannico sarà chiamato a cooperare con i tribunali del lavoro per intraprendere ulteriori azioni qualora la singola sentenza abbia implicazioni potenzialmente applicabili ad altri dipendenti dello stesso datore di lavoro.

E in Italia? Anche nel nostro Paese il ruolo predominante nella tutela dei diritti dei lavoratori è svolto dai tribunali. Tuttavia la crescente consapevolezza sociale su nuove categorie di diritti estenderà inevitabilmente il raggio d’azione di organismi non giudiziari.

Si pensi al ruolo svolto dal Garante della privacy, che può essere adito senza particolari formalità da chiunque ritenga leso il proprio diritto alla protezione dei dati personali. Si pensi, ancora, alla Consigliera di parità, figura di tutela dell’eguaglianza fra uomini e donne sul luogo di lavoro, che può, anche autonomamente, richiedere ai datori di lavoro un piano di rimozione delle discriminazioni. Non va poi dimenticato l’Ispettorato nazionale del lavoro, a cui è affidata l’attività ispettiva in materia di lavoro, contribuzione e assicurazione obbligatoria, salute e sicurezza, e ciò sia su iniziativa autonoma dell’ente sia su impulso del lavoratore interessato.

Anche in Italia quindi la tutela dei diritti del lavoro opera su più piani, in un panorama frammentato che può disorientare. L’istituzione – anche usando risorse già esistenti – di un unico organismo di raccordo, che sappia guidare il lavoratore nello spettro delle tutele offerte dall’ordinamento, potrebbe essere un’opportunità per garantire una miglior protezione dei diritti del lavoro e una maggiore efficienza della pubblica amministrazione.

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