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Agricoltori pugliesi in allarme: sotto i 50 euro al quintale il grano è in perdita

L’allarme della Cia: con il calo delle quotazioni contadini rischiano di non recuperare i costi di produzione, che quest’anno superano i 1.200 euro all’ettaro

(Alessio Orr - Fotolia)

2' di lettura

Con le quotazioni del grano alle stelle, i contadini italiani quest’anno si sono precipitati a seminare. Ma ora che il rally dei cereali ha rallentato la sua corsa e i prezzi hanno cominciato a stabilizzarsi, se non a scendere, qualcuno comincia a preoccuparsi: «Se il prezzo del grano duro scenderà sotto i 50 euro al quintale i produttori dovranno vendere in perdita, senza ricavare nemmeno i costi di produzione», sostiene Gennaro Sicolo, presidente di Cia Puglia e vicepresidente di Cia Agricoltori Italiani. L’associazione ha chiesto a Donato Pentassuglia, assessore all’Agricoltura della Regione Puglia, la convocazione urgente di un tavolo cerealicolo che metta insieme tutta la filiera, dai produttori fino ai mugnai e ai pastai.

Nella seduta di mercoledì 31 agosto, alla Borsa merci di Foggia le quotazioni del grano duro hanno registrato un decremento di 20 euro alla tonnellata per il biologico e di 25 euro per tutte le altre varietà. «In media quest’anno i produttori hanno speso dai 1.200 euro in su per ogni ettaro coltivato a grano duro - ricorda Angelo Miano, presidente di Cia Capitanata - con le rese che si sono attestate tra 20 e 25 quintali di grano per ettaro, la filiera cerealicola mostra segnali di grave sofferenza. Qualora i prezzi corrisposti ai produttori dovessero ancora scendere, molti si troveranno costretti a decidere di non riseminare per la prossima stagione».

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Lo scenario internazionale alimenta i timori degli agricoltori italiani: nonostante l’International grains council abbia rivisto al ribasso le previsioni sulla produzione mondiale di grano duro della campagna in corso per il peggioramento dei raccolti in Algeria e Ue, i raccolti mondiali saranno comunque superiori del 7% su base annua, grazie al maxi rimbalzo della produzione in Canada. E l’aumentata disponibilità di materia prima, naturalmente, contribuisce al raffreddamento dei prezzi.

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