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Agricoltura 4.0 e digitale: la spinta arriva dalle imprese under 35

In 5 anni il numero delle «baby-imprese» è cresciuto del 15,2%. Atteso un forte contributo in termini di trasformazione tecnologica

di Giorgio dell'Orefice

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Dopo la meccanizzazione, nei campi arrivano digitale e hi-tech

In 5 anni il numero delle «baby-imprese» è cresciuto del 15,2%. Atteso un forte contributo in termini di trasformazione tecnologica


3' di lettura

Giovani e agricoltura, è davvero scattata la scintilla? Negli ultimi anni si è parlato spesso di un “ritorno dei giovani alla terra”, argomento di sicuro appeal come ogni qualvolta si innesca una controtendenza. E dopo decenni di fuga dalle campagne alla ricerca di occupazione nelle città da parte di migranti (all’epoca solo italiani) spesso apostrofati in maniera offensiva con espliciti riferimenti alle loro origini agricole, adesso invece il ritorno alla terra gode di una considerazione nuova.

Che sia in atto un fenomeno in controtendenza è innanzitutto chiarito dai numeri che inoltre tratteggiano un processo che è qualcosa di più di una moda.

Negli ultimi cinque anni (dal 2015 al 2019) mentre il numero complessivo delle imprese agricole in Italia è calato del 2,4%, passando da 758mila a 740mila, un trend inverso si è registrato per le imprese condotte da under 35, che è passato invece nello stesso periodo da 49.500 a oltre 57mila con una crescita del 15,2%.

Senza dimenticare che parlare di imprese giovani e di imprenditoria ha un peso specifico molto diverso perché se la fuga dai campi di decenni orsono era fuga di manodopera verso altri settori, il ritorno dei giovani alla terra di oggi si tinge di imprenditorialità e di impresa.

Le 57mila aziende italiane condotte da imprenditori con meno di 35 anni rappresentano anche un record in Europa e ha portato la quota delle imprese giovani in Italia al 7,7% del totale.

Un trend che inizia da lontano

Sono molti i fattori alla base di questo fenomeno. Da un lato una minore disponibilità di alternative appetibili rispetto ai loro antenati. Se 50 o 60 anni fa un lavoro in banca in una grande città era sempre da preferire, anche da un punto di vista di considerazione sociale, al lavoro nei campi, adesso non è più così.

Va detto che questo fenomeno è stato anche ben accompagnato. Basti pensare al premio al primo insediamento, introdotto in agricoltura alla fine degli anni 90 e che ancora sopravvive in molti piani di sviluppo rurale predisposti dalle regioni. Un aiuto che – lo ricordiamo – può arrivare fino a 70mila euro erogati sotto forma di premio unico o di contributo in conto interessi per i prestiti contratti a copertura delle spese derivanti dall’insediamento. Non male per un giovane imprenditore che magari può già contare sulla proprietà di terreni di famiglia.

Se il premio al primo insediamento è stata una leva finanziaria che ha accompagnato il ritorno di fiamma dei giovani per l’impresa agricola tuttavia questo fenomeno ha potuto contare anche su un altro importante pilastro, stavolta sul piano dei contenuti e che è racchiuso nel termine“multifunzionalità”.

Formazione e multifunzionalità

La multifunzionalità dell’impresa agricola riguarda quel novero di attività, dalla produzione di energia, all’economia circolare, dai compiti di presidio del territorio e di tutela del paesaggio fino all’accoglienza in azienda sotto forma di agriturismo ma anche di agriasili e fattorie didattiche. Una parola magica che ha di fatto comprendere a tanti come l’attività agricola non sia più soltanto legata al lavoro nei campi ma si sia nel tempo riempita di nuovi contenuti.

Il ritorno dei giovani all’agricoltura di questi anni è stato confermato poi anche da un altro aspetto: il trend di nuove iscrizioni alle facoltà di agraria e ai circa 25 corsi di studio che sull’intero territorio nazionale si rifanno all’area agroalimentare. Un trend che a partire dagli anni 2007-08 si è collocato al di sopra delle 5mila ogni 12 mesi con un picco di quasi 10mila nell’anno accademico 2013-14.

Innovazione digitale under 35

L’ingresso di giovani generazioni nel settore agricolo non è solo una curiosità statistica ma anche una grande opportunità. Soprattutto perché dalle nuove generazioni ci si attende un importante contributo per far recuperare terreno all’agricoltura sul piano della digitalizzazione e in genere del ricorso alle nuove tecnologie. Un aspetto reso ancora più urgente dalla recente emergenza Covid-19. «La pandemia – spiegano a Confagricoltura – ha reso imprescindibile l’uso di internet e dei servizi informatici: dai rapporti con la Pa allo smart working, dall’attività didattica all’e-commerce. Ma l’Italia si colloca al 20mo posto in Europa per l’accesso a internet e al 18mo per la banda larga».

«Ma soprattutto giovani e agricoltura 4.0 sono un binomio inscindibile – commenta il presidente di Anga (l’associazione dei giovani imprenditori di Confagricoltura) Francesco Mastrandrea -. Oggi l’agricoltura si avvale della tecnologia e del digitale per essere più competitiva, ma anche più sostenibile dal punto di vista ambientale ed economico. L’agricoltura delle nostre imprese viene realizzata con un approccio manageriale orientato al business. L’innovazione in agricoltura non riguarda solo strumenti, macchinari e software, ma è molto più complessa, coinvolge l’intero processo produttivo e organizzativo di un’azienda, dal campo alla tavola, perciò si ha bisogno di nuovi servizi e di nuove professionalità e competenze».

Riproduzione riservata ©
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    Giorgio dell’OreficeVicecaposervizio

    Luogo: Roma

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: agricoltura, agroalimentare, made in Italy, vitinicoltura, olio

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