Credito

«Agire su patrimonializzazione e minibond»

Rosario Zoino, delegato del presidente per Finanza e Credito
di Unindustria Lazio: «Se le banche chiudono i rubinetti sarà una tragedia»

di Andrea Marini

Nodo credito nel Lazio. Rosario Zoino, 48 anni, delegato del presidente per Finanza e Credito di Unindustria

4' di lettura

«Lo Stato dovrà supportarci per affrontare l’attuale situazione particolarmente complessa. Se le banche chiuderanno i rubinetti alle imprese, sarà una tragedia. Il debito bancario è aumentato. Per ora il mercato è, per così dire, “drogato” dal sistema delle garanzie. Quando queste finiranno, assisteremo a una stretta vera e propria. Con gli istituti di credito che tenderanno a finanziare solo i settori più solidi». Rosario Zoino, 48 anni, delegato del presidente per Finanza e Credito di Unindustria, è consapevole delle difficoltà che attendono le imprese del Lazio. Ma sa anche che in questa fase storica è necessario dialogare con le istituzioni per trovare soluzioni ai problemi.

Zoino è un esperto di credito e finanza: è direttore amministrazione, finanza e controllo del Gruppo Prima Sole Components, multinazionale con sede a Frosinone che si occupa di componentistica per l’automotive. Nonché è Consigliere delegato al Finance per il Frosinone Calcio Srl.

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I fronti su cui agire sono sia a livello governativo che regionale. «Il 31 dicembre – spiega Zoino – è scaduta la moratoria sui prestiti concessi alle Pmi: di qui a breve, sapremo se il forte incremento dei debiti si tradurrà in un peggioramento degli indici di sostenibilità finanziaria». Confindustria, insieme ad Abi (l’associazione bancaria italiana) e altre associazioni, - aggiunge – «ha più volte evidenziato la necessità di reintrodurre le flessibilità concesse dall’Eba (l’Autorità bancaria europea) alle banche nel trattamento delle esposizioni oggetto di moratoria e di innalzare l’attuale soglia oltre la quale è prevista l’automatica classificazione in default (dall’attuale 1% dell’obbligazione ridotta fino al 5%)». Senza questo intervento, sottolinea, «la proroga generale rischierebbe di essere controproducente».

Nel Lazio questo scenario rischia di dare il colpo di grazia al turismo: «Alcune imprese di questo comparto – spiega il delegato del presidente per Finanza e Credito di Unindustria – dopo aver subito un azzeramento dei ricavi nel 2020 e avendo sostenuto al contempo almeno parte dei costi fissi, si ritrovano oggi con elevato livello di indebitamento. Le prospettive tuttora incerte circa i tempi e l’intensità della ripresa dei flussi turistici pongono questo segmento di imprese in una situazione di particolare fragilità».

Unindustria ha affrontato il problema del credito anche con la Regione Lazio, in particolare sul fronte della patrimonializzazione e dei minibond. «Abbiamo proposto alla Regione – chiarisce Zoino – che intervenga con un finanziamento con contributo in conto interessi a fronte dell’aumento di capitale sociale: immaginiamo un rapporto tra finanziamento ed aumento capitale sociale di 1 a 1 con eventuale supporto in garanzia del Fondo Centrale o dei consorzi fidi». Sempre nell’ambito dell’interlocuzione con la Regione, Unindustria ha anche formulato una proposta per intervenire sul capitale di rischio, in particolare per i nuovi investimenti e i processi di aggregazione, con «l’acquisizione da parte della Regione di quote di minoranza ed il coinvolgimento di fondi di investimento».

Un’altra operazione con la Regione, questa già in uno stato più avanzato, riguarda i minibond e i canali finanziari alternativi per le imprese. «Allo studio – racconta Zoino – c’è l’attivazione di un’operazione di basket bond per le piccole e medie imprese del Lazio con fatturato minimo di 5 milioni. Un fondo da minimo 15 milioni di euro che con un effetto moltiplicatore può arrivare a 60 milioni di emissioni. La Regione in sostanza interverrebbe con una garanzia sulle prime perdite (massimo il 25%) e un contributo a fondo perduto per coprire il 50% dei costi di emissione. Se non ci saranno intoppi – conclude Zoino – già nel 2022 potrebbero esserci le prime aziende in grado di partecipare al bando».

Un intervento tanto più urgente, alla luce dei problemi che sta portando il caro energia e l’aumento delle materie prime. «Il caro energia – spiega Zoino – ha colpito soprattutto i settori dove il consumo è maggiore, come, nel Lazio, la ceramica, le cartiere e la metallurgia. Su questo tema, Unindustria ha siglato un accordo con alcune banche associate (ad oggi Banca Popolare del Frusinate e Bcc di Roma) per finanziare a condizioni di miglior favore le imprese che abbiano registrato un aumento del costo dell’energia».

Tuttavia, per Zoino, la situazione a medio e lungo termine per il Lazio lascia spiragli di ottimismo. «Nel 2020 la Regione ha avuto un calo del Pil inferiore alla media nazionale (-8,4% contro -8,9%). L’anno scorso il rimbalzo è stato inferiore (+6,0% contro +6,3%) e quest’anno invece si tornerà a fare meglio (+4,1% contro il +4,0%, in base a stime Prometeia). Si tratta di risultati – spiega – che sono avvenuti nonostante la debacle del turismo, in particolare di quello internazionale. Un settore fondamentale per Roma e il Lazio. A compensare questo scenario c’è stata l’ottima performance del polo farmaceutico, il boom dell’informatica, dell’industria metallurgica e dell’aerospazio. Tanto che nel 2021 rispetto al 2020 gli occupati sono aumentati in Regione del 29%, il che vuol dire che abbiamo recuperato 140mila posti».

Secondo il delegato del presidente per Finanza e Credito di Unindustria, se gli attori del territorio sapranno intercettare queste opportunità, lo scenario sarà più positivo che negativo: «Ci sono i fondi del Pnrr, per cui all’interno di Unindustria abbiamo aperto un tavolo per monitorarne l’attuazione. Ci sarà il Giubileo del 2025, la candidatura per l’Expo 2030, la ricorrenza per i 2.000 anni dalla morte di Gesù nel 2033. Si tratta - afferma Zoino – di grandi eventi che avranno anche un enorme impatto economico: infrastrutture che fino a ieri sembravano irrealizzabili ora assumono una concretezza nuova».

Ma anche le imprese dovranno fare la propria parte, anche le medio-piccole: «Difficile dare un consiglio – conclude –, ma le aziende devono imparare a strutturarsi e a non farsi guidare solo dall’intuizione dell’imprenditore: serve più formazione e occorre aprirsi a nuove competenze, puntando sul management, sia interno che esterno».

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