post-brexit

Agenzie europee, l’Italia chiede una short-list per l’assegnazione dell’Ema (farmaci)

di Beda Romano

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(EPA)


3' di lettura

BRUXELLES, dal nostro corrispondente - La vicenda delle due istituzioni europee, che da Londra devono essere trasferite sul territorio comunitario prima dell’uscita del Regno Unito dall’Unione, rischia di avvelenare il prossimo summit. I Ventisette non hanno trovato oggi una posizione comune sul metodo di scelta dei paesi che verranno chiamati a ospitare i due enti: l’Autorità bancaria europea (Eba) e l’agenzia europea per i medicinali (Ema). L’Italia chiede una pre-selezione prima di andare al voto.
Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker e il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk hanno proposto ai Ventisette un metodo di voto che prevede un sistema di selezione a tre turni con decisione a maggioranza. Nel contempo, i due dirigenti comunitari hanno messo a punto una serie di criteri di scelta (si veda Il Sole 24 Ore del 20 giugno). I ministri per gli Affari europei hanno deciso di inviare il dossier ai capi di Stato e di governo, tanto la questione è controversa.

Quasi tutti i paesi dell’Unione intendono presentare atto formale di candidatura entro il 31 luglio. Il governo italiano ha già candidato Milano quale sede dell’Ema. L’Italia, insieme alla Spagna e all’Olanda, ha criticato la procedura di voto. Il timore di questi paesi – che hanno candidature ritenute forti con Milano, Amsterdam e Barcellona – è che accordi sotto-banco tra i paesi membri possano in qualche modo pregiudicare il risultato della selezione.

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La riunione tra i ministri in Lussemburgo ha avuto toni accesi. Mentre i paesi dell’Est hanno messo l’accento sul criterio geografico, ricordando l’impegno del 2003 e poi del 2008 di distribuire equamente le agenzie su tutto il territorio comunitario, i paesi dell’Ovest hanno insistito per sottolineare la necessità di garantire il buon funzionamento degli enti. «Siamo impegnati a garantire l’unità dei Ventisette», ha assicurato il ministro degli Affari europei di Malta, Helena Dalli.

Sei i criteri messi a punto dai due presidenti: la rapidità con la quale la nuova sede può essere operativa; la sua accessibilità; la presenza di scuole per i figli dei dipendenti; l’accesso al mercato del lavoro e ai servizi medici e sociali per i figli e i partner; l’assicurazione che possa essere garantita la continuità dell’attività; e per ultimo il fattore geografico. «Il cuore della questione è chi soddisfa meglio i criteri di pieno e buon funzionamento delle agenzie», ha detto il sottosegretario agli Affari europei Sandro Gozi.

In Lussemburgo, l’Italia ha sottolineato tre aspetti. Prima di tutto, Roma vuole che l’analisi sulla base dei criteri sia la più rigorosa possibile e avvenga con la stessa partecipazione dei due enti coinvolti. In secondo luogo, il governo sostiene che in questo momento non vi è un legame tra l’analisi dei criteri e il voto di selezione. Agli occhi della diplomazia italiana, bisognerebbe quindi effettuare una pre-selezione (short-list) per fare un legame tra i due passaggi e facilitare la scelta.

Infine, il governo italiano è convinto che la decisione finale spetti al Consiglio europeo. Il sottosegretario Gozi ha precisato che l’Italia si è anche opposta al meccanismo di votazione segreta: «Abbiamo chiesto di rivederlo e che ci sia un meccanismo che assicuri un più ampio consenso. Quindi pensare ad una maggioranza più ampia (rispetto a quella semplice prevista dalla proposta dei presidenti Juncker e Tusk, ndr). Come una maggioranza assoluta o dei due terzi».

La questione verrà discussa giovedì, nella prima delle due giornate di vertice europeo. Alcuni negoziatori qui a Bruxelles si aspettano una serata lunga. I due enti danno lavoro a oltre 1000 persone in tutto. Hanno bilanci relativamente limitati, ma evidentemente rappresentano per i governi candidati un test di immagine. Al tempo stesso, come ha fatto notare la presidenza di turno maltese, a rischio è l’unità dei Ventisette proprio mentre iniziano difficili negoziati con Londra in vista di Brexit.

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