emergenza

Agire subito, anche se non si sa quando passerà la tempesta

Le misure adottate al momento dal Governo sono corrette ma non colgono l'essenza del problema che è, finita l'emergenza, garantire ad ogni costo la sopravvivenza delle imprese e dei posti di lavoro

di Giorgio Rossi Cairo*

default onloading pic
(REUTERS)

Le misure adottate al momento dal Governo sono corrette ma non colgono l'essenza del problema che è, finita l'emergenza, garantire ad ogni costo la sopravvivenza delle imprese e dei posti di lavoro


3' di lettura

Nessuno sa quando la tempesta innescata dal Covid-19 passerà e quali saranno le perdite. Una cosa è certa, saranno drammaticamente ingenti in termini di vite umane e gravi per le imprese.

Sicuramente a marzo e ad aprile, forse anche per alcuni mesi successivi, il fatturato di molte aziende italiane sarà nullo o modesto e se ripresa ci sarà, sarà sicuramente molto lunga per alcuni settori per esempio il turismo. Ben poco riuscirà a recuperare l'e-commerce perché limitato ad alcuni beni e legato a un sistema logistico non dimensionato per soddisfare questi picchi. Si può stimare che si registrerà una contrazione media di fatturato del 20/30% su base annua e un conseguente enorme fabbisogno di liquidità per non fallire.

Misure corrette ma non sufficienti
Ogni crisi si traduce infatti in crisi di liquidità e giocoforza l'anello più debole della catena saranno le piccole e medie imprese, poco patrimonializzate e pertanto con accesso al credito scarso e comunque molto oneroso.

Le misure adottate al momento dal Governo (es. la cassa integrazione, la sospensione dei mutui, il posticipo delle scadenze fiscali, etc.) sono corrette, ma non colgono l'essenza del problema che è, finita l'emergenza, garantire ad ogni costo la sopravvivenza delle imprese e dei posti di lavoro.

E' pertanto urgente mettere a disposizione delle aziende la liquidità necessaria a fronteggiare questa crisi. Come ha sottolineato Mario Draghi, non ci si può limitare a politiche di espansione monetaria tradizionali come quelle messe in atto ad oggi dalla Bce perché i loro effetti stentano ad arrivare all'economia reale, come già successo nella precedente crisi del 2011. Questi interventi possono essere efficaci per la riduzione dello spread sui nostri titoli di stato e per finanziare il nostro debito pubblico, ma avrebbero un impatto modesto sull'economia delle piccole e medie imprese o sui servizi che, dati gli attuali vincoli della Vigilanza, continuerebbero a non avere accesso al credito.

Garantire liquidità e accesso al credito
Garantire l'accesso diffuso al credito è un'azione che solo il Governo può realizzare in poche settimane, per evitare fallimenti a catena con un effetto domino dal quale non sarebbero esenti nemmeno la grande impresa e il sistema bancario.
Oggi il Governo sembra più focalizzato sulla ricerca delle risorse, puntando alla solidarietà dell'Europa in una situazione oggettivamente drammatica, che sulla definizione chiara di come utilizzarle: due azioni che dovrebbero procedere con urgenza e in parallelo.
L'unico modo per realizzare tutto ciò, nei tempi previsti, è la messa a disposizione di una garanzia pubblica al sistema bancario a sostegno del credito anche alle piccole e medie imprese. Si tratta di centinaia di miliardi di euro. Sono soldi ben spesi, perché alla fine dell'emergenza arriveremo pesantemente indebitati, ma con un sistema produttivo ancora capace, benché stremato, di creare ricchezza e occupazione. Ben diverso sarebbe se ci ritrovassimo un debito solo a sostegno di milioni di disoccupati, con un'economia dalle difficilissime prospettive di recupero.

Come stimolare la crescita
Una volta scongiurato il fallimento del sistema, è importante prevedere anche iniziative che stimolino la crescita, per esempio il lancio di un piano straordinario di opere pubbliche: c'è solo l'imbarazzo della scelta. Centinaia di scuole sono pericolanti, molti ospedali sono fatiscenti, centinaia di ponti sono a rischio e per raggiungere Trieste da Torino in treno occorrono sei ore. E' umiliante sentire dalla presidente di Commissione Europea che ci verranno restituiti 11 miliardi di fondi strutturali assegnati all'Italia e non utilizzati, ed è inaccettabile sapere che ci sono molti cantieri con finanziamenti già stanziati e mai partiti per questioni burocratiche.

Dobbiamo tutti capitalizzare su questa drammatica esperienza e fare in modo che il ritrovato orgoglio di essere italiani, che adesso ci aiuta a combattere il virus, in futuro ci aiuti a sviluppare quella responsabilità sociale per cui diventeranno inaccettabili una gestione incompetente e fallimentare della cosa pubblica, la mancata tutela del territorio, la svalutazione del ruolo degli insegnanti, una sanità al di sotto degli organici minimi che oggi ci salva solo per il sacrificio di chi ci opera.

*fondatore e managing director di Value Partners

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...