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«Agricoltori e vignaioli dell’Oltrepo nuovi alleati negli scavi archeologici»

Professore ordinario di Archeologia classica all’Università di Pavia

di Masimo Esposti

Valle Staffora. Negli ultimi anni sono state identificate tre fattorie romane

2' di lettura

C’è un punto, il più estremo a sud della provincia di Pavia, in cui Piemonte, Lombardia ed Emilia si toccano e vengono sfiorate dal soffio del mare della Liguria, nascosta dall’Appennino e distante in linea d’aria solo una manciata di chilometri. Siamo nell’Oltrepo pavese e questo territorio dalle tante anime sembra faticare a trovarne una solida, in grado di resistere agli scossoni delle crisi ricorrenti. Eppure le radici possono permettere di ricostruire non solo il dna di una terra, ma riservare inaspettate alleanze, come quelle tra agricoltura e importanti scoperte archeologiche. Proviamo allora ad alzare un drone virtuale
sul passato.

«Immaginate - racconta Stefano Maggi, professore ordinario di Archeologia classica del Dipartimento di studi umanistici dell’Università di Pavia - gli antichi romani in cerca di terre da conquistare o acquistare, che arrivano al nord e vengono colpiti non dalle colline o dalle montagne, che avevano anche loro, ma da quelle sterminate pianure con un fiume Po e una rete di affluenti che ne facevano già una situazione logisticamente perfetta, garantendo non solo la mobilità, ma anche l’irrigazione. E in poche generazioni di insediamenti dei coloni le zone diventano un sistema agricolo di eccellenza grazie alla centuriazione, cioè bonifiche, messe a regime, regolarizzazione delle proprietà, catasto e così via».

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Un’idea di organizzazione moderna, fatta per agevolare il lavoro…

Tanto che questo modello è sopravvissuto proprio perché realizzato non sul, ma per il territorio, ottenendo un tessuto produttivo di tante piccole e medie aziende come lo è ancora oggi.

Una ricostruzione non solo storica, ma realizzata grazie a scoperte archeologiche nella Valle Staffora tra Rivanazzano e Voghera.

Negli ultimi anni con le nostre ricerche abbiamo identificato tre fattorie romane, mentre altre due erano state localizzate da gruppi archeologici milanesi negli anni 50. Ma dove sono avvenute queste scoperte? Nei luoghi con attività di aziende agricole. Quindi qualcosa che è rimasto tale nel corso della storia. Pensate: a Rivanazzano abbiamo ritrovato una statuetta di Mercurio, protettore dei commerci, che sembra proprio attestare la floridezza economica di queste zone.

Ma il rapporto con gli agricoltori una volta che individuate una zona
da scavare?

Inizialmente è stato di diffidenza, con anche alcuni no, ma poi sono diventati loro stessi nostri alleati segnalandoci zone di potenziale interesse. E suscitando prima la curiosità e poi il coinvolgimento anche dei produttori di vino, che hanno abbracciato l’idea di unire la loro storia a quella archeologica, alla cultura. Una catena del valore con varie iniziative.

Quindi che cosa vogliono dirci gli antichi romani?

Che le radici se sono sane vanno difese, le organizzazioni che funzionano vanno potenziate, modernizzate e non cancellate, magari con violente trasformazioni capaci di snaturare qualcosa che rappresenta una ricchezza economica. Però vanno aiutate con una buona rete stradale, servizi, strutture. Noi come archeologi cerchiamo di recuperare il senso di un luogo che sia collegato alla storia di chi l’ha abitata, perché non sia semplicemente bello e funzionale, ma anche etico, portatore di un senso positivo nei costumi e nelle relazioni tra le persone.

E in tutto questo i giovani?

Venga a vedere i ragazzi che partecipano ai nostri progetti di alternanza scuola-lavoro. Il loro entusiasmo è il più bel successo in cui potevamo sperare.

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