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Agnelli, Berlusconi, De Benedetti: tre dinastie al test del riassetto europeo

La prima settimana di dicembre si preannuncia decisiva per il riassetto di tre holding quotate in Borsa e controllate da dinastie imprenditoriali: gli Agnelli, i Berlusconi e i De Benedetti.

di Alessandro Graziani


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2' di lettura

La prima settimana di dicembre si preannuncia decisiva per il riassetto di tre holding controllate da dinastie imprenditoriali: gli Agnelli, i Berlusconi e i De Benedetti.

La partita, attentamente monitorata in Borsa poiché coinvolge molte società quotate, si gioca su due settori in trasformazione come quello dell'auto e dei media tradizionali.

Più dell'andamento attuale delle singole società controllate coinvolte nei deal in “gestazione” in questi giorni, a livello di holding conta il ridisegno delle partecipazioni in chiave europea che le tre dinastie italiane intendono portare avanti per i prossimi anni. Con strategie che appaiono distanti anni luce dal dibattito politico che a Roma, nelle stesse ore, tiene impegnato il “Palazzo” sull'opportunità delle nazionalizzazioni e della creazione di una nuova Iri.

Per la Cir dei De Benedetti, che in Borsa capitalizza circa 830 milioni, il riassetto era nell’aria da anni e nel 2019 giunge a compimento. Prima la fusione tra Cofide e Cir voluta da Rodolfo De Benedetti, per ammodernare una catena societaria antiquata, e poi la probabile cessione della poco profittevole Gedi (che edita tra l'altro Repubblica e Stampa) per investire le risorse del gruppo Cir nella crescita dimensionale all'estero di Kos (sanità), finora attiva soprattutto in Italia ma anche in India e Uk, e Sogefi (componentistica auto) che opera in 23 Paesi del mondo. Senza escludere l'ingresso in nuovi settori.

A rilevare Gedi, che in Borsa capitalizza circa 150 milioni, sarà la Exor di John Elkann che nel settore media già possiede una quota nell'Economist. Exor capitalizza oltre 16 miliardi e ha un portafoglio di partecipazioni in aziende internazionali e redditizie: da Partner Re a Ferrari, fino a Fca che proprio in questi giorni punta a firmare la lettera d'intenti per l'alleanza con Psa per creare un campione europeo (e americano) dell'automotive. Il valore finanziario dell'operazione Gedi è per Exor contenuto rispetto alle dimensioni della holding. Sarà piuttosto interessante vedere quale sarà il piano di rilancio di Gedi e in che modo in prospettiva esso rientrerà nella dimensione globale della holding Exor nell'era di Elkann.

La prospettiva europea è anche alla base delle scelte che la Fininvest presieduta da Marina Berlusconi ha in mente per Mediaset. Il duello con i francesi di Vivendi prima o poi finirà (forse è la settimana buona) e Mediaset potrà varare il progetto di holding europea con sede in Olanda che raggruppa le attività televisive italiane, spagnole e guarda alla tedesca ProsiebenSat.

Per tutti vale la regola che la competizione con i colossi internazionali si gioca solo creando campioni europei. Una sfida già raccolta da imprenditori italiani in altri settori, come hanno fatto Leonardo Del Vecchio con l'operazione Luxottica-Essilor e i Benetton con la fusione Atlantia-Abertis. La nascita di campioni europei del business non è stata finora favorita dalla commissione Ue, basti pensare al veto dell'Antitrust che ha impedito l'operazione Alstom-Siemens. Si vedrà a breve se la nuova Commissione Ue, che si insedia proprio in questi giorni, avrà la lungimiranza di promuovere la creazione di campioni europei nei vari settori dominati a livello globale dai colossi Usa e cinesi.

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