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Agricoltura, 2019 negativo: in calo produzione, valore aggiunto e addetti

In settori chiave come il vino pesa il confronto con un'annata molto positiva come il 2018. Bene l'olio, in difficoltà cereali e frutta.

di G.d.O.

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(Agf)

In settori chiave come il vino pesa il confronto con un'annata molto positiva come il 2018. Bene l'olio, in difficoltà cereali e frutta.


2' di lettura

Il 2019 non è stato un anno positivo per l’agricoltura italiana. O almeno è quanto emerge dalle prime stime diffuse dall’Istat sui conti economici dell’agricoltura nell'anno 2019.

La produzione agricola è calata in volume dell’1,3%, un calo che è stato determinato in particolare da eventi climatici sfavorevoli. Come conseguenza del calo produttivo il valore aggiunto ai prezzi di base è sceso del 2,7% in volume e le unità di lavoro sono diminuite dello 0,1%.

I dati in particolare quelli sulla produzione e sul valore aggiunto sono negativi anche perché il confronto è con l’annata 2018 che fu particolarmente positiva e fece segnare diversi trend di recupero rispetto all’anno precedente.

Tra i singoli comparti infatti un calo vistoso si è registrato per il settore vino (-12%) , comparto che paga il confronto con un anno molto positivo sotto il profilo produttivo come il 2018.

In grande recupero (anche perché in questo caso il confronto è con un'annata particolarmente scarsa) si è registrasto nel 2019 per l'olio di oliva (+32%).

Diminuzioni rilevanti sono state messe a segno anche dalla frutta (-3%) e dai cereali (-2,6%). Mentre dinamiche positive sono state rilevate per le coltivazioni foraggere (+3,5%), per le patate (+2%) e gli ortaggi (+2%) mentre è proseguito il trend positivo delle attività secondarie (+1,3%) e delle attività dei servizi (+0,4%).

Più contenuta, rispetto al 2018, la crescita sia dei prezzi alla produzione (+0,7% contro il +1,4% registrato l'anno precedente) sia di quelli relativi ai costi (input) sostenuti dagli agricoltori (+0,9%).

Le Unità di Lavoro (Ula) hanno subito un modesto calo (-0,1%), sintesi di un incremento dei lavoratori dipendenti (+0,4%) e di un calo di quelli indipendenti (-0,4%).

I contributi alla produzione ricevuti dal settore sono aumentati del 3,8%, valore che segue il forte incremento del 16,8% registrato nel 2018.
Il reddito dei fattori è diminuito del 2,2% in valore e, conseguentemente, l'indicatore di reddito agricolo ha subito un decremento del 2,6%.

Il confronto con l’Europa
Nonostante il calo il valore aggiunto dell'agricoltura italiana si colloca ancora ai vertici Ue. Secondo i dati resi noti dall’Istat nel 2019 il comparto agricolo europeo (Ue a 28) ha fatto registrare un incremento del volume della produzione dello 0,8%. Limitando l'analisi ai principali Paesi europei, la crescita più sostenuta si è avuta nel Regno Unito (+3,9%) e in Germania (+2,6%). Il volume della produzione ha subito, invece, una contrazione in Francia (-1,8%) e in Italia (-1,3%) mentre è rimasto sostanzialmente stabile in Spagna (+0,1%).

La crescita dei prezzi alla produzione (misurati in termini di prezzo base) è risultata pari all'1,4% per il complesso dell'Unione europea. Gli incrementi più accentuati si sono avuti in Polonia (+7,2%) e in Germania (+5,4%). La crescita è stata moderata in Italia (+0,7%) e Regno Unito (+0,5%). Rilevante, invece, la contrazione dei prezzi registrata in Spagna (-3,0%).

La graduatoria del valore della produzione a prezzi correnti vede, per il 2019, la Francia al primo posto (75,4 miliardi di euro), seguita da Germania (57,0 miliardi di euro) e Italia (56,6 miliardi di euro). In termini di valore aggiunto l'Italia si conferma al primo posto con 31,9 miliardi di euro davanti a Francia (31,0 miliardi di euro) e Spagna (26,5 miliardi di euro).

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