Il confronto sulle novità fiscali

DECRETO SICUREZZA

Agevolato chi torna in Italia anche se è rimasto nell’Aire

Agli impatriati un abbattimento fiscale che può arrivare fino al 90% per cinque anni

di Gianfranco Ferranti e Pasquale Formica


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3' di lettura

Il decreto Crescita individua forme di agevolazione selettiva nei riguardi di alcune categorie di contribuenti e di comportamenti imprenditoriali finalizzati alla patrimonializzazione delle imprese.
Per le persone fisiche l'agevolazione più rilevante è quella riguardante il regime degli “impatriati”, consistente nella detassazione di parte del reddito di lavoro dipendente, autonomo e d'impresa prodotto da soggetti che trasferiscono la residenza fiscale in Italia dal 2020. L'agevolazione è particolarmente rilevante sia sul piano dell'abbattimento dell'imponibile (si passa dal 50 al 70% e si può arrivare al 90%) che su quello temporale (spetta per ulteriori 5 anni, in presenza di determinate condizioni). Occorre non aver avuto la residenza nel nostro Paese nei 2 anni precedenti e che l'attività sia qui prestata in modo prevalente (almeno 183 giorni): sono state così risolte le problematiche su distacchi e trasferte.
L'agenzia delle Entrate aveva affermato (circolare 17/E/2017) che non potevano fruire dell'agevolazione i soggetti non cancellati dall'anagrafe della popolazione residente, in conseguenza della presunzione assoluta di residenza fiscale per i soggetti iscritti. È stato, invece, adesso stabilito che i cittadini non iscritti all'Aire, rientrati in Italia dal 2020, possono fruire dei benefici «purché abbiano avuto la residenza in un altro Stato ai sensi di una Convenzione contro le doppie imposizioni». In presenza delle stesse condizioni i cittadini rientrati prima del 2020 possono fruire dei benefici fiscali ante modifiche per i periodi d'imposta per i quali hanno ricevuto un atto impositivo impugnabile od oggetto di contenzioso pendente ovvero non sono decorsi i termini di decadenza per l'accertamento. Non possono, però, essere rimborsate le imposte già versate «spontaneamente».
Va salutato con favore il superamento della precedente interpretazione, che contrastava con il principio della prevalenza delle norme convenzionali, che dirimono i casi di doppia residenza, rispetto a quelle nazionali. La previsione normativa è circoscritta alla disciplina in esame ma si ritiene confermi il principio generale in base al quale non può essere trascurata la normativa convenzionale.
Per le imprese il legislatore ha puntato principalmente sulla cosidetta mini-Ires 2.0, che consiste nella applicazione di una aliquota agevolata in corrispondenza della quota di reddito imponibile pari al minore tra l'utile destinato a riserve diverse da quelle non disponibili e l'incremento del patrimonio netto rispetto al 2018. L'agevolazione, che ha il pregio della semplificazione rispetto alla mini-Ires 1.0, non è, però, esente da complicazioni. Non sembrano, in particolare, scongiurati comportamenti elusivi che potrebbero consistere, ad esempio, nel reinvestimento come nuovo capitale, dal 2020, di un utile che ha già scontato, in capo ad un altro soggetto, l'agevolazione. Il reddito agevolato può, infatti, essere collegato anche alla variazione del patrimonio netto rispetto al 2018, che non soggiace ad una dispositiva antielusiva specifica. In sostanza, potrebbe accadere che una società, che ha già fruito dell'agevolazione nel periodo d'imposta precedente, distribuisca gli utili per consentire ai soci di effettuare un apporto in altro soggetto. Si tratta, probabilmente, di una condotta censurabile in applicazione della disposizione generale antiabuso, in quanto vìola il generale divieto di duplicare le agevolazioni a fronte della stessa condotta. In questi casi, però, sarà necessario considerare l'operazione nel suo complesso e comprendere se siano presenti ragioni extra fiscali non marginali e se l'operazione sia o meno circolare.
I temi di complessità tecnica non mancano. Forse proprio perché il legislatore ha scelto, ancora una volta, di non adottare una generalizzata riduzione delle aliquote ma di accordare agevolazioni selettive. La conseguenza, però, è duplice: la complessità dell'ordinamento cresce e il tax rate effettivo varia, e non di poco, in ragione delle specificità del contribuente.

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